Israele ti GAZA parecchio: PARABELLUM USA, guerrafondai by design dal 1800

Israele può fare il cazzo che gli pare a Gaza contro la Palestina, perché ha con sé gli USA. Agli USA serve Israele, contro l’Iran. Ma che cazzo gli ha fatto ‘sto Iran? Ma niente dai: esiste e insiste fastidiosamente a osar considerare gli invasori come tali. Che stronzi eh?

Exporing Gunship Diplomacy since 1800

Perché gli USA sono così preoccupati dall’Iran?

  1. Rivalità geopolitica e militare nella regione:
    Gli Stati Uniti vedono l’Iran come un attore destabilizzante in Medio Oriente. L’Iran ha cercato, sin dalla sua rivoluzione islamica del 1979, di ridisegnare gli equilibri geopolitici regionali. La rivoluzione ha rovesciato il regime filo-occidentale dello Shah, instaurando una repubblica teocratica che ha assunto posizioni ideologicamente ostili verso gli USA.

L’Iran ha sostenuto gruppi e movimenti che gli Stati Uniti considerano “terroristi”, come Hezbollah in Libano, Hamas nella Striscia di Gaza e le milizie irachene pro-iraniane. Inoltre, l’Iran è stato accusato di aver contribuito a destabilizzare vari paesi arabi, come l’Iraq e la Siria, attraverso il suo supporto a regimi e gruppi alleati.

  1. Il programma nucleare iraniano:
    Questo è un altro elemento centrale nella tensione tra USA e Iran. Gli Stati Uniti e molte altre nazioni (come Israele) temono che l’Iran possa sviluppare capacità nucleari militari. Nonostante l’Iran abbia sempre sostenuto che il suo programma nucleare sia a scopi pacifici (produzione di energia, ricerca medica), la preoccupazione è che possa, a lungo termine, acquisire l’abilità di costruire armi nucleari.

Il 2015 ha visto l’accordo internazionale noto come JCPOA (Joint Comprehensive Plan of Action), che ha cercato di limitare e monitorare il programma nucleare iraniano in cambio di un alleggerimento delle sanzioni economiche. Tuttavia, nel 2018, l’amministrazione Trump si è ritirata dall’accordo, aumentando le tensioni. Da allora, l’Iran ha iniziato a ridurre i suoi impegni verso l’accordo, riprendendo attività nucleari controverse.

  1. L’Iran come potenza regionale:
    Oltre alla questione nucleare, gli Stati Uniti temono che l’Iran voglia espandere la sua influenza in tutta la regione. In particolare, l’Iran cerca di creare un “corridoio terrestre” che vada dalla sua frontiera attraverso l’Iraq e la Siria fino al Libano, permettendogli di rafforzare il suo controllo sulla regione e influenzare direttamente Israele e altri alleati degli Stati Uniti. Questo tipo di influenza regionale è percepito dagli USA e dai suoi alleati come una minaccia strategica alla sicurezza.
  2. L’Iran e il sostegno al terrorismo:
    Gli Stati Uniti accusano l’Iran di sostenere attività terroristiche e gruppi che minacciano la sicurezza regionale e globale. Le milizie e i gruppi che l’Iran appoggia hanno spesso combattuto contro le forze degli USA e dei suoi alleati in Medio Oriente. Per esempio, in Iraq, dopo l’invasione statunitense del 2003, l’Iran ha sostenuto gruppi militanti come le Forze di Mobilitazione Popolare (PMU), che hanno combattuto contro l’occupazione americana.
  3. Influenza economica e alleanze strategiche:
    Gli Stati Uniti vedono il Medio Oriente come una regione strategicamente cruciale non solo per la sicurezza ma anche per l’accesso a risorse energetiche, in particolare il petrolio. Se l’Iran dovesse diventare una potenza regionale dominante, potrebbe avere la capacità di alterare gli equilibri energetici globali, influenzando i prezzi del petrolio e la stabilità economica mondiale.
  4. La rivalità con l’Arabia Saudita e altri alleati sunniti:
    Gli Stati Uniti hanno alleanze molto forti con paesi sunniti come l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar e il Kuwait. L’Iran, essendo a maggioranza sciita, è in contrapposizione a questi paesi sunniti. Gli Stati Uniti sono preoccupati che un Iran potente e influente possa minacciare i loro alleati e creare un contrappeso nella regione, destabilizzando ulteriormente il Medio Oriente.

