donne nude a un depresso cronico

Sono anni che G viene a posare da me (vestita!). Almeno un paio. È sempre stata entusiasta, gioiosa. Anche se aveva un sacco di storie in mezzo di maschi idioti e (mal) giudicanti. Da un po’ si è decisa che le va di posare nuda. Meraviglioso, bene. F mi ha scritto che non sa più cosa decidere di stampare perché per lei sono una più bella dell’altra (nudi).

Eppure io mi sento la morte nelle vene, mi viene da piangere sempre più spesso in questi giorni, mi faccio schifo, mi sento una merda. Non mi odio eh. Se penso a quanto ho fatto perdere il tempo della vita a B, questo si, allora mi odio. Lei no, mi ha perdonato in un attimo ora e forse prima, col tempo. Ma è una cosa “localizzata” e specifica, non generalizzata come la demoralizzazione che provo per il fatto che … sono inutile. Se fossi ricco non sarebbe un problema. Non mi interesserebbe. Ma sento la pressione della sopravvivenza utile, l’autosufficienza economica passa per la necessità altrui. In qualche modo mi fa sentire schiavo e contemporaneamente inadatto ad essere persino quello. Uno schiavo che non comprerebbe nessuno.

Assurdo, no? Cosa fa la chimica di questo cervello. Ci sono persone che mi invidierebbero la capacità e la possibilità di fare quello che faccio. E io lo faccio nel modo in cui voglio: senza interesse economico (le ragazze che posano nude lo fanno perché vogliono). In effetti ormai funziona come una droga. Mi da contentezza per il tempo in cui questo succede. E poi mi sento di nuovo una merda.

Fare coppia con l’intolleranza

Una mia cara amica era disperata. Tizio – mi dice – mi ha detto che ha dei dubbi sul nostro rapporto. Faccio due domande in croce, analizzo la situazione.

Et voilà: come spesso accade, ecco un’altra donna che si è infatuata di un tipo di carattere che adorano, tranne quando capita che la forza che questo carattere esprime (e che si rifiutano di vedere negativamente) si rivolga contro di loro. Improvvisamente toh, si accorgono che non era poi una cosa così fica.

No, non la mena.

Ma non c’è poi tanta differenza. Quante donne cercano – e non vogliono ammettere di quanto piaccia loro – quel senso di protezione che l’uomo forte, muscoloso, il capo branco che uccide il nemico per difendere e conquistare proprio TE?
Eh, ma … sorpresa. Quella forza che si ferma solo quando l’altro non si muove più è sempre li dentro, nella stessa persona. Ti piaceva quando prendeva a femoràte il cervello di quel tizio? Eh beh, a lui forse non piaceva tanto ma… tu non eri lui, eri spettatrice. E ora tocca a te buscarle: bello? No, non era bello. Beh, non era bello nemmeno per quelli che hai visto maltrattare quando tu stavi in squadra col gorilla.

Le mani non sono l’unico modo. Certo, ma nemmeno a questo caso mi riferisco, quello della violenza psicologica. No.

Questa volta ho trovato una cosa che non mi sarei mai aspettato … eppure non si sa perché. Distrazione mia? Beh comunque vi ricordate il “chi non lavora non fa l’amore”?
Vi ricordate che la vostra nonna o bisnonna aveva parlato del fatto che il marito di vostra madre avesse “un buon lavoro e non fosse uno spiantato” ? Ecco, magari non ve lo ricordate, magari non avete nemmeno ascoltato… o non capivate. Beh, ora però potete capire: il ragazzo della mia amica la sta mollando perché lei è disoccupata, perché – dice il tipo – “non ti vedo autonoma”.

Questo è un life coach, uno di quelli col pallino; le ho solo chiesto se “ha pensato che ti faceva più male restando ad appoggiarti mentre sei a terra per la paura che così non avresti trovato in te stessa la forza di rialzarti e quindi era meglio abbandonarti in modo da renderti più forte”, giusto? Nel senso… lui ci crede sul serio in questa merda no? A lasciare l’amico nel momento del bisogno, anzi, neanche l’amico … la sua ragazza. Vero?

Si. E un po’ le rompeva che lo avessi capito io che non lo conosco.

Ad ogni modo ovviamente io non approvo, disapprovo totalmente: se fai coppia con lo stesso muro con cui ti devi scontrare ogni giorno, che cazzo di coppia sarebbe?

Ok, non è sposata, quindi non hanno pronunciato le parole “nella buona e nella cattiva sorte”. Insomma mi dispiace per lei, sinceramente. E non credo in una coppia fatta così. Sempre, sempre nella mia vita ho cercato qualcuno che mi volesse perché io sono io, e non per qualche bene o servizio che io sono in grado di procurare gratis al posto della fatica che tu devi fare per le tue cose. Se tu vuoi ME, quando io perdo le mie cose, a te non dovrebbe fregare. Ma invece sorpresa: la realtà è “io ti apprezzo, ti amo, ti sopporto, ti rispetto … fintantoché tu paghi la tua parte di spese”. La nuova ricetta dell’amore.
Detto questo… la cosa che forse stupisce è che inizi a succedere alle donne. Ma a me questo ricorda che per secoli i maschi hanno dovuto sopportare qualsiasi cosa nel lavoro, e di vivere come delle batterie per alimentare una famiglia da soli… e reso in questo modo anche molte, moltissime mogli delle prostitute di un tizio che le mantenesse. Beni e servizi. Beni e servizi.
Eppure io ci credo ancora. E’ possibile. Certo però… dopo quale livello di sopravvivenza spunta l’amore?