
questa la farò come un nudo, o nuda, credo. L’ho in mente da tanto.
Non sono uno che legge troppo di fotografia. A grave rischio di reinventare l’acqua calda, di non riuscire a fare l’ovvio, ma cerco di evitare di farmi influenzare troppo. Faccio il ragazzino con questa arte: quello che i miei errori li voglio fare io. Mi interrogo da solo, senza chiedere, o parlandone, ma mai con chi ha già le risposte dei vecchi esperti.
Quello che io faccio con i ritratti, con le persone, mi sembra la norma di chi è fotografo. Ok, fotografo di persone. E scopro – grazie alla mia migliore amica, che ora sta facendo un corso di fotografia – che niente meno che Helmut Newton diceva “Prima di fare un ritratto cerco sempre di conoscere a fondo la persona che dovrò fotografare. La incontro e le parlo a lungo per cercare di capire che tipo sia e che cosa pensa di sé e devo ammettere che la gente mi racconta molto di sé. Sono un po’ un medico in questo senso. Per questo non credo nell’improvvisazione e nelle forzature. Quando dico a qualcuno che mi piacerebbe fotografarlo gli dico anche come: vestito, nudo, in questo modo o in un altro. Se poi questa persona mi dice no, non insisto mai. Non sono così idiota da andare dalla signora tal dei tali e proporle qualcosa per cui potrebbe offendersi. Mi sbatterebbe fuori di casa e se proprio mi lasciasse entrare creerei un’atmosfera negativa. Il mio ruolo come ritrattista è quello di sedurre.”
Quando me l’ha citato ho solo detto “non so chi sia costui, ma concordo pienamente”.
E vedi, costui era Helmut! Bravo, bravo Helmut! 🙂
Comunque io aggiungo qualcosa di mio: questa cosa la capisci coi bambini. Se gli stai sul cazzo lo capisci subito, e non sarai in grado di fotografarli.