Perché gli USA “non possono farsi i fatti loro” e lasciare che gli altri si facciano i propri?

  1. Interessi strategici e alleanze:
    Gli Stati Uniti hanno interessi vitali in Medio Oriente, dove hanno basi militari e una presenza diplomatica consolidata. La sicurezza di Israele è una delle principali priorità per Washington, e Israele vede l’Iran come una minaccia esistenziale, soprattutto per quanto riguarda il programma nucleare iraniano. L’alleanza tra USA e Israele è così forte che gli Stati Uniti sono disposti a intervenire per proteggere gli interessi israeliani, anche se ciò significa entrare in conflitto con l’Iran.
  2. L’instabilità regionale:
    Se l’Iran riuscisse a espandere la sua influenza in modo significativo, non solo si metterebbe in gioco la sicurezza dei suoi vicini, ma potrebbe anche destabilizzare tutta la regione, aumentando il rischio di conflitti più ampi. Gli Stati Uniti, storicamente, non sono disposti a lasciare una simile instabilità crescere, soprattutto in una zona così strategicamente importante.
  3. Il ruolo della Cina e della Russia:
    Gli Stati Uniti vedono anche la crescente alleanza tra l’Iran, la Russia e la Cina come una sfida geopolitica. Mentre l’Iran è alla ricerca di maggiore supporto da queste due potenze, gli Stati Uniti sono preoccupati che questa alleanza possa minare la loro influenza nella regione e nel mondo. La Cina, in particolare, ha iniziato a giocare un ruolo sempre più importante nella politica iraniana, con investimenti infrastrutturali e accordi economici. Questo è visto come una minaccia agli interessi economici e politici degli Stati Uniti.

Gli USA “non possono” semplicemente “farsi i fatti loro” in Medio Oriente per una serie di motivi interconnessi, tra cui la sicurezza degli alleati regionali, l’equilibrio del potere nucleare, il controllo delle risorse energetiche e la rivalità con potenze come la Russia e la Cina. La presenza strategica degli USA in Medio Oriente ha radici profonde che si dice vadano al di là di una semplice “questione di potere”, ma riguarda la protezione di una rete di alleanze e interessi vitali per la sicurezza globale (?) e la stabilità economica (di chi?) . D’altro canto, l’Iran cerca di mantenere la sua indipendenza, sfidando l’ordine mondiale a guida occidentale e cercando di rimanere come un attore centrale nella propria regione.

Sintesi essenziale — da quando gli USA smettono di “farsi i fatti loro” e diventano potenza interventista

Gli Stati Uniti passano progressivamente da potenza continentale a potenza globale in varie fasi chiave. Non fu una singola “decisione”, ma una serie di sviluppi politici, economici e strategici:

  1. Monroe Doctrine (1823)
    • Dichiarazione presidenziale che ingiunge alle potenze europee di non intervenire nelle Americhe. È l’inizio politico-ideologico dell’ingerenza statunitense nell’emisfero occidentale: «queste sono cose nostre, voi fuori». Non è già interventismo armato su scala globale, ma imposta un ruolo di poliziotto regionale.
  2. Espansione continentale e Guerra messicano‑statunitense (1846–1848)
    • Espansione territoriale (Manifest Destiny). La guerra col Messico porta a grandi acquisizioni territoriali (Texas, California ecc.) e dimostra la volontà di usare la forza per interessi nazionali.
  3. Giro verso l’esterismo — Guerra ispano‑americana (1898)
    • Abbandono dell’isolationism: vittoria rapida contro la Spagna; gli USA ottengono Cuba (de facto), Puerto Rico, Filippine, Guam. Segna l’inizio di un’imperialismo oltre‑oceano (coloniale / neocoloniale).
  4. Dottrina Roosevelt e interventi latinoamericani (inizio XX secolo)
    • Roosevelt Corollary (1904): i USA si autoproclamano «poliziotti» dell’emisfero. Seguono i “Banana Wars”: interventi militari, occupazioni, supporto a governi amici in America Latina e Caraibi (Haiti, Repubblica Dominicana, Nicaragua, Panama).
  5. Prima e Seconda Guerra Mondiale
    • WWI (entrata 1917) e soprattutto la WWII (entrata massiccia 1941) trasformano gli USA in superpotenza industriale e militare. Dopo il 1945 gli USA rimangono con una rete globale di basi e responsabilità.
  6. Guerra Fredda e politica di contenimento (dal 1947)
    • Truman Doctrine (1947) e NSC‑68 (1950) formalizzano la strategia: contenere il comunismo ovunque — ergo interventi esterni, aiuti, alleanze (NATO), colpi di stato e operazioni segrete.
    • Esempi concreti: golpe CIA in Iran (1953) che rovescia Mossadeq; Guatemala (1954); supporto a colpi e regimi anti‑comunisti in decine di casi.
  7. Guerre per procura e interventi aperti (anni ’60–’70)
    • Guerra del Vietnam: impegno militare massiccio (escalation anni ’60), dimostrazione di volontà di intervenire militarmente per bloccare sfere d’influenza.
    • America Latina e Africa: sostegno a regimi amichevoli e milizie per contenere sinistre o nazionalisti che minacciano interessi strategici.
  8. Doppia eredità: guerra economica e legale
    • Dopo la Guerra Fredda: uso massiccio di sanzioni economiche, pressione diplomatica, supporto ad alleati regionali (es. Israele), dottrina di risposta rapida, basi globali e capacità di proiezione di potenza (portaerei, forze speciali).
    • Esempi recenti: Golfo (1991), interventi balcanici (anni ’90), invasione dell’Iraq (2003), guerra in Afghanistan (2001–2021), operazioni tramite droni e forze speciali.

