contesto obbligatorio?

Negli ultimi 10 anni la libertà di espressione – quando non apertamente osteggiata con motivazioni di tipo “politically correct” più intransigenti – viene spesso incasellata nella “contestualizzazione”. Cioè “puoi dire qualsiasi cosa, ma dipende dal contesto”. Per me, purtroppo, il contesto è “tra persone non idiote”. Non un luogo, un tipo di luogo, un luogo frequentato da una categoria di persone, od una o più categorie o sottocategorie di persone tranne quella di saper comprendere il limite tra la parola e l’azione, anche laddove la parola sia una incitazione all’azione criminale, cosa perfettamente già definita come illegale. Sarà dunque l’azione criminale e la negoziazione sociale fino alla definizione legale a comandare, non le parole.

Non vorrei, quindi, che gli unici a poter esprimere concetti che tocchino argomenti sensibili (“edgy”) o in modi che lo facciano, finiscano per restare i comici di professione, su un palco, con un cartello acceso “ora sto facendo lo spettacolo” oppure qualcuno autodefinentesi artista con un qualche tipo di esposizione che gli faccia da contenitore per potersi liberamente esprimere.

La libertà di espressione e di parola oggi in Italia e in USA deve avere un contenitore specifico persino per chi pensa che si possa dire tutto di tutto. Limitatamente, posso capirlo. Ma deve essere una piccola, piccolissima parte, secondo me.

Io so quando qualcuno sta usando l’umorismo per ridere e quando per dire – attraverso un meccanismo comico – qualcosa il cui intento è specificamente l’offesa, cioè il messaggio è l’offesa, arrecare danno, fare del male, ingiuriare, dire qualcosa di volutamente sminuente, non dire qualcosa che serve a fare altro, ma con un modo che tocchi una differente sensibilità. È molto, molto diverso.

Credo sia una battaglia in corso che è bene combattere. Più libertà, non di meno.

Eppure io so, con certezza, cosa significa nascondersi dietro ad una forma per dire che non era tua intenzione una sostanza, mentre invece lo è eccome. È sul filo del rasoio, così come può esserlo il rapporto attorno alle relazioni tra i sessi o meglio, che va verso il sesso. Lo stile con cui si esplica una relazione non è codificato. Non possiamo firmare un consenso per svolgere una conversazione, ma possiamo interrompere ciò che sta accadendo. Appena si interrompe il nostro rapporto, che è ciò che genera dolore, il tutto finisce. Quindi non smette di essere possibile ciò che noi facciamo, ma smette di essere possibile il fatto che NOI continuiamo – TRA NOI – a farlo. Questo è il compromesso tra il fattibile e il non fattibile in caso di zone “edgy”, secondo me.

Così come “secondo me” dovrebbe diventare (grazie Ricky Gervais, lo dico da sempre) il mantra di ogni “è offensivo” o “fa male” di chiunque. Se a NESSUNO va che si dica una parola, questa parola sparirà. Ma se tutti sanno che è classificabile come “volgare”, ma la dicono tutti, tanto volgare non è più: la dice il volgo ma la dice molto, la dice il nobile, la dicono uomo e donna, bambini e vecchi? Allora è solo diventato un grado di intensità di una espressione, che al massimo potremmo dire che è “informale”.

Puoi fermarti, chiedere “cosa intendevi” e vedere se sotto una parola, un tono, una espressione del volto, un gesto, un volume, un verso ci sia qualcosa la cui espressione è intenzionalmente insultante, sminuente, esercizio del poter disporre dell’altro ben oltre il possibile per essere frainteso con una sola espressione vivace di sé. Puoi. Invece di impedire tout-court che si dicano delle cose. Anche che si pensino. Ma del resto, per contrastare un pensiero errato, dobbiamo poterne sentire l’espressione, leggerla, vedere chi la esprime, parlarci, lasciare che dia il peggio di sé.

Maschilismo/patriarcato VERO. #1289371

Come, per fortuna, Alessandro Masala “Shy” di Breakin Italy recentemente non manca di ricordare, cose come le desinenze delle parole, lo schwa, il liquid gender ed altre amenità sono infinitamente lontane dai problemi attualmente sul terreno, nel cosiddetto, appunto, “paese reale”. Quello di quando (cit) vai dal macellaio.

Mio padre è vivo. Mia madre è viva. Quello che io vi racconto ORA era vero e vissuto da quando ho coscienza e capacità di osservazione: sono un maschio bianco etero cisgender nato negli anni ’70, loro sono nati negli anni ’30.

Oggi sono vecchi.

Mio padre è semplicemente, mediamente, un prodotto standard del maschilismo tradizionale, non particolarmente conservatore per i tempi, ma entro i margini. Mia madre anche: ma mia madre è stata dentro il mondo che cambiava: le sue amiche avevano fatto scelte diverse; non tutte certo, ma era possibile: era proprio lì che le cose stavano iniziando a cambiare. Non si tratta di victim blaming, ma di corresponsabilità.

