quella troia, dice

Circa un anno fa, quando decisi di farmi uccidere, in una giornata decisa, come a cercare un negozio con le scarpe giuste, ma di corsa, con urgenza, una delle persone che avrebbe potuto procurarmi un contatto mi fece sorridere, nel suo maschilismo schifoso, ma perché faceva parte del personaggio.

cercavo questo

Arrivai al suo negozione. Aspettai, poi gli chiesi di poter parlare in privato. Gli chiesi di non fare parola con nessuno di quanto stavo per dirgli. Poi gli chiesi se fosse in grado di trovare qualcuno che poteva far fuori qualcun altro. Si. Senza esitazione era un si. Forse in lontananza il me non disperato era stupito, ma si stava facendo i fatti suoi e non battei ciglio. Mi chiese subito chi era e cosa aveva fatto: stupri? Hanno fatto del male a qualcuno? – No no, tranquillo, non sono quel tipo di persona e non voglio che venga fatto male a nessuno. Esito un attimo. Ma ok, sono li: è per me. E lui fa “non sarà mica stata quella troia? è colpa sua?” – e io giuro ho trovato talmente stupida questa reazione, ingiusta, sbagliata… che ho riso. Era parte del personaggio. Panza, alcol, motori, un po’ cowboy, molto popolare, molto alla mano con un sacco di gente. In fondo tutto sommato anche buono. Ostenta fascismo, ma ripeto, in fondo in fondo un pezzo di pane.

Il resto lo sapete, non se ne parla, bla bla, no non te lo dico, no per te no, non esiste, e comunque non te lo farebbe. Vabbé, saluti, ciao. Forse boh, forse gli ho anche spiegato che non si trattava di una prima volta… era (è, aggiungo: non è cambiato nulla, anzi, la cosa si è aggravata) la disperazione, la mancanza di speranza, il futuro nero, la vecchiaia, il passato che non prometteva per il futuro.

Ma che assurdo dare la colpa del fatto che io voglia morire … a qualcuno se non a me. E’ anche terrificante, ok.