Meccanismi che gli USA usano (oltre al semplice “potere militare”)

  • Forza militare convenzionale: interventi aperti, basi, attacchi aerei.
  • Operazioni segrete: CIA e servizi segreti per colpi di stato, assassinii mirati, destabilizzazioni (mezzi non trasparenti).
  • Supporto a proxy: armare/sostenere alleati locali o milizie amiche per proiettare influenza senza invasione diretta.
  • Sanzioni economiche: strumento potente per coartare economie avverse.
  • Aiuto economico e diplomatico: Marshall Plan, aiuti condizionati, diplomazia.
  • Dottrina ideologica: contenimento del comunismo prima, «promozione della democrazia» spesso dopo; entrambe usate come giustificazione.
  • Influenza economica e multinazionali: aziende e interessi commerciali spesso legati alle politiche estere (es. energia, accesso ai mercati).
  • Alleanze e garanzie di sicurezza: scudi e interventi in difesa degli alleati (es. protezione di Israele, garanzie ai paesi del Golfo).

Quando si può dire che gli USA «decidono di non farsi i fatti propri»?

Non c’è un giorno preciso: è un processo culminato tra fine XIX e metà XX secolo (1898–1945) e sistematizzato durante la Guerra Fredda (dopo il 1947). Da allora, l’interventismo è parte strutturale della politica estera degli USA — con alternanze di intensità e giustificazioni ideologiche.

Perché lo fanno:

  • Sicurezza nazionale percepita: proteggere rotte strategiche, risorse (es. petrolio) e garantire che potenze rivali non controllino nodi chiave.
  • Interessi economici concreti: accesso a materie prime, protezione di investimenti di aziende USA, stabilità che favorisca il commercio globale dominato dal dollaro.
  • Sistema di alleanze: proteggere gli asset e gli alleati (Israele, Arabia Saudita, Corea del Sud ecc.) che a loro volta rafforzano la posizione globale statunitense.
  • Ego geopolitico e ideologia: “American exceptionalism”, volontà di modellare il mondo secondo interessi/valori USA.
  • Meccanismi di potere interno: lobby industriale-militare, interessi politici interni che premiano interventismo, relazioni tra élite politiche e affari.

Critiche e realpolitik

  • Questo approccio ha portato spesso a contraddizioni: sostegno a dittatori amichevoli, interventi che hanno creato instabilità a lungo termine, violazioni di sovranità altrui e risentimento regionale.
  • Storici e analisti sono divisi: alcuni vedono le azioni USA come necessarie per la stabilità globale; altri le definiscono imperialistiche e responsabili di molti conflitti successivi nella regione (e altrove).

Fonti e autori che approfondiscono (per verificare senza propaganda)

  • Revisionisti/critici: William Appleman Williams (sulla politica del “Open Door”), Noam Chomsky (critico dell’imperialismo USA), Andrew Bacevich (sull’uso eccessivo della forza).
  • Storici della Guerra Fredda: John Lewis Gaddis, Odd Arne Westad.
  • Studi su specifici colpi di stato e operazioni: documentazione su Iran 1953 e Guatemala 1954 (archivi CIA declassificati, lavori accademici).
  • Analisi contemporanee: libri e articoli su Iraq 2003, Afghanistan, uso dei droni e sanzioni.

