Pablo Honey 1st time

Fino a questa notte, Creep a parte, non avevo mai sentito Pablo Honey, lo confesso. Forse qualcuno, a suo tempo, ha tentato di farmelo sentire. Ma io sentivo altro, più metal classico, meno rumorosamente dolente.

Ora lo apprezzo. Quasi 30 anni dopo.

E ho anche sentito una tizia che fa Creep in modo stupendo, su youtube.

 

Sto anche sentendo il giardino dei Finzi-Contini. Sto capendo qualcosa, credo. Sto capendo che un certo tipo di narrativa narra cose che una volta era difficile vedere. E invece mi tirano due coglioni che levati. Forse perché sono un fotografo, non voglio che mi venga descritta la roba che posso e voglio vedere. Magari voglio che mi venga mostrata, oltre che vedermela io. Ma non mi interessa affatto, proprio mi annoia, la descrizione dei luoghi. Preferisco che la descrizione parli di qualcosa d’altro, ma non che descriva davvero il posto, i posti, la natura, l’architettura. Mi vanno, queste descrizioni, nella saggistica.

Credo di aver capito questo, recentemente.

Pensa un po’ quanto differente potrebbe essere un racconto di mio padre e mio. Io salterei ogni cosa non serva per raccontare cosa si provava. Lui forse descriverebbe anche gli interstizi tra le molecole. Credo io eh. E forse anche mia madre: è roba dei loro tempi. Ma mi dice B che anche Jane Austen e Wirginia Woolf si profondono in descrizioni minuziose di qualsiasi cosa, compresi gli abiti e l’affettazione attorno a questi dettagli di abiti. Credo sia perché la nostra cultura è molto visiva mentre la loro lo era infinitamente meno.

Is it possible?

C’era una volta… ad Hollywood (Tarantino)

Piaciuto! 😀 Cazzo si! Piaciuto!

C'era una volta a... Hollywood film di Quentin Tarantino - LOCANDINAEd ora ecco a voi uno sbocco di violenza catartico yeppa-ye: prima di andare al cinema B mi ha parlato di un tipo di situazione automobilistica (luogo in cui gli esseri umani ritornano allo stato di scimmia, io sicuramente, ma non vi vedo tanto diversi là fuori, eh, non sono solo) che vive con notevole frustrazione soprattutto perché la realizza dopo e come ci insegnava il buon Eros i pugni presi a nessuno li ha mai resi / e dentro fanno male ancor di più – la cosa ti rode; cosa succede: qualcuno compie un illecito, palese, sfrontato, pericoloso e trova te nei pressi che rallenti l’uscita dalla sua situazione momentaneamente illecita, ma illecita, e se la prende con te, che sei in mezzo ai coglioni, che qualcosa, ma ti urla, ti fa gesti, se rispondi ti rincorre ed eccetera eccetera fino ad arrivare ad un bel per futili motivi. Mi racconta questa cosa, ricordo gli innumerevoli casi, che spesso sono mancate precedenze, frenate che non sono state delle frenate, sorpassi che invadono la MIA corsia ma io sto solo procedendo, tu invece sei contromano, eccetera.

Quando però tu che commetti l’illecito ti incazzi con me, allora io non sono più il buonvecchio io. Eh no. Io mi incazzo di più, perché io mi facevo i cazzi miei e TU HAI FOTTUTAMENTE TORTO DUE VOLTE e avresti dovuto chiedere scusa, vergognarti, non farti notare o perlomeno avere il buon gusto di tacere.

E invece no. Continue reading →

Ad Astra : sono io.

Ad Astra, locandina del filmHo appena visto “ad Astra” con Brad Pitt; nell’altra sala ce n’era un altro con lui, di Tarantino. Tutti mi dicono delusione, riguardo a quest’ultimo. Nessuno mi ha parlato di “Ad Astra”.
È certamente il mio film. Lo comprerò su qualsiasi supporto fisico duraturo lo facciano uscire. Se non lo faranno uscire lo troverò pirata.
Ho pianto, naturalmente, disperatamente, almeno 2 volte. E poi rivoletti qua e là. Atmosfera un po’ “Solaris” forse… di cui ora non ricordo più niente (versione con Clooney). Questa è la fantascienza che vorrei sempre vedere, quella che alla fine non è fantascienza, che la fantascienza è una scusa per la filosofia, per un esperimento, per pensare, per un “se”. Ovviamente non mi riferisco alla fantascienza come scusa per il cappa e spada o i mostri con i tentacoli. Carino, ok, ma non è quello per cui ho ammirazione.
Ad Astra è un film sul senso della vita, sulla ricerca di sé stessi, sul senso di solitudine; questo a dispetto di quanto leggo in giro sulla trama (cazzate) e su quanto era nelle intenzioni del regista (rapporto-padre-figlio e ipotesi “siamo soli nell’universo”).

