“il mio feisbuc”

Come se vi parlassi di che foggia di abiti (ah che anzianità snocciolata parola per parola, sentite la muffa? foggia! nientemeno! e abiti … eh? che desueto aleggiare di polvere e muffetta!) sono solito vestire, o che mi piacciono, ecco che vi racconto il mio rapporto con il social network Facebook.

Per quasi 20 anni ho svolto mansioni che di solito, dove si sanno dare i nomi ai ruoli, si riconducono al cosiddetto “amminsitratore di sistema” o sysadmin. Per cui per gente così l’informatica è scienza. Tecnica, naturalmente, ma più proveniente dalla scienza che dal marketing. Su quel pianeta un altro concetto che si tratta(va) parecchio è la sicurezza. E anche di privacy. Ma sul serio.

Inoltre sono “nordico” ed in buona parte ho sicuramente l’atteggiamento “da orso”, non esageratamente espansivo, ma al 100% sicuro che non voglio che tu ti faccia i cazzi miei se non ho dischiuso io l’informazione. Se apri senza bussare, se sfondi la porta e guardi dentro, se tiri su il cellulare e provi a leggerci. Mi stai sul cazzo, ti devi fare i cazzi tuoi.

Quindi figuratevi Facebook. Fino al 2012 sono stato un vomitatore-su-facebook. Per ragioni tutt’ora validissime. La vera utilità di facebook, se escludiamo casi in cui i social davvero hanno dato potere alle masse (paesi arabi, india, alcuni casi di sputtanamenti eccellenti) è direi zero. Il meraviglioso motivo per cui è nato esisteva già prima su siti come classmates o roba del genere. Ma erano poco interattivi… quindi il cambio di tecnologia e di formato è stato vincente. Restare in contatto con i compagni di scuola. Grande. Ma lo scopo vero era “sapere chi si scopa chi”, chi sta insieme eccetera. Lo stato. Ma in ogni caso il suo funzionamento è esporre i fatti tuoi in modo che tutti si facciano i fatti tuoi. Le stesse notifiche mi hanno sempre fatto un po’ ridere e parecchio infastidire, essendo io sempre stato un grande fan del grande capo Eeestiqaatsi: “Gianna ha messo mi piace a una foto” “Luigi si gratta la chiappa” “Francesca ha scritto questo” “Virna ha messo mi piace alla foto di Gigi”. E sticazzi? Ogni volta io con tanto d’occhi chiedevo a tutti “ma perché?? perché esiste? cioé tu entri e dici i più banali fatti tuoi quotidiani? cioé non è che esponi un tuo dubbio esitenziale e arriva uno che è filosofo, un logico, un saggio studioso e confrontate spirito e ragione e… no, tu ti fai il selfi? ma… e… a me…? cosa… boh” Ti fai i cazzi degli altri e parli dei cazzi tuoi. Essendo io probabilmente asocial non ho compreso UAI IN DE UORLDZSSS bisognasse fare ciò. A me piace UNA persona alla volta, se mi piace. E allora mi ci voglio dedicare. Un amico? Una tipa? Un bambino? Un parente? IO E LUI. FINE. Ci ascoltiamo, ci parliamo. Nessuna interferenza, nessuna distrazione. Io ascolto TUTTO e ci penso.

Comunque, ogni volta, chiedevo, non capacitandomi del fatto che lo scopo – dal punto di vista degli utenti – di Facebook fosse quello che tutti mi dicevano, di tanto in tanto chiedevo. E ogni volta “ah.” .

Fino a che ad un certo punto ho deciso di fare un corso di alcune robette sui social per capire quanto sapevo e cosa mi mancava. E tecnicamente non mi mancava niente. Ma mi ha illuminato una certa panoramica generale sul marketing e sul “dietro”. E allora con un misto di sadismo verso la massa e un interesse da “venditore” ho rimesso tutto in prospettiva. Questo però è lavoro. Di marketing. Per aziende.