Qualcuno parlerebbe di predazione, ingiustizia e ipocrisia: descrizione cruda, ma molti fatti storici e comportamenti statali la giustificano in parte.

1) L’ accusa — riassunto in una frase storica

Gli USA, come potenza, hanno spesso agito perseguendo interessi strategici ed economici con metodi che vanno dal soft power al ricatto economico, da interventi militari pieni e diretti a operazioni segrete e supporto a regimi compiacenti. Questo ha prodotto benefici per élite (politiche, militari, economiche) e costi per popolazioni altrui (instabilità, repressione, perdita di sovranità, sofferenza).

2) Esempi concreti che supportano l’accusa (fatti noti, verificabili)

  • Colpo di Stato in Iran, 1953 (Operazione Ajax): la CIA e l’intelligence britannica rovesciarono il primo ministro nazionalista Mossadeq dopo che aveva nazionalizzato il petrolio. Ne seguì il ritorno dello Shah e un lungo periodo di repressione.
  • Guatemala, 1954: rovesciato il governo democraticamente eletto di Jacobo Árbenz in parte per proteggere interessi della United Fruit Company.
  • Cile, 1973: sostegno USA ai gruppi che portarono al golpe contro Allende e all’ascesa di Pinochet (repressione e violazioni dei diritti umani).
  • Supporto a dittature anticomuniste: America Latina (anni ’60–’80), Asia e Africa: armi, addestramento, sostegno politico a regimi repressivi se “servivano” gli interessi geopolitici.
  • Vietnam (1965–1975): escalation militare massiccia per contenere il comunismo; enorme distruzione e perdita di vite civili.
  • Iraq, 2003: invasione giustificata su presunte armi di distruzione di massa inesistenti; conseguenze: lunga occupazione, instabilità regionale, crescita di ISIS.
  • Uso sistematico di sanzioni: Iran, Cuba, Venezuela — strumenti economici che colpiscono le popolazioni civili e limitano la sovranità economica.
  • Supporto armato e politico a Israele e ai regimi del Golfo: interventi regionali e protezione di interessi energetici e geopolitici, anche quando ciò alimenta conflitti locali.

Questi esempi non sono propaganda: sono fatti storici ampiamente documentati — archivi declassificati, ricerche accademiche, inchieste giornalistiche.

3) Come lo fanno — i meccanismi di potere

  • Forza militare globale: basi, portaerei, capacità di proiezione.
  • Operazioni segrete della CIA e spionaggio per influenzare governi esteri.
  • Supporto a proxy/alleati: armi, addestramento, fondi.
  • Sanzioni economiche e coercizione finanziaria: pressione tramite accesso ai mercati, al sistema bancario in dollari, e attraverso istituzioni multilaterali dove gli USA hanno grande influenza.
  • Soft power condizionato: aiuti, investimenti, media e cultura che creano dipendenza o consenso.
  • Lobbying e “complesso militare-industriale”: interessi economici domestici che premiano guerra e interventismo (Eisenhower lo avvertì nel 1961).

4) Perché non è solo “cattiveria pura” — ma non per questo scusa

Motivazioni miste: sicurezza percepita, accesso a risorse, mantenimento di maggiore influenza globale, difesa delle alleanze. Ma la realtà è che spesso gli interessi economici e di potere degli apparati e delle élite interne prevalgono su diritti umani e sovranità estera. Non è un “complotto” unico: è un sistema di incentivi politici ed economici che produce risultati predatori.

5) Ci sono limiti e contraddizioni

  • Non è monolitico: amministrazioni diverse hanno approcci diversi (isolazionismo vs intervencionismo; realpolitik vs “promozione della democrazia”).
  • Gli USA hanno anche contribuito a istituzioni globali, aiuti umanitari, campagne per la salute pubblica e alcune cause progressiste: non tutto è puro sfruttamento.
  • Ma le politiche predatorie esistono e sono parte consistente della storia americana contemporanea.

C’è buona ragione a sentire tutto questo come predazione: esiste una lunga storia di interventi che hanno favorito interessi di élite statunitensi e internazionali a spese di popoli e sovranità locali. Non è un “tutti cattivi” né una giustificazione morale; è il prodotto di potere, interessi e opportunismo politico-economico. La critica è legittima, e la rabbia è comprensibile. L’unico rimedio pratico è combinare memoria storica, mobilitazione politica internazionale, controllo democratico interno (trasparenza sulle operazioni estere) e regole multilaterali vincolanti che limitino abusi di potere: certo, ma… accade in misura rilevante?

