la logica, il linguaggio e la legge #129387

Mi ritrovo ad essere portatore di un grave morbo: in me convivono due spiriti che sembrerebbero opposti. Tuttavia non lo sono. Di tanto in tanto si guardano strano, ma siccome condividono lo stesso sgabuzzino e si conoscono da tempo, quantomeno non si fraintendono. Quando non capiscono cosa dicono, sono i primi a non capire sé stessi, ad interrogarsi su qualcosa senza rispondere. Ad interrogarsi sul proprio stesso metodo, sul proprio stesso pensiero. A volte hanno la grazia di poter andare avanti e fare un passo un più ed occuparsi di qualcosa.

Questi due spiriti, lati del carattere, voglie, bisogni, robe… avrebbero bisogno di un nome ciascuno. Diciamo che quello più facile da etichettare, per comodità, per capirsi (per questo si usano le parole: non siamo telepatici) è quello “artistico”. Potremmo dire creativo. Diciamo quello più giocherellone, zuzzurrellone, che ha voglia di fare quello che ha voglia di fare. Di cantare, di pitturare di rosso, di saltare nella pozzanghera, di correre forte, di giocare, di studiare una roba perché mi interessa (i dinosauri? ok!) o di leggerla e basta perché mi interessa un po’, stare sul divano a guardare merda, di decidere che posso interessarmi un po’, ma mica impegnarmi tanto, di andare ad una mostra perché sì e non perché so, di studiare filosofia, psicologia, sociologia, miazia, fare casino, di ascoltare Vasco tanto quanto Ani DiFranco o i Dream Theater, Robert Fripp oppure le canzoni dei cartoni animati anni 80-90, oppure insomma capito.

L’altra parte è quella che cerca la Verità e – ridiamo forte – la Giustizia. Questa parte non cazzeggia con le parole. Non ama l’ambiguità buttata lì: se c’è la vuole rilevata e dichiarata ad alta voce e cartellino giallo “aaaambiguitààààà quiiii”. Non ama i “secondo me” usati come fatto, non considera il credere al pari del sapere. E non considera quello che è per quello che non è. Ad esempio che lo stesso sapere è “secondo quello che sappiamo oggi”, ma ricordando anche che il prima esiste. Esiste tutto quello che sappiamo essere falso, che è diverso da “non sappiamo”, pur ammettendo che nello stesso ambito c’è un sacco di roba che non sappiamo e che abbiamo tutti imparato che non possiamo sapere cosa non sappiamo: al massimo riconosciamo che sicuramente c’è altro. E quindi, visto che di lavoro da vare per andare avanti ce n’è parecchio, possiamo smettere di occuparci almeno del dimostrato-errato e andare avanti. Siamo più precisi di ieri, sappiamo un granellino più di ieri. Magari a quel punto scopriamo che possiamo mettere in discussione qualcosa (anche questo è andare avanti, ma in base a qualcosa). La discussione stessa, l’osservazione empirica stessa (alla base di tutto), i metodi, tutto questo, hanno trovato in diversi secoli una evoluzione. Sono cresciuti, maturati, migliorati, sono stati discussi, confermati, confutati, trovati veri o falsi o rimasti dimostrati, indimostrati o indimostrabili. Per tutto questo esiste un metodo. E la base di tutto è – anche questa ha dato prova di sé – il metodo scientifico. Ma in tutto quanto, in ognuna delle discipline, il linguaggio è fondamentale. Bisogna capirsi. E’ necessario, visto che già si cerca qualcosa che non si sa, almeno non fare casino semplicemente a parlarsi. Come se ci mettessimo le braghe di budino per andare a fare una spedizione esplorativa. O ci portassimo il frullino. O meglio: non sapessimo usare gli strumenti che hanno già dato prova di funzionare. Senza per questo smettere di considerarli migliorabili, o che se ne possano inventare degli altri migliori.

Ed ora andiamo nella pratica. Continue reading →

tutto il resto può aspettare, ma non deve

ATTENZIONE OPINIONI FASTIDIOSE!

Ancora una volta vedo una delle classiche frasi sul fatto che quando non ci saranno più ti mancheranno e quindi goditeli adesso. I figli, chiaro. Sono sempre madri quelle che mettono fuori questi slogan conditi con cose tipo “me li godo ora, tutto il resto può aspettare”.

