Quante bambine viziate incontro? Bambine viziate che hanno 50 anni. Ma non sono mai state, in tempo utile per usare questa caratteristica, belle.
Genitori, padri soprattutto, che viziate le vostre figlie: le lasciate sole quando conta di più. Quando non ci siete più da tempo, quando serve essere adulti, voi le avete lasciate sole tanto, tantissimo tempo prima. E non sanno farcela, e alla fine tutti le odiano. E questo ovviamente vale tanto per tutti i figli, ambosessi, ovvio.
Oggi di più. Una volta per i maschietti erano calci in culo, trovati un lavoro, metti via, impara ad arrangiarti, tieni duro, non fare la femminuccia, non fare la mammoletta, ruba con l’occhio, impara l’arte e mettila da parte, fattelo da solo, guadagnatelo, te lo scordi che ti dia i soldi. Eccetera. Troppo duro, magari.
Ma quando chi ti puliva il culo se ne va, potresti trovare che le dita nella tua stessa merda non ti piacciono e che a 40 anni magari nessuno trova ovvio trattare con gentilezza la tua incapacità di usare la carta igienica. Qualcuno si. Qualcuno non ti trova fuori posto, ma solo impreparato fuori tempo abituale. E a 50, ovvio.
Perché se non ti hanno detto arrangiati, fattelo tu signorinella, chi sei la principessa? Aspetta o corri, chi fa da se fa per tre e tutte queste belle cose … ad un certo punto tu ti abitui a PRETENDERE un favore. “Pretendere” e “favore” nella stessa frase. Non esiste. Se ti fanno un favore tu DEVI essere grato, perché nessuno è tenuto a farti nu favore. Ed anche se esiste un rapporto di do-ut-des contrattuale, è molto probabile che la pretesa e l’esigenza (esigere) non siano accettabili. O magari puoi chiedere, ma ogni cosa fattibile che esula dal servizio standard sarà conteggiata a parte. Così funzionano i favori. Se sono favori non puoi pretenderli; puoi supplicarli. Puoi chiederli. Puoi sperare che ti vengano fatti. E devi essere grato. Devi provarla la gratitudine, non solo esprimerla: la devi capire, devi capire che senza quella persona che ti ha tenuto/a sollevato/a mentre tu non eri in grado, tu saresti stramazzato/a a terra, con le tue inutili, non allenate forze. Che “forze” non sono.
I genitori sono i tuoi allenatori, che ti preparano per quella partita in cui lo sport non è più di squadra, non c’è il team di supporto: sei solo. E se ti hanno allenato bene, mentre TU risolvi il problema, dirai, da solo, dentro di te, provando commozione e calore “grazie”, perché ce la fai. Ce la fai da solo.
Quando impari questo, allora puoi di nuovo imparare che non puoi fare tutto da solo/a. E allora impari ad avere rispetto di quello che ti viene dato, di provare gratitudine verso la fatica, il tempo, la competenza, la capacità o le risorse altrui. Non sono le tue. Hai potuto avvantaggiartene. Ringrazia, paga. Entrambe le cose. Non è detto che ti sia data la facoltà di rimettere in pari i conti. Quindi quanto meno abbassa la testa, sii riconoscente: riconosci.
E quando qualcuno ti fa un favore, non puoi negoziare i termini o la qualità. Puoi e devi: ringraziare.
E tu? E io eh? Io sono uno di quei bambini viziati. Ma per fortuna ho imparato in modo chiaro e limpido che quando qualcuno mi fa un favore, mi fa un favore. Non posso pretenderlo, non posso negoziare quando, con che velocità, in quale modo, ma anzi: devo essere grato. Qualcosa che non so fare, non posso permettermi di pagare, non verrebbe altrimenti fatto, raggiunto, risolto, invece va avanti, si fa. Grazie.
Mio zio è morto, ma mi ha insegnato a fare le curve in un modo che mi salva sempre la vita: grazie, grazie infinite zio.
Mio padre presto morirà e di sicuro non mi ha insegnato alcune cose fondamentali perché non ha saputo come fare e di sicuro altre, terribili, me le ha trasmesse per direttissima nel carattere. Alcune di queste però sono nel survival-kit e mi hanno salvato le chiappe un sacco di volte. Roba che ti rende una pigna in culo, tignoso, pessimista, precisino e pesante. Ma quando poi arriva il momento, se ti giri dalla mia parte non ci sono crepe, mentre nella tua stanza stai morendo allagato. Certo sono cagate della vita, roba brutta, burocrazia quasi sempre. In un sacco di cose che avrei preferito sono io quello che annega, nessuno sa niente. Mio padre le impara oggi, che ha oltre 80 anni.
E mia madre? Non ha fatto niente? In bene e in male? Beh forse anche lei, senza un buon metodo, mi ha salvato le chiappe troppo. In altre cose magari mi avrebbe disciplinato. Forse almeno la disciplina me l’ha trasmessa, senza che io l’applicassi. Ma averne il perfetto senso è già utile. Sai dove devi andare anche se non hai mai voluto. Sai esattamente come fare.
Good night.