su emotività e populismo barocco: lo faccio (2 di 2)

Parte 2 – Segue da parte 1

Mentre mi accingevo a scrivere che quello che faccio è inutile, per fortuna mi sovviene che ogni cosa inutile per cui viviamo è spesso sorretta dalla sopravvivenza, utile per necessità. La nostra solita utilità dell’inutile.

Michele Smargiassi, nel suo blog “fotocrazia”, presso Repubblica online, nel suo articolo sul barocco-populismo mi fa riflettere sul parallelo, che non mi sento di confutare, anzi, su quella definizione di Barocco e sul populismo. Credo si basi sulla definizione di “barocco” che diede nel precedente articolo, che a sua volta si basa su riflessioni tratte dal libro di Mario Tozzi “Tecnobarocco” (che non ho letto ma una malattia recentemente rinata mi spingerebbe a procurarmelo di corsa, accidenti a te, come direbbe qualcuno).

Parte 2: Foto
Nella parte tecnologica, dunque, in parte mi sento come viene definito da Michele Smargiassi (avete letto la parte 1?), ovverosia “eccedenza” di quella che molti potrebbero chiamare complicazione. Io la chiamo complessità: la possibilità di fare tutto è complessità. La complicazione è che il modo per farlo è scemo, secondo me. La burocrazia italiana è complicata. La burocrazia in generale è complessa: se gestita intelligentemente non è complicata.

Nella fotografia come la definì nell’ultimo articolo citato Michele Smargiassi, invece, temo di ritrovarmici: bella ed inutile. Non parlo del lavoro di stock: quella l’ha già criticata in un modo che io considero di sovra… non mi ricordo il termine: quando fai dietrologia e attribuisci interpretazioni ed intenzionalità che l’autore di chi ha creato qualcosa non aveva affatto. Persino nella forma di “ok, non voleva, ma la sua cultura o il linguaggio usato con nonchalance portano a…”. Non ti salvi mai. La fotografia (micro)stock è didascalica per la maggior parte, serve ad accompagnare più o meno gradevolmente in forma visiva altri contenuti. Oppure serve a rappresentarli simbolicamente, ma neanche tanto simbolicamente. Deve essere quanto più diretta possibile. Certo, la mela può essere dolcezza, salute, verde, dentista, mordere, il peccato, eva, Trentino. Ma di solito la mela è una mela, nel mio mestiere. E basta. Tendenziamente io, mi dicono, sono cervellotico, qunidi tendo invece a fare del contettuale, a rappresentare altro oltre all’immediato. Ma per me è talmente poco che mi pare ancora didascalico. Per altri invece bisognerebbe essere più diretti ancora. E io mi sforzo. E’ lavoro. Queste foto sono utili.

Quello che io faccio con la fotografia nudo, al di là della stiracchiata interpretazione di essere un artista che mi sono voluto dare quel giorno, e soprattutto prima di autoaffibbiarmela era sinceramente quella: non c’è nessun significato, non c’è nessun messaggio, non è utile, raffiguro ciò che trovo massimamente bello nel modo che più mi sembra bello: ritratti di ragazze e donne, totalmente nude o coperte solo per evidenziare la bellezza della nudità, delle forme del corpo e dei lineamenti del viso, degli occhi, della sensualità e anche dell’erotismo. E di più: secondo alcune interpretazioni la differenza tra pornografia ed erotismo è il non-mostrato, il non-visto. Non condivido. La mia è del tutto estetica. E’ una impressione. Se vedo bruttezza allora la parola “volgare” o “pornografico” mi risuonano. Altrimenti no: scioccante? Sfacciato? Esposto? Sfoggiato? Esibito? Anche “esibito” mi sembra molto da fiera. E’ più una statua: si esibisce una statua? Si sfoggia un quadro?

Ad ogni modo ecco, secondo queste definizioni, con le quali ora cerco di confrontarmi, io faccio barocchismo, pornografia.