Introspettivo, silenzioso, durissimo nelle considerazioni. La storia portante è tutta sottovoce, come la sente lui, in sottofondo, non è importante, e apparentemente nega quello che lui apparentemente afferma ad alta voce continuamente, di essere concentrato solo sull’essenziale, a discapito del resto. Cosa che accade, effettivamente, solo alla fine. Continue reading →

Storia di un corpo – Daniel Pennac

Lo sto leggendo lentamente. Mi piace molto. Non darò mai via quel libro, credo. O perlomeno prima ne dovrò estrarre dei pezzettini, meravigliose citazioni. Così umano e viscerale, così utile per me proprio in questo preciso momento.

Naturalmente chiedete qualcosa ad un esperto e mi spalerà della merda, con aria di sufficienza. Ma a me che me frega? 🙂

love + death + robots

Questa serie su Netflix sembra fatta apposta per me, come spirito, tanto quanto Black Mirror. L’attrazione e l’atteggiamento che ho verso il racconto fantastico rispetto a quello più strettamente correlato al quotidiano, di qualsiasi profondità o ambito si tratti, mi pone sempre di fronte a qualche dubbio su cosa io sia. Non è che i film che trattano di argomenti della vita, i film “veri”, non mi piacciano. Anzi. Sempre più spesso, rispetto ad una volta, mi dico però che di realtà ne ho piene le tasche. Oppure no, ma la vivo con gli altri, non in opere di narrativa, che sia filmata o scritta.

Eppure non sono solo questo, io. Certo, si, cose più fantasiose o epiche mi piacciono. La fantascienza, però, di solito ha lo spirito della parabola, del mito: attraverso l’immagine evoca idee, ti lascia andare con questa sensazione, trattando un argomento altrimenti trattato da filosofia od altre discipline scientifiche in modo che pochi troverebbero emozionante, eccitante, al di là dell’interessante. Se non sei un nerd, non puoi comprendere davvero il sincero interesse che diventa entusiasmo per il nerd. Non sono pazzi, non sono disumani. Anzi, sono profondamente umani. Sono meno animali e più umani.

Del motivo per cui sono approdato al nuovo blog parlerò presto, compresi i nuovi dubbi su me stesso.

Dream Theater – Distance Over Time

Oh dai, finalmente un disco ascoltabile dei Dream Theater del post-Portnoy. Molto diretto. Non mi fa dire ohmygod, per ora (sono nel mezzo dell’ascolto) ma insomma, nemmeno mi fa dire “uffa, un’altra merda, sono morti da tempo”.

Unica cosa: ho letto in giro che questo è il “prog metal di una volta” e… cazzo!!!! Non ho niente contro quello NUOVO… solo che non so quale sia! 🙂 Come classificazione intendo! 😀

Aiutoooooooooooooooanzianoooooooooooooooooooooooo

(e il bello è che stavo nel negoziodellarobbagratis per cercare l’ultimo dei Greta Van Fleet, visto che io avevo solo il primo e un singolo … e chi ti trovo? Dai! 🙂

E si, si, certo, si sente da morire la mancanza di Portnoy. Questo è solo un ottimo batterista, non sembra uno che ci mette il suo. E anche il suono sembra tornato alle batterie anni ’80 … tanta compressione.

Cmq lo sento volentieri. E lavoro.

PS: Viper King è divertentissima! 🙂

Il corriere – The mule : CONSIGLIATO

il film “il corriere” (The Mule) con Eastwood è classificato “thriller, poliziesco, drammatico”. Beh vedete un po’ voi se secondo voi la parte “thriller / poliziesco” va davvero considerata.

Il film è terribile e spassoso. Terribile per la caratterizzazione di quel personaggio che fa quello che fa, che se ne rende conto, che non è migliore di quello che è. Non intendo terribile perché fa schifo. Diciamo terrific, in senso inglese, uh?

Mi rimane ovviamente questo promemoria: il tempo non si può comprare.

Extraconsigliato.