Ora sarò più cinico di quanto io non sia in realtà, ma serve a ragionare da quel lato.

Cosa credete che pensi un datore di lavoro, in generale, quando “tutto il resto può aspettare”? Pensano quello di cui li accusiamo, ma che è normale che pensino. Se io posso aspettare, puoi aspettare anche tu da subito, un posto di lavoro, perché questo non è lo Stato che fa assistenza a te, ma un posto che dare soldi in cambio di dare servizio e se metterai, come è giusto che sia, sempre avanti i tuoi figli a questo posto, preferisco avere più gente che metterà avanti questo posto, che è quella che mi serve e che sa che se la baracca va avanti, va avanti anche per loro.

Stronzi. Disumani. Se tutti facessero così. Eccetera. Lo dico anche io. Passo di nuovo dall’altra ora.

D’accordissimo. Continue reading →

Vasectomia: perché scommetti sulla vita altrui

NO GODS HERE

Non voglio giocare a fare Dio. L’unico, vero, atto di creazione che posso mettere in opera si genera col cazzo: uno schizzo di sperma e una folle corra di un vermicello verso una sferetta tremebonda che chiude il traguardo subito dopo che the winner is.

Questo lo fa anche un cane, lo fa un topo. Lo fa anche una donna in coma stuprata da un infermiere bastardo. Il nostro apparato riproduttore fa il suo lavoro. Non serve essere un eroe per generare una vita.

Ma serve esserlo per farlo RESPONSABILMENTE. Serve essere coscienti che tutto quello che stai vivendo tu potrebbe non piacere ad uno o una della cui esistenza ti stai prendendo la responsabilità tu, personalmente. La sua vita va prevista, accompagnata finché e quando è giusto e possibile. E pure queste sono cose che non si sanno tanto, nemmeno se si hanno buone risorse. Mancassero le risorse, bisognerebbe avere una forza d’animo, una volontà di procreare, di difendere quella vita al costo della propria che, si, questo si, è eroico: perché va dimostrato ogni giorno, per sempre, finché morte non vi separi, questo si. E lui, lei, non ti sceglie. Potresti stargli sul cazzo. Potreste avere differenze inconciliabili e LO STESSO tu avresti la responsabilità della sua vita, della sua esistenza, il cui valore io non valuto in senso assoluto, ma riferito alla sua qualità.

Non sono io che devo mantenere la demografia né in Italia né nel mondo. Siamo in crescita, il pianeta non sente la mancanza di mio figlio per far numero. Io però posso valutare quanto testa di cazzo, mediocre, pezzo di merda inutile e deleterio io sia, egoista, debole, fragile, piagnisteo e ignorante. Voglio DAVVERO che mia figlia abbia un padre del genere? Sono deprepcabile e criticabile in una infinità di modi. Voglio che queste critiche possano cadere a pioggia su mi* figli* ? E poi ho 43 anni. Nei 20 anni di mia figlia ne avrei 60. Sono una testa di legno già ora, figurati dopo.

Sono uno spiantato: che vita gli offrirei, in un mondo di ignoranti conformisti quale sta diventando questo paese?

Mio figlio potrebbe dirmi sempre “perché? Perché mi hai messo al mondo se è QUESTO che mi aspettava?” e io dovrei dirgli “figlio mio… hai ragione tu, non c’è un buon motivo”.

E quindi quale che sia la vostra opinione, questa è la mia. Secondo voi uno così dovrebbe fare il padre? Consigliata la visione di Idiocracy, subito.

VASECTOMIA

legatura dei dotti deferenti - vasectomiaLa vasectomia SI PUO’ fare, in Italia, presso il servizio pubblico (mi dicono circa 45 euro). E non ci sono LEA che tengano: ho contattato personalmente il responsabile dei LEA presso il ministero e ha risposto. Si può. Poi troverete i medici obiettori. Ok. Questi sono cazzi diversi. E’ priva di pericoli? No. Ci sono percentuali di casini vari, uno dei quali è “senso cronico di pesantezza ai testicoli”. L’alto rischio è di ricanalizzazione spontanea: motivo per cui bisogna fare spermiogrammi ogni mese per un po’. E poi esiste un altro rischio, la cui percentuale statistica, assieme a questi altri rischi, è tra l’1% e il 2%. Inoltre la reversibilità è assai difficile, se questo vi interessa.