Con le mie modelle di barocchismo non intendo parlare, a meno che non sia davvero di loro interesse. Ma di pornografia parlo sempre. Mostro le foto di miei precedenti servizi e chiedo se secondo loro , le persone che verranno ritratte, questa è pornografia. Per loro non lo è. Anche quando possono essere in imbarazzo pensando a “se fossi io sarebbe difficile da difendere… ma lo vorrei essere” – cosa più che comprensibile: è la loro vita! – non pensano mai sia brutto, osceno, volgare. E parliamo quasi sempre della massima esposizione.

Ci penso, ci ragiono. La cosa assurda è che dovrebbe essere la cosa più semplice e naturale del mondo: donne nude. Meravgliosi corpi di bellissime donne. Fine. E invece le brutte definizioni che sono legate al giudizio di queste immagini costringono (se non te ne sbatti) al confronto.

Finché il neurone non si appiccica alle pareti, lo faremo sbatacchiare.

crisi di mezza età, dunque? – 20ma puntata

Chi incasella, ed è in grado di farlo, tutto, credo mi direbbe “hey, ma sei nel pieno della crisi di mezza etàvecchio mio!”.

Ma forse ci sono da quando ho 25 anni?

Sulle questioni esistenziali non ho mai mollato, da quando le ho avute nell’adolescenza ad oggi: del resto quando studiamo filosofia non mi pare che diamo dei malati di mente a Socrate o Wittgenstein … certo, sicuramente avevano una mente inquieta, di chi continua ad usarla. Non sono nessuno dei due, ma solo perché non sono brillante come loro, non perché non frequenti lo stesso ambiente con la mente. Non valuterei l’interesse di una persona per un argomento con il successo pubblico, riguardo al rapporto che questo argomento ha con il tuo stato di salute mentale.

Mi dico ogni giorno, da tanti anni, che devo fare qualcosa per il fisico: ma lo dicono anche i medici. Se di punto in bianco iniziassi a fare quello che dico, sarebbe sbagliato? Non faccio un checkup o un’analisi del sangue da non so quanti anni: se metto assieme la dieta per fatti estetici con quella per non avere problemi di cuore? Tutte scuse? Devo fare quella fastidiosa senza cercare di darmi un incentivo divertente, questo solo per non sentirmi in crisi di mezza etàContinue reading →

per noi sono esigenze, per gli altri sono fisime

disappunto

disappunto

Se tutti rompessimo un po’ meno il cazzo sarebbe, in molti casi, un po’ meglio. Perché oggi noi siamo aggressivi e domani noi siamo aggrediti. Oggi il mio modo di fare le cose è una merda, intollerabile, ma comecazzosifaafareinquelmodo, eccetera. Domani sarai tu a dover fare una cosa, a dover IMPARARE a farla, magari. E allora succederà a te.

Se fossimo un po’ più decisi nell’insegnare come si fanno le cose ma un po’ meno duri durante il processo di apprendimento e soprattutto in generale fossimo un po’ meno stronzi nel continuare ad emettere giudizi su tutto, credo ne potremmo guadagnare. Sapere che cosa sia il meglio ma contemporaneamente non esigerlo da ogni cosa ci renderebbe più sciolti.

Certo, ovviamente così si fa media al ribasso, si tende al peggioramento generale. Certo dare il diploma ad un ignorante non è quello che intendo. E certo non è quello di conferire titoli, attestati o riconoscimenti ufficiali. Sto parlando dei rapporti basilari interpersonali e di cose normali. E del modo con cui ci rapportiamo al processo di apprendimento ed anche di applicazione quotidiana diverso da quello nostro.

Ma non so: non sarebbe meglio SAPERE come si fa al meglio e contemporaneamente dire “ok, ma non richiedo questo a tutti” ? Sarò più specifico, perché è chiaro che generalizzare il processo non va bene: genera diffusione di ignoranza, lassismo, e peggiora le stesse cose che intendo migliorare.  Continue reading →