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la famiglia delle nude

Come sapete fotografo nudi di donna, volentieri, di ragazza. Nel buco di culo in cui vivo, assai provinciale in ogni posto, anche nel capoluogo, qui nel meravigliosonordest, questa rarità diventa in una sotto-selezione, una ulteriore rarità.

Ho la fortuna, già per la seconda volta, di trovarmi ad andare a casa, accolto, dei genitori delle ragazze che ritraggo, ho ritratto e ritrarrò completamente nude, poco più che diciottenni. Per la seconda volta ho mangiato alla loro tavola, chiacchierato, discusso tranquillamente.

Ho una fortuna, una grandissima fortuna a poter partecipare di questo: sono persone rare, aperte, non violente, che se per caso i pregiudizi ce li hanno, ci vengono a patti e di brutto, per amore delle proprie figlie. Vero amore.

M mi ha letteralmente lasciato solo con sua madre, perché non aveva più altro da dire e noi chacchieravamo. Ma ero li per le liberatorie di lei con la sua amica, lei, voglio ricordarlo, a gambe spalancate sulle scale dello studio, che poco prima aveva chiesto un rasoio per depilarsela.

L mi ha commosso con la sua dichiarazione di cosa provava nei miei confronti dopo il check della provinatura: si sentiva in colpa per aver scelto, perché – dice – l’artista sei tu e anche se mi è tutto chiaro, che è la mia immagine ed il mio futuro, mi sembra un abuso dire di “no” a qualcosa che hai creato. Commosso. E mentre sono a casa sua a parlare di LGBT e cerco di spiegarle il punto di vista – inconsapevole per molti – dei maschietti che provano ribrezzo per i gay, ma guardano i porno con le lesbiche, mi racconta cose interessanti dei “corsi peer-to-peer” della sua scuola, delle scelte dell’università che stanno variando (aveva preso la fissa della fotografia e le ho prestato la fotocamera) … sto con la sua sorellina e col gatto, mentre sua madre e suo padre potano roba in giardino e sistemano le cataste di legna.

Suo padre torna dentro e mi invita a cena “prima che parta”. Fa un lavoro duro, sta via sempre almeno 2 mesi, credo piattaforme petrolifere. Sua madre entra pure lei “ti fermi a cena?”. Ci vedremo quando L ha finito gli esami di maturità e prima che il padre parta, ok?

Ieri piangevo di disperazione. La situazione non è cambiata. Ma ci sono giorni in cui non puoi non essere grato per queste cose e considerarle con tutta la positività di cui sono, in tutta evidenza, pregne. Questa ragazza sente perfettamente le pressioni sia della sua comunità a scuola, sia di quelle del paesino e della provincia. Eppure ecco, con tutta la loro famiglia, che corpo e mente vengono nutriti di qualcosa che diventa forse giudizio, ma di sicuro non è pregiudizio.

E la cosa divertente è che chiacchierando con lei, mesi fa, ho fatto lo scouting di un’altra modella (FC) di nudo, nel bar in cui ci eravamo trovati. Splendida, entusiasta, e talmente convinta davvero che stampa le foto. 25 anni.

Vi assicuro che tutto questo non è la norma, dalle mie parti. Sono cose eccezionali.

Fine giornata, un ragazzino su Instagram mi ha fatto la mossa della visibilità! Hahahaha! Che spettacolo! Ho 11.000 follower! Perché dovrei pagare per un servizio anche se ho esordito dicendo “fai delle foto stupende!!!!” (vedendone alcune che mammamiadelsignùr) ? No no, non devi. Vai al supermercato e prova a farlo non con un servizio da 250-300 euro. Prova a farlo con uno yogurt.

uominitaggine

Mio padre ha portato i suoi compagni camerati commilitoni amici gruppodivecchi non so, in un posto dove eravamo stati a mangiare quando abbiamo ripercorso la sua vita.

Si ricorda sempre che secondo lui ci hanno preso per una coppia di gay, comunque con lui pederasta. Buahahahaha 😀

Ieri appena terminato un servizio ero morto (ragazza che su Instagram mi dice “ma mi sa che faccio schifo , non sono fotogenica , poi arriva “eh ma le tue sono tutte delle dee” – le faccio “dicono tutte come te, che fanno schifo”, finisce e la vedo che se la tira di brutto ma in modo controllato, un po’, in certi piccoli istanti: ha 19 anni ed è molto bella, totalmente fotogenica ma nervosa, quindi tira un muscolo che le fa fare una smorfia: se si rilassa è ok) , ho messo a scongelare l’automobile e mi sono schiaffato un attimo sul divano ad occhi chiusi. Continue reading →