Paradosso vecchiaia

Certamente quando l’età avanza si accumula esperienza. Uno pensa “esperienza = competenza”. Ma anche rotture di coglioni vissute. Esperienze di merda. Delusioni. Amarezze. Mentre ti viene presa a martellate la forza, drenata l’energia che devi continuare a pompare dentro solo per stare in piedi mentre tutto ti prende a calci e grandinate… una cosa che accumuli è la fatica. Il “non ne posso più”, “anche basta”, “ne ho pieni i coglioni”, “non un’altra volta”, “succede sempre questa merda”.

Certo, ti puoi rimboccare le maniche, prendere un respirone e fare quello che devi. Ma appunto: devi.

Se non devi, tendenzialmente hai esaurito la tua quantità di energia disponbile per la merda, non per aprirti a curiosità, diversità, opportunità, possibilità.

“Ho già dato” se ti hanno menato per tre ore e sei stato un duro a incassare, non è che alla quarta dici “ho esperienza quindi non mi avete frollato la carne e ora sono maciullato”. Non tutto incallisce, qualcosa si incrina, si spezza, si indebolisce, si fiacca. E a noi tutti fa schifo la debolezza: ecco perché non vogliamo stare con chi non ci sopporta, vicendevolmente. Non deve, in effetti, farlo, così come non siamo tenuti noi.

E allora ognuno a casa propria, eccetera. No? Questo poi è quello che accade. Con un bel cane che è meglio delle persone, con tua figliachelacosapiùbellacheabbiamaifatto ma che se se ne va sei da capo. Con i gatti eccetera. Che non possono esprimere opinioni diverse dalla nostra, dirci che spariamo cazzate, che esistono altre vie.

È solo un ragazzino

Il giudizio (niente meno) che alcune donne (giovani o no) potrebbero prendersi la libertà , arbitrariamente , di dare – in base alla propria aspettativa – del partner maschile atteso è talvolta dimentica della propria condizione di debolezza mentre la accusa nell’altro. Quando ti aspetti “un uomo” , “maturità”, spesso quello che ti aspetti è in base al tuo bisogno e alle tue necessità alle quali non hai assolto sotto la tua responsabilità o che sono gli stessi problemi che indichi nell’altro, non l’unica cosa legittima da aspettarsi in una relazione, ossia “solamente” la connessione autentica e la sessualità (in caso di quel tipo di relazione). Il che è comunque raro e prezioso. Ma abbiamo problemi materiali e mancanze nostre. Aspettiamo che gli altri riempiano quei buchi. Se non lo fanno, mentre dovremmo farlo noi, allora li accusiamo, siamo delusi: come sempre, aspettative.

Non siamo professionisti gratis. Siamo esseri umani. Non siamo il caregiver che non avete avuto nell’infanzia e che forse è mancato anche a noi e ora siamo qui a cercare di tenerci su, solo che, storicamente, a noi è richiesto, imposto, di stare su, stringere i denti, tacere, sopportare la fatica e il dolore, a prescindere dal fatto che ci sentiamo o non ci sentiamo esattamente come voi.

Non siamo fornitori di beni e servizi.

Siamo esseri umani, con problemi, bisogni, individualità, gusti e necessità di connessione, collaborazione con gli altri umani a prescindere dal nostro volere. Non abbiamo qualcosa legato al cazzo che cambia queste cose. Eppure persino a quel pezzetto di carne viene richiesto un funzionamento in cui non siamo gli unici coinvolti: se io parlo non lo faccio a qualcuno che non ascolta, se faccio da mangiare e tu hai il palato della capra o super raffinato, se a te piace il calcio e a me i cartoni animati. Se a te piace piano e a me forte, se a me di sera e a te la mattina. Non ci sono cose scontate, ovvie: il tuo gusto è ovvio.

Per te.

Ah, lo fanno anche gli uomini? Ma certo. Come vedete la stronzata di “gli uomini” o “le donne” è appunto una stronzata. Non c’è una app installata nei genitali per definire la nostra umanità o il comportamento, salvo alcune specifiche funzioni e bisogni, di cui però bisogna parlare con cognizione di causa.

razzolo male

Il detto recita “predica bene, razzola male” (il calzolaio ha le scarpe rotte, medico cura te stesso … ecc) … riguardo al fatto di chiudere-ogni-contatto io sono il consigliere n.1 di questa pratica: “cerca di evitare i posti che frequento e conosci anche tu / nasce l’esigenza di evitarsi per non ferirsi di più” ci diceva il buon Battisti … Beh, concordo. Non vorresti chiudere? O vuoi? Ma comunque vi amate. O comunque soffri. O comunque sai che sarai in astinenza da amore.

Come fare?

DISTACCO NETTO: ban su tutti i social: Facebook E messenger soprattutto, BAN! BLOCCA! – Whatsapp BLOCCA, BLOCCA sulla rubrica del telefono sia SMS sia CHIAMATE, BLOCCA instagram, blocca G+ , youtube e qualsiasi cosa su Google; blocca HANGOUTS, blocca telegram, blocca snapchat e qualsiasi altro sistema. Avverti, su ogni sistema, come mai lo fai, un secondo prima di farlo. E fallo, e non sbloccare, resisti, resisti TRE MESI. Se sei in grado, fallo in modo EDUCATO anche con l’e-mail (metti un autoresponder dedicato e con autocancellazione, se riesci).

In quei tre mesi sarai a grattare le pareti tirandoti via le unghie fino al sangue, piangerai, penserai a chi non puoi sentire o vedere. Non cercare, non annusare l’aria, non andare casualmente in certi posti. Smettila, non farlo, non farlo mai.

Ecco, chiunque abbia seguito alla lettera il mio consiglio, ha avuto successo. Non ha sofferto più, si è ripreso, si è rialzato. Mi ha ringraziato, mi ha detto quante ne so, cazzo avevi ragione, cazzo si è successo così ma tu mi avevi già detto come fare… e grazie perché quando stavo per non farcela ti ho chiamato e tu.

E io non l’ho fatto. E io sono a terra come il più schifoso cocainomane a cercare la dose, ad annusare come un cane che forse sente puzza di lei se si è sfregata su un muro, su internet, in qualsiasi posto. E che cerco di non farglielo sapere (status di whatsapp a parte) e di non contattarla, di non fare lo stalker, di tenermi il dolore per me anche se mi manca come se mi avessero tirato via le ossa.

Perché io i consigli li do a voi, cari e care, perché so che siete forti: VOI potete seguire i miei consigli perché siete solo caduti un attimo e vi rialzerete. Io sono sempre stato un debole, fragile, codardo, pauroso pisciasotto e frignone viziato. E del resto non mi interessa di dimostrare al mondo che sono un duro che spacca. Che me ne frega? So quello che voglio come condizione per trovare gustosa la vita.