1) Cos’era l’avvertimento di Eisenhower (1961)

Il 17 gennaio 1961, nel suo discorso d’addio alla nazione, Dwight D. Eisenhower — ex generale cinque‑stelle, comandante alleato nella Seconda guerra mondiale e presidente degli USA dal 1953 al 1961 — pronunciò una frase diventata storica e spesso citata così in inglese:

“In the councils of government, we must guard against the acquisition of unwarranted influence, whether sought or unsought, by the military‑industrial complex.”

Traduzione italiana corrente e sintetica:

«Nei consigli del governo dobbiamo proteggerci dall’acquisizione di un’influenza ingiustificata, cercata o non cercata, da parte del complesso militare‑industriale.»

Nel paragrafo che precede e segue questo passaggio Eisenhower spiega il contesto: dopo la Seconda guerra mondiale gli Stati Uniti si sono dotati di una gigantesca macchina militare e tecnologica permanente — industrie belliche, centri di ricerca, ampie strutture burocratiche e una rete politica che dipende da appalti, posti di lavoro e finanziamenti legati alla difesa. Lui lo descrive come un potere potenzialmente pericoloso per la democrazia se lasciato senza freni. Avvertiva anche che la politica pubblica poteva diventare “prigioniera” di un’élite tecnico‑scientifica e industriale.

2) Perché il suo avvertimento è rilevante (e cosa intendeva davvero)

Pochi punti concreti:

  • Non parlava di un singolo complotto, ma di un circuito di interessi: imprese produttrici di armi, centri di ricerca, alti ufficiali, politici che votano stanziamenti e rappresentanti eletti che vogliono posti di lavoro per i loro distretti.
  • Effetto auto‑alimentante: più risorse vengono destinate alla difesa → più lobby, posti e infrastrutture si formano → più pressione politica per mantenere o aumentare quei budget → incentivi per interventi o minacce percepite che giustifichino la spesa.
  • Rischio politico: le decisioni strategiche possono essere prese con lenti che privilegiano l’interesse industriale/militare piuttosto che il bene pubblico o la diplomazia.
  • Eisenhower lo diceva da insider: era un generale che aveva guidato la macchina di guerra; non era un pacifista naïf, ma vedeva i rischi reali di trasformare la guerra e la preparazione permanente in interesse strutturale.

3) Collegamento con chi critica: potere, indifferenza, capitalismo‑religione

Chi porta le osservazioni — che il problema non è solo “qualche persona cattiva” ma un sistema che premia la concentrazione di potere e di ricchezza e produce indifferenza sistemica — dialogano esattamente con quel che Eisenhower temeva. In pratica:

  • Il “complesso” non è solo militare: include lobbies, think‑tank, fondazioni, media, centri di ricerca e il “revolving door” (passaggi tra governo e industrie).
  • Incentivi: quando la politica estera e la sicurezza nazionale sono valutate anche in termini di posti di lavoro, profitti e interessi locali, diventa facile che la forza — o la minaccia dell’uso della forza — sia usata come strumento politico ed economico.
  • Noncuranza vs cattiveria: molte azioni non nascono da “cattiveria” personale ma da calcoli strutturali dove i danni collaterali sono tollerati perché il sistema li prevede o li legittima. Questo è spesso più pericoloso, perché è sistemico e legittimato.
  • Capitalismo come religione: la critica che fai — che il capitalismo viene trattato come verità indiscutibile e che il suo primato giustifica ogni mezzo — è storicamente fondata in molti dibattiti (evidenziata da studiosi che analizzano lobbying, deregolamentazione, e potere delle corporation).

4) Conseguenze pratiche (ciò che osserviamo nel mondo reale)

  • Politiche che privilegiano sanzioni, interventi militari limitati, guerre per procura o conflitti prolungati spesso favoriscono l’industria della difesa e creano utilità politica ed economica a più livelli.
  • Le elite economiche e i grandi interessi finanziari possono usare il loro potere per plasmare l’agenda estera — non sempre via direttive esplicite, ma tramite incentivi istituzionali e finanziari.
  • Questo spiega perché certe politiche persistono nonostante costi umani elevati: il sistema ricompensa chi mantiene lo status quo.

5) Sostanziale convergenza con: il capitalismo è il sistema che origina tutto questo

La questione non è solo morale individuale, è di struttura. È per questo che criticare l’azione statale come “predatoria” non è solo retorica: ha basi nei meccanismi di potere ed economia che Eisenhower vedeva e che da allora sono cresciuti e si sono diversificati.