Come persona, ma comunque per lavoro, ho dovuto “farmi facebook”. Perché? Perché come fotografo contatto direttamente le persone. E molte di queste persone sono giovanissime. E quando qualcuno mi ha detto “ah l’e-mail … quella per farsi facebook?” allora ho dovuto cedere. Il messenger di facebook era diventato più importante di qualsiasi mezzo di comunicazione per una determinata fascia di età. Ma non solo. Farsi un’idea di chi sei. Se non sei nel social non mi fido. Roba di questo genere. Persino roba che suona come una best-practice di sicurezza o protezione della privacy, invece, è completamente distorta: è stata imparata senza comprendere. Fanno una fatica boia a darti l’indirizzo e-mail. A te, personalmente, da persona a persona. Chissà poi cosa fai. E cosa cazzo farò mai? ti scriverò una e-mail. Manco sai cosa sia lo spamming, ammesso che ti disturbi. Ma tant’è, succede così. SMS niente, perché costano. Whatsapp devi avere la connessione e “ho finito internet” (al DARPA e al CNR si preoccuperanno, non se l’aspettavano che lo finissi tu) … e quindi.

Poi una volta usato per carità, ho resistito poco. Ma io non sono “da facebook” … per cui ovviamente “il tuo facebook è nosioso” potrebbe essere anche il mio adesivo. Ma non ha grande importanza. Ogni tanto sbotto con le mie esternazioni. Per il resto mi serve per farmi taggare quando modelli e modelle mettono fuori le mie foto. E di tanto in tanto lo uso davvero per lo scopo per cui FB è stato creato: mantenere i contatti.

Una delle cose che devi imparare sempre con i social è che non sono internet. Sono SU internet. Sono ospitati da internet, Si muovono attraverso internet. Ma non sono internet. Lo scopo principale è racchiuderti in un sottoinsieme ben delimitato di internet per targettizzarti e profilarti. Ora ci metto un bel chissenefrega. Quello che interessa è che non è tuo. Facebook non è tuo. Tu sei un ospite. Se decidono di chiudere domani, ogni tua attività muore.

Per dire, qui su wordpress, ammesso che sappiate farlo, potete in qualsiasi istante fare un backup locale a casa, montare wordpress su un hosting vostro et voiltà siete di nuovo online con gli stessi identici contenuti, commenti compresi se non ricordo male.

Una bella differenza dal “fare il backup del orofilo facebook” no? Dopo dove lo monti quando lo hai?

Per cui per quello che mi interessa davvero io sto aspettando di sentirmela di fare un sito web. E poi usare i social per linkare linkare linkare. Le policy sono tue, o perlomeno sono quelle degli Stati, quindi #freethenipple forever. E allora lo uso così, come aggregatore, per alcune robe che mi interessano. E per seguire alcuni clienti che lo devono usare, sapere cosa sto usando.

Ma siccome sono una pigna in culo io non accetto gente che chiede l’amicizia E NON TI PARLA. Ma che cazzo vuoi? Chi sei? Perché? Magari li saluti. Niente, silenzio. Ma fottiti. L’ho scritto in gigantesco sopra. Lo stesso. E allora fottetevi. Aggiungono per venire a vedere. Ma se è privato e non ti conosco, allora vuol dire che minchia almeno mi devi salutare.

E poi.

Chiunque sia un professionista singolo, con clienti, dovrebbe capire da solo che dare allegramente l’amicizia ai CONCORRENTI non è una buona idea. Perché i concorrenti non faranno altro che contattare al volo i tuoi clienti. Paranoia? Con Instagram non ci sono controlli granulari della privacy, liste, eccetera. Un tipo si è fatto tutta la lista delle mie modelle e le ha contattate una dietro l’altra dicendo “ho visto che hai fatto foto con CG! vieni anche da me?” come se ci conoscessimo bene e potesse usarmi come garanzia. Il pezzodimmerda. Ma la fatica che io ho fatto a guadagnarmi la fiducia di persona, con la mia faccia, fermando la gente PER STRADA, tu non te la sei fatta stronzo. E quindi voilà: non è teoria, non è paranoia. E dopo un po’ ho visto che anche gli esperti di social lo hanno detto “ok, sappiamo che dovremmo dare l’amicizia a un sacco di gente… ma darla ai concorrenti ha questo svantaggio e quindi non fatelo”; ma va?!!!!! Dopo 6 anni?!!!! Ho visto che i buoi erano su un altro pianeta quando hai chiuso il cancello.

In generale chi sia “cresciuto” su internet da quando era quasi solo per universitari e nerd (salve) sa quali siano le dinamiche comunicative in ambienti community. La netiquette è nata per i newsgroup usenet, parecchio prima dei forum, parecchio prima dei social. E i moderatori c’erano, i regolamenti c’erano, i flame, gli offtopic, gli spoiler sono nati li, e un sacco di gergo, compreso il “newbie” (divenuto NABBO oggi… senza sapere manco come mai) e forse persino il “bimbominkia”… salvo che sono gli stessi interessati a definire così gli altri. Tutta questa roba è peggiorata. Molti ambienti che erano di crescita non esistono semplicemente più. Io ho imparato molto. Ho chiesto, studiato, capito. Tutto senza spendere un soldo, e direttamente da altre persone, sconosciuti totali.