Finito l’intervento, terminato il periodo con gli spermiogrammi, contatterò la stampa nazionale per segnalare che un ospedale mi ha opposto diniego adducendo come motivazione il divieto a causa dei LEA. E assieme la risposta del Ministero. Ma dopo. Le palle sono le mie 🙂

Nel frattempo questo è quello che so: la mia BOHNONSO morosa (siamo assieme? non lo so) ha detto che suo padre dopo questo ha una palla atrofizzata. Voleva spaventarmi. Comunque suo padre chiava come un manzotoro. Si ejacula ancora ma non si emettono spermatozoi, a quanto ricordo e questi vengono comunque sempre riassorbiti dal corpo. Quindi erezione a posto, ejaculazione a posto, piacere a posto. Ormoni e cazzi vari che interessano il sesso: a posto. Non si figlia. Ma … era quello lo scopo. La cosa interessante sarà, giuro, questo me lo aspetto, trovare una che pensa di farsi mettere incinta, trovarmi in tribunale e RIDERE FORTISSIMO. Questo lo farei volentieri, giuro, sadismo puro verso le troie che si comportano in questo modo con i poveri sfigati (come del resto facevano i maschi 100 anni fa per incastrare le donne).

Ovviamente se mai avessi una possibilità di non rimanere solo, mi taglio via la possibilità di stare con una che vuole figli. Ma di certo non con una che li ha già 🙂 Quella SI che sarebbe una scelta, vera.

cambiare lavoro ogni giorno? davvero?

Ovvero “il debole soccombe”.

immagine di un leopardo con la preda tra le fauci

un effetto della competizione

“Adapt and survive” dicono molti anglofoni… penso siano americani, ma non ho approfondito. Certo, sembra che questa antifona venga ripetuta volentieri negli ultimi 20 anni… quando ti presenti ad un colloquio con 40 lavori però il tuo datore di lavoro stranamente sembra non essere d’accordo.E forse nemmeno il tuo cliente, se gli dici che sei stato programmatore, fotografo, ragioniere, imbianchino, chitarrista, che hai lavorato al supermercato, fatto l’autista, il meccanico, il falegname, il grafico, lo scrittore, il giornalista, l’imbianchino, lavorato all’autogrill, fatto il barista, il presentatore, il venditore di questo, quello e quell’altro, il lavapiatti e il cameriere, sarà felice della cosa che gli proponi ora. Tutti ti chiederanno esperienza.

E come fai a farti esperienza se devi cambiare lavoro ogni 10 anni (questo ti suggeriscono per non fossilizzarti, quanto meno di cambiare posto) ?

Molti parlano di evoluzione e adattamento, dimenticando che questi vocaboli nascono da una scienza che i cambiamenti li vede su una scala che si muove come minimo di centinaia di anni, oppure di intere generazioni (so che troverò il bastardo che mi cita i batteri), ma normalmente di migliaia di anni.

Cambiare lavoro quando un lavoro non c’è più non è una cosa possibile in un mondo di lavoro di qualità, specializzato, specialistico … dove un tecnico (di qualsiasi cosa) non viene valutato di più di un manager. Come fai? Devi imparare una cosa specifica, con molti dettagli, pratiche, abitudini o accorgimenti… dopo averne imparata un’altra ed eseguita per… quanto? 10 anni? EH no! Devi essere pronto al cambiamento ogni qual volta si presenti questa possibilità, ma tipo subito. Domani.

Cioé mentre stai ancora capendo come funziona quella attuale. If you can’t stand the heat get out of the kitchen ti dicono i più duri, giusto? E in effetti questo è, sempre più forte, il messaggio che ci da il mercato. Questo è la competizione: la competizione ha come effetto secondario che il debole soccombe. E se tanti deboli debbono soccombere significa che c’è scarsità per una quantità elevata di individui: mettere al mondo consapevolmente nuovi individui in un meccanismo che gli triterà l’anima è semplicemente perverso. Continue reading →