Viversi la vita, artisticamente, sia da fruitore che da produttore/esecutore di espressione … si può essere divisi, in sé, combattuti. Che via seguire? A non pensarci fai quello che fai: esegui, ora. Vivi. Il poeta declamerà? O lascerà in mano un foglietto alla gente?
Senza parlare del “produrre arte per vivere”. Non ne parliamo. Pensiamo solo al prodotto. Vivi quel concerto, osservi quella persona nell’atto, ascolti quel suono, vedi quel momento, quegli attori.
Semplicemente non tutto sta nella stessa vaschetta.
Un meraviglioso film, per quanto possa risentire di stili e tecnologie antiche, se era davvero qualcosa… sopravvive agli autori. E allora non poter essere lì mentre la camera girava non è più un problema.
Nessuna novità. Cosa fare dunque? Guardo la natura o la reinterpreto? Congelo quella splendida bellezza prima che questa muoia e ne nasca altra? Per chi?
PER CHI
Per te, prima.
E per chiunque altro lo voglia.
Quindi si, fatelo. Ecco perché.
Se vi interessa quanto interessi a qualcuno, perché di dovete vivere, lo capisco.
Se invece lo fate solo per quello, allora forse sarà meglio ripensare come spendere il proprio tempo. O un po’ di psicologia clinica. Che, detto con chiarezza, non significa che “sei pazz*”. Significa che hai dei problemi e li vuoi risolvere. Anche avere puzza di culo è un problema e lavarselo è la soluzione, non una manifestazione di inferiorità umana.
Per me l’ultimo album dei veri Dream Theater, ascoltabile, interessante, è stato Octavarium.