Per cui mi risulta molto strano il mondo delle community nate per uno scopo classico da college americano: la popolarità. E ne ha tutte le caratteristiche, compresa l’esclusione, il bullismo, la centralità dell’apparire.

Basta, ‘sto post me lo trascino da tre giorni e forse quando ho iniziato volevo dire davvero qualcosa, ma ora non sto dicendo un cazzo.

Ciao zuk!

 

la mia seconda gatta, ecco perché

Ho trovato una seconda fonte in QUESTO ARTICOLO che racconta una schifosa realtà che hanno portato con sé i social media: la gente non prende più gatti neri perché “vengono male nelle foto dei social”. Visto che sono bestie del diavolo, mi auguro che chi prende questa decisione venga presto punito da Satana, nella cui esistenza probabilmente loro credono. A differenza mia.
E dei gatti neri. Continue reading →

scegliendo modelle su FB … retromarcia

Vagolavo tra profili feisbuc di bellaGGente varia. In cerca di amicHE di amici/he piacenti, per vedere se vogliono posare.

Vedo una extragnoc, guardo un po’. Ok, non è poi così extragnoc, ma piacente, assai. Guardo un po’, è occupata, con un extrafigus strafigus, guardo il suo profilo … solo selfie, guardo altro… un acefalo totale, sembra. Ma forse… profilo visibile solo agli amici, anti-lavoro.

Comunque mi cambia l’idea su di lei e come sarà averci a che fare.

Quindi: addio sconosciuta.

Eccovi un esempio di quanto la vostra privacy sia fottuta quando mettete la vita su FB. La gente esamina le vostre frequentazioni e potrebbe scartarvi per quelle anche se voi siete stati attenti a quello che postate.

Terrificante eh? 🙂 Si.

quarantenni

Scopro che per iggiovani “quarantenni” è pressoché un insulto 😀 Lo usano come per dire “i morti viventi” quasi 🙂 Nei canali sociali (youtube, facebook) già due volte mi è capitato.

Ora… a parte un po’ di sarcasmo la cui parte comica non era sto granché, i personaggi che facevano tutto questo non avevano ‘sto grancazzo da dire. Parlavano effettivamente sempre di roba di moda. Quindi… chissenincula 🙂

Però fa sempre un certo che essere odiato “come categoria”. E ancora una volta con gran gioia sono felice di non essere padre, soprattutto di questi brutti stronzi 😀

GIOVINASTRI!!!!!

giovinastri!

giovinastri!

aiutare gratis gli amici

Dubbi e perplessitaggini. Anni fa scrissi metaforicamente davanti a me, sul muro, qualsiasi muro avessi di fronte appena sopra il monitor, un bel “BASTA LAVORARE GRATIS“. Questo era perché avevo fatto troppi favori agli amici.

memento

memento

Cioé: o me paghi o t’arrangi. Ma ad un amico avevo detto che l’avrei sempre aiutato. Solo che un aiuto è un conto, una svalangata di cose da fare è un altro. E così ora mi trovo a dover fare i conti, a dover quantificare quanto dovrei chiedergli per un lavoro continuativo.

“manutenzione tecnologica generale”, infrastruttura IT interna, connettività, mail, problemi eventuali con hosting, e poi… web marketing di VARIA natura. Il sito da gestire (non da fare, non lo faccio più, ho dato forfait: non sono più in grado) , i contenuti, le promo, i dati da analizzare, keywords, analytics, foto, mailing list e mailing, insights, gli sbocchi possibili, la concorrenza, recensioni,  il listening, landing pages , remarketing, crossmarketing, crosspost, video, seo, sem, serp, il SMM con tutto lo storyminkia da fare, costante. I vari canali e naturalmente tutte le vie pre-web, locali, nazionali, internazionali. Oltre al fatto che poi ha le sue tecniche per ungere gli influencer tradizionali del suo settore.

Io ho il mio lavoro. Quella roba o la fai con costanza o non funziona. E anche quando funziona difficilmente puoi quantificare la vendita.

E se non te la fai tu che sei il diretto interessato devi pagare qualcuno perché se ne occupi settimanalmente. E adesso come cazzo faccio? Glielo devo dire.

facebook VS Linkedin? mh.

