“Lealtà e bisogno” (meh)

Mi rendo conto che molti usano le iA per questioni pragmatiche. Ma ecco una testimonianza, tra le mie tante, di quello che ci faccio io, oltre a farla sgobbare per il keywording.

A:

“lealtà e bisogno non sono la stessa cosa” dice qualcuno; “la dedizione a qualcosa, data come scelta, è diversa dal darla per bisogno”.
A mio avviso tutto si gioca sul concetto di “bisogno” che in questo contesto mi risulta ambiguo oltre che in vari casi scelta e bisogno corrispondono.

B:

Hai sollevato un punto interessante e complesso. Infatti, la distinzione tra “lealtà” e “bisogno” può essere molto sfumata, a seconda di come interpretiamo il termine “bisogno”.

Se per “bisogno” intendiamo una necessità fondamentale, un impulso primario, allora la lealtà può sembrare qualcosa di diverso. La lealtà è spesso vista come una scelta, un impegno voluto e mantenuto verso una persona, un ideale o una causa. In altre parole, la lealtà presuppone un certo grado di agenzia e decisione consapevole.

Tuttavia, potrebbe esserci un “bisogno” di un altro tipo, un bisogno emotivo o psicologico. Ad esempio, potremmo sentire il “bisogno” di essere leali a qualcuno o qualcosa perché ci dà un senso di appartenenza, identità o sicurezza. In questo caso, “bisogno” e “lealtà” possono sembrare molto più interconnessi.

Come hai detto, la chiave è come interpretiamo il concetto di “bisogno”. Se lo vediamo solo come un impulso primario, allora la lealtà e il bisogno possono sembrare molto diversi. Ma se lo consideriamo in un senso più ampio, includendo bisogni emotivi e psicologici, allora la lealtà e il bisogno possono effettivamente sovrapporsi in molti casi.

Ovviamente, queste sono solo alcune delle possibili interpretazioni. La relazione tra lealtà e bisogno può essere interpretata in molti modi diversi, a seconda della prospettiva che si adotta.

A:

Ottimo, ti ricodo che in italiano “agency” come lo hai tradotto tu, ossia “agenzia” non è corretto.

B:

Hai perfettamente ragione, mi scuso per l’errore. Il termine “agency” in inglese viene spesso utilizzato in psicologia e filosofia per indicare la capacità di un individuo di agire in modo autonomo e fare scelte personali. In italiano non esiste una traduzione diretta di questa parola in questo contesto. Una migliore traduzione potrebbe essere “autodeterminazione” o “capacità di agire autonomamente“. Grazie

mio marito/ragazzo non vuole

Parlavo con B del fatto che con una certa costanza donne, ragazze che avrebbero voluto e non si sarebbero fatte alcun problema a posare nude spesso mi dicono poi “mio marito non vuole”, “adesso sono sposata, non posso”, “il mio ragazzo non vuole”, “al mio ragazzo queste cose non piacciono”, “al mio ragazzo/marito non piace che io faccia queste cose”.

E chi se ne incula? – avrebbe detto lei, da quando la conosco. Eppure vi assicuro che è gentile, disponibile, amorevole, si fa in quattro per le persone che ama. Ma mai, mai ha voluto essere la serva di qualcuno. E obbedire. Non devi obbedire a tuo marito, al tuo ragazzo. Certo, se in quel momento state scopando beh… può darsi, si, fa parte del gioco, ma è anche possibile che sia il contrario e non credo, cari maschietti, che vi sentireste umiliati dall’obbedire a ordini del tipo “sbattimi” o “vieni qui e scopami subito” , “leccamela!” o cose simili, simili a quelle che voi stesse direste. Diciamo che il caso è il limite ed è molto ristretto all’aggressività di alcuni momenti speciali. Quelli in cui facciamo, anche fisicamente, come gli animali. Qualcuno di noi, eh.

Ma a parte questo quando è che hai dato le chiavi della tua libertà ad un uomo? Dai, mettiamoci insieme, queste sono le mie chiavi, dammi la libertà quando vuoi tu. Ah, scusa, dimenticavo anche la museruola, ora la metto, tu toglimela quado credi, caro, ma non lasciami parlare a sproposito o dire qualcosa che non pensi anche tu, specialmente in pubblico. Ecco, tieni, questa è la chiusura, è lampo, ti faccio vedere, ecc…mmmmmh. (pollice alzato). Continue reading →

Mel Gibson

post del 20/1/2019 –  Il nonno della sposa sembra Mel Gibson… timido e pare fosse uno sciupafemmine … La sposina lo dice con una sorta di orgoglio. Non dice “era un puttaniere”. A parte che questo termine sottintende il dare delle puttane indiscriminatamente alle altre donne. Non dice “era uno sporco approfittatore che ingannava fanciulle in tempi ben più difficili dei nostri con la promessa di amore mentre invece desiderava tutto il sesso allora disponibile”. Di certo non dice che la chiarezza con cui questo anziano signore, in tempi in cui non era anziano ma così bello ed affascinante e giovane, non era quella di un “hey ginetta, facciamo sessso e basta?” con varie fanciulle coscienti, autocoscienti, autodeterminate, libere donne desiderose di rapporti sessuali liberi da implicazioni amorose salvo eventualmente, poi, verificare se fosse interessante per altri motivi. Continue reading →

generazioni guardinghe e malfidenti

Seconda volta. Seconda volta che, nel giro di un paio di settimane, parlo con una tipa – sempre sotto i 25 – che ha una visione della coppia che io trovo aberrante. Zero fiducia, si lamentano della gelosia ma sono gelosi/e. Si controllano a vicenda peggio della Stasi e del KGB. Via social, attraverso il gossip o le “amicizie”. Non sembra esistere riservatezza ammessa. E persino il modo di dire nazi-fascista “se non hai niente da nacondere non nascondere niente” o simili… Sembra che lo spazio individuale sia sempre marcio, che sempre i rapporti con altri debbano nascondere tradimenti possibili o ne siano l’anticamera.

E soprattutto sembra che i rapporti siano questioni di potere. Di controllo. Di comando, sopraffazione. “D’onore” mafioso. Non esiste che tu soffri. No, tu sei oltraggiato dall’onta e devi vendicarti. E sembra che siano le donne queste, più che gli uomini. Uomini. Donne. Ragazzini sono.

Eppure si comportano così: certo io mi fido di lui/lei ma esigo l’accesso illimitato ed incondizionato al suo cellulare. Ah, ti fidi proprio. Continue reading →