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1) Discorso di Eisenhower (1961) – Il Complesso Militare-Industriale

Ecco il passaggio integrale del discorso che Eisenhower fece il 17 gennaio 1961. Il testo completo è abbastanza ampio, ma il punto cruciale riguarda la sua avvertenza sul potere del complesso militare-industriale. Di seguito c’è la parte centrale:


Discorso di Eisenhower – 17 gennaio 1961:

“In the councils of government, we must guard against the acquisition of unwarranted influence, whether sought or unsought, by the military-industrial complex. The potential for the disastrous rise of misplaced power exists and will persist. We must never let the weight of this combination endanger our liberties or democratic processes. We should take nothing for granted. Only an alert and knowledgeable citizenry can compel the proper meshing of the huge industrial and military machinery of defense with our peaceful methods and goals, so that security and liberty may prosper together.”

Traduzione Italiana:

“Nei consigli del governo, dobbiamo proteggerci dall’acquisizione di un’influenza ingiustificata, cercata o non cercata, da parte del complesso militare-industriale. Il potenziale per l’ascesa disastrosa di un potere mal indirizzato esiste e persisterà. Non dobbiamo mai permettere che il peso di questa combinazione metta in pericolo le nostre libertà o i processi democratici. Non dobbiamo mai dare nulla per scontato. Solo una cittadinanza vigile e consapevole può costringere all’integrazione corretta della gigantesca macchina industriale e militare della difesa con i nostri metodi pacifici e obiettivi, affinché la sicurezza e la libertà possano prosperare insieme.”


2) Come Funzionano Lobbying, Revolving Door e Finanziamento delle Campagne nella Politica Estera USA

Revolving Door:
Il termine “revolving door” si riferisce al flusso continuo di individui tra posizioni di potere nel governo e nel settore privato. Questa pratica, che è stata oggetto di molte critiche, permette a ex-politici, funzionari e alti ufficiali militari di entrare in aziende private o lobby industriali (specialmente nel settore della difesa) dopo il loro servizio pubblico. Questo crea un conflitto di interesse che facilita politiche che favoriscono il settore privato a discapito del bene pubblico.

Esempi di funzionamento:

  1. Sostegno a leggi pro-difesa: Politici che lavorano nei comitati di difesa, dopo aver lasciato il governo, passano a lavorare per aziende di armi o consulenza militare. Questi stessi politici, durante il loro mandato, sono più inclini a votare leggi favorevoli alla spesa per la difesa e all’adozione di nuovi contratti di armi.
  2. Caso Lockheed Martin: Lockheed Martin, uno dei principali appaltatori di difesa degli USA, ha avuto numerosi ex-alti funzionari del Pentagono nel suo staff. Ad esempio, ex-segretari della difesa e generali sono passati a dirigere le politiche aziendali di queste compagnie, ampliando il potere di influenzare le decisioni governative in favore della spesa per la difesa.

Lobbying e Finanziamento delle Campagne:

  • Istituzioni di lobbying come la AIPAC (American Israel Public Affairs Committee) sono esempi di come i gruppi di interesse possano avere un forte impatto sulla politica estera americana. La AIPAC ha svolto un ruolo centrale nel sostenere la relazione tra USA e Israele, influenzando decisioni politiche attraverso finanziamenti alle campagne elettorali, supporto per candidati e interazioni politiche dirette. Questo è un esempio di come i finanziamenti possano determinare la politica estera a livello governativo.
  • Corporate Donations: Alcuni dei principali finanziatori delle campagne elettorali sono società che operano nel settore della difesa. Queste aziende, tramite donazioni o tramite gruppi di interesse, promuovono leggi che aumentano il budget per la difesa e altre politiche che favoriscono le loro attività.

Esempi noti di lobbying e finanziamento:

  • Il caso di Dick Cheney e Halliburton: Cheney, vicepresidente sotto George W. Bush, aveva forti legami con Halliburton, una delle maggiori compagnie di energia e difesa al mondo. Nel periodo in cui era vicepresidente, Halliburton beneficiò enormemente dall’aumento della spesa militare e dagli appalti legati alla guerra in Iraq.
  • Le donazioni a favore della guerra in Iraq: Aziende come Lockheed Martin, Northrop Grumman e altre compagnie di difesa hanno donato enormi somme di denaro ai candidati politici che sostenevano l’invasione dell’Iraq nel 2003. Questi finanziamenti non solo aiutavano i politici a farsi eleggere, ma incentivavano politiche favorevoli a queste imprese.