Techcrunch in QUESTO ARTICOLO parla di una nuova apertura delle facebook pages riguardo alla pubblicabilità di apertura di posti di lavoro ecc ecc, e quindi della possibilità di usare le features a pagamento anche in questo caso.

Ok, tutto fantastico, da considerare.

Ma pensiamoci bene: io quello che faccio su facebook (ufficiale o farlocco) non lo faccio su linkedin. Hanno uno spirito completamente differente. Quindi OK, possibilità in più, ma io farei un redirect da facebook a linkedin o, meglio, mi ricorderei SEMPRE che 1) google+ è aperto al web mentre gli altri no, 2) i social possono sparire, ma IL TUO SITO no.

Quello che renderebbe internet un “mega-social” è un sistema di login “worldwide”.

Ad ogni modo negli usa esiste anche la feature per vendere le cose, mentre per ora noi ce l’abbiamo solo nei gruppi.

hashtaggati ‘stocazzo.

Di seguito due punti riguardanti gli hashtag: una pratica in cui la massa (italiana) dimostra di non aver capito un cazzo ed una pratica a mio avviso assai scorretta soprattutto da parte di instagram, visto lo scopo dell’hashtag.

  1. l’hashtag inutile

Molti Italiani ignoranti usano l’hashtag in questo modo:

#bellagiornata #ciaosergio #noncistiamopiuddentro #amòseitroppoforte #certochemiprudeilculo #colcazzochetelado #esticazzi

in cui l’ultimo, forse, ci starebbe anche. A cosa serve e come funziona l’hashtag? Te lo dice wikipedia ed è corretto.
Non serve essere dei veri esperti: se usi delle frasi del cazzo come hashtag, non aggreghi una sega. Semplice. Se metti #cat, è abbastanza ovvio che chi cerca gatti troverà anche il tuo contenuto. Se scrivi #girl anche. Se hai inventato un evento o un topic che ha SENSO aggregare attorno ad un unica parola chiave ideata appositamente per quello specifico topic. L’hashtag è semplicemente una ricerca: se scrivi su google #noncistoddentro non trovi una sega di utile e il successo e/o l’efficacia di questa operazione è la stessa di scrivere “mi manchi” su una roccia in cima ad un monte. Puoi farlo. Forse lo trovi anche fico. Ma il suo scopo di comunicare qualcosa ad un preciso target è fallita. Continue reading →

efficientare

Un tipo che non vedo da anni mi dice di “passargli il CV via FB” ed usa frasi come “efficientare” ed “ho efficientato me stesso”.

Ho comprato invece il libro “L’utilità dell’inutile“.

Sapete già che su questo tema ragiono abbastanza spesso: la ricerca di efficienza, ovvero di “rispondere bene ai fini a cui dovrebbe servire” per me riconduce, per le persone, a essere valutati, in primis. Oltre a questo, la valutazione è esercitata in merito ad avere un fine, al servire a qualcosa…, ovvero sia all’essere utile.

E quindi a valutare un essere umano in base al fatto che possa essere utilizzato. Certo, “contribuire al buon esito delle cose” è bello. Ma nascere per essere strumenti … interessa?

Se vincessi la miliardata al superanalotto credo che buona parte del mio tempo sarebbe devoluta a cose che non si fanno, studiano, imparano, perché “serve”. Non amo tanto questo mondo commerciale… pur dovendo averci a che fare per bene.

Detto questo… pur essendo un momento difficile… sono fortemente spinto a non mandargli quel CV. Ma glielo manderò lo stesso.

feisbuc e soldi che forse non sapevate

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Forse lo sapevate (potete andare: adieu!) , forse lo intuivate, forse non ne sapevate niente e vi chiedevate: “ma come fa a vivere un sito come Facebook, che è gratis, con milioni di milioni di utenti che fanno milioni di milioni di cose contemporaneamente ogni secondo da diversi annetti?”. Ovviamente ormai abbiamo imparato che tutto si regge sulla pubblicità: ogni cosa è pubblicità, gli introiti vengono da li e chi ha provato un po’ di queste cose talvolta sa anche che la pubblicità su internet tende ad essere un po’ più controllata: la gente desidera vedere immediatamente un ritorno del proprio investimento: questa campagna quanti potenziali clienti interesserà? Di che target si tratta? Posso renderlo più specifico? Che obiettivo posso raggiungere?  Continue reading →