la regola del tergiverso

Quando il supremo maestro era solo un amico (e non maestro) si dialogava parecchio via e-mail. Tra i mille discorsi fatti c’era quello relativo al fatto che io (non ricordo più se anche lui) facevo troppe cose, ne iniziavo molte e non le finivo subito. Tergiversavo molto, mi spostavo da una all’altra. Perdevo tempo? Ad ogni modo, quasi circolarmente, facevo questo, poi quest’altro, poi quell’altro ancora. Ad un certo punto una di queste attività poteva avere una scadenza. Ma nonostante questo, con senso di colpa, brivido, un po’ di terrore, le mie chiappe comunque non si muovevano.

Era molto più potente il costante circolare tra una e l’altra cosa, un po’ avanti, un po’ avanti… finché ad un certo punto queste cose venivano completate.

La chiamammo la legge, la regola “del tergiverso”. Ovviamente poi nonsensando su un universo che arrivava su un altro unuverso per ripulirlo come un enorme tergicristallo sulle stelle e le galassie rendendo il secondo universo molto pulito ma con tutti i segni delle stelle strisciate su quello precedente perché non avevano cambiato i gommini.