3) I Casi Storici: La Legittimazione delle Politiche Imperialistiche USA

Per chiarire come tutto questo si traduca in politica estera, ecco tre casi emblematici che dimostrano il funzionamento del “complesso” in azione, con il supporto della lobby, la revolving door e i finanziamenti:


1. Operazione Ajax – Iran 1953

Contesto: Dopo che il primo ministro iraniano Mohammad Mossadegh nazionalizzò l’industria petrolifera del paese, gli Stati Uniti, con la complicità del Regno Unito, pianificarono e realizzarono un colpo di stato per rovesciarlo, riportando il monarca Shah Reza Pahlavi al potere. Mossadegh aveva minacciato gli interessi economici delle compagnie petrolifere occidentali, in particolare la British Petroleum.

Meccanismo: La CIA organizzò e finanziò il golpe, non solo per proteggere gli interessi economici delle multinazionali, ma anche per evitare l’influenza crescente del comunismo nell’area (durante la Guerra Fredda). Dopo il colpo di stato, molte delle figure coinvolte in queste operazioni passarono a ricoprire posizioni influenti in aziende petrolifere e difensive.

Risultato: L’Iran fu destabilizzato per decenni, con un regime autoritario e impopolare che creò un risentimento che alla fine portò alla rivoluzione iraniana del 1979.


2. Vietnam – 1965-1975

Contesto: Gli USA entrarono in Vietnam per fermare la diffusione del comunismo in Asia, sostenendo il governo del Sud Vietnam contro il Vietnam del Nord. Nonostante i tentativi di negoziato e la crescente opposizione alla guerra, gli Stati Uniti continuarono l’escalation militare.

Meccanismo: Le aziende statunitensi, in particolare quelle nel settore della difesa (come Boeing, Lockheed Martin), avevano enormi contratti per la produzione di armi e veicoli militari per il conflitto. Inoltre, l’industria bellica beneficiò delle politiche di interventismo militare. Gli interessi di queste aziende erano un motore economico potente che influenzava fortemente la politica estera americana.

Risultato: Il conflitto lasciò milioni di morti e una devastazione enorme in Vietnam, con effetti duraturi nelle relazioni internazionali. La guerra fu un fallimento strategico per gli USA, ma permise agli appaltatori di difesa di ottenere enormi profitti.


3. Invasione dell’Iraq – 2003

Contesto: L’invasione dell’Iraq nel 2003 fu giustificata dal governo degli Stati Uniti con la presunta esistenza di armi di distruzione di massa (WMD) in mano a Saddam Hussein, ma questa prova non fu mai trovata.

Meccanismo: Le aziende di difesa, come Halliburton (presieduta da Dick Cheney prima di diventare vicepresidente), ebbero contratti enormi per la ricostruzione e la gestione dei giacimenti petroliferi iracheni. Inoltre, i consiglieri del Pentagono avevano stretti legami con l’industria bellica, creando un circolo vizioso in cui la guerra favoriva le aziende di difesa. Le donazioni politiche e il lobbying giocano un ruolo decisivo nel portare avanti la retorica della “guerra preventiva”.

Risultato: L’Iraq fu destabilizzato, e i gruppi estremisti, come ISIS, emersero come risultato di un conflitto prolungato. Nonostante l’instabilità, le compagnie di difesa americane ottennero contratti miliardari.


Questi esempi dimostrano come il “complesso” di difesa, l’industria bellica e le lobby politiche abbiano giocato un ruolo cruciale nell’imporre politiche imperialistiche a favore di interessi economici privati, costringendo il governo a interventi in paesi terzi. Non è solo questione di alcuni individui cattivi, ma di un sistema che si alimenta attraverso interessi finanziari, lobby e revolving door, creando disastri geopolitici a vantaggio delle elites industriali.

la legittimità della proprietà privata

guerrieri combattono violentemente

volevamo comprarla ma non ce la vendi

Terriera, direi. Come prima cosa.

Leggo nel Dizionario di Filosofia della Treccani “Al di là dei diversi modi di concepirne l’origine – e quindi di fondarne la legittimità – la maggioranza dei pensatori liberali è convinta che la p. privata e il sistema di mercato rappresentino uno degli ingredienti indispensabili per il mantenimento della libertà individuale e, al tempo stesso, il metodo migliore per spingere gli uomini a usare nel modo più produttivo beni e risorse naturalmente scarsi.”.

Beh, “al di là […] di concepirne l’origine e […] di fondarne la legittimità” un bel paio di palle. Al di là, un bel paio di palle. Io non discuto di Rousseau e di chi per primo recintò un terreno.
Esistono oggi discendenti di antiche famiglie nobili o latifondiste di alcune città Italiane che – ora, adesso – sono ricchi di famiglia. Trasferimenti, eredità, interessi e gruppi bancari, investimenti. Ma “al di là” i miei coglioni!

Perché vogliamo allontanare da tutto questo la brutale natura dell’appropriazione indebita? Illegittima? Continue reading →

Mousse al senso di colpa idiota

A casa dei miei la Bibbia della cucina è “il cucchiaio d’argento”, ora leggete con voce fantozziana, tomo degli anni ’60 già proveniente dagli anni 50 con foto rivisitate, dal peso di 7 chili, e considerato portatore della Verità in cucina.

Parte degli antipasti del natale è la “mousse di tonno”. Tutto è di una semplicità disaramante, persino per me. Fatto sta che da una decina di anni la devo fare io. Magicamente io so cucinare. Ma anche se 10 minuti prima ero li, presente, a cena, a tavola e mentre mi facevo che so, una frittata, mia madre mi diceva come fare, con mia somma gioia. Questa faccenda richiederebbe la costruzione della macchietta di personaggio che è mia madre. Se avete presente Moni Ovadia che racconta come sia fatta in generale la mama ebraica, con alcuni tratti davvero grotteschi, dovrei fare questo. Se ne avessi voglia. Sarebbe anche utile perché in realtà c’è da ridere. Continue reading →

Aldo Togliatti e Marisa Malagoli Togliatti

Un servizio di Radio24 (trasmissione Il falco e il Gabbiano, con Enrico Ruggeri alla conduzione) oggi ha parlato di questi due personaggi, di cui non sapevo nulla.

Uno spunto che lascio anche a voi, per certi versi terrificante.

Aldo Togliatti: figlio sostanzialmente abbandonato ed affidato al lavaggio del cervello da parte del partito nel collegio-prigione di Ivanovo (altro argomento) e quindi tenuto sempre a distanza.

Marisa Malagoli Togliatti: figlia nata dalla relazione di Palmiro Togliatti con Nilde Iotti … di cui so poco ma ho trovato questo:

 

veer, e i soldi?

UPDATE: alla fine tutto è stato regolato; la mancanza di comunicazione nel frattempo non è stata gradita. Un classico del comportamento del “proprietario” con “gli altri”. Una cosa alla quale l’esperienza ti può preparare…

Ad alcuni dei collaboratori di Veer è stata mandata la seguente e-mail (più completa dello scarno comunicato presente nella zona “contributors”, ma non poi tanto di più) :

Dear Veer Contributor,

We’d like to provide an update on the VCG acquisition of Corbis (including Veer) and what it means for you as a Veer contributor.

First a quick recap on the key elements of the acquisition:
Corbis has announced the sale of the Corbis Images (excluding Splash), Corbis Motion, and Veer licensing businesses to Unity Glory International, an affiliate of the Visual China Group (VCG), a leading Chinese visual communications and new media business.
Following this transaction, VCG is expanding its longstanding partnership with Getty Images, and, after a transition period, Getty Images will become the exclusive distributor of Corbis content outside China.
What’s next for Veer?
As part of VCG’s purchase of Corbis and expanded partnership with Getty Images, Veer clients will be transitioned to iStock, and the Veer site will be retired on March 30th.
New content submissions to Veer will no longer be accepted as of today.
Royalties will continue to be paid through standard processes throughout the transition period.
Following site retirement you will be released from contractual obligations with Veer.
We will not be migrating any Veer content to iStock.
If you’re already a contributor to iStock there is no action to take, you will automatically benefit from the client transition.
If you are not currently a contributor to iStock and would like to be, here’s how to sign up:
Step 1: Join iStockphoto: newbielink:http://www.istockphoto.com/join [nonactive]
Step 2: Choose a Member Name: newbielink:http://www.istockphoto.com/create_membername.php [nonactive]
Step 3: Apply to be an iStockphoto contributor: newbielink:http://www.istockphoto.com/sell-stock-photos.php [nonactive]
Please enter the code “VEER” in the “Contributor Invitation Code” field of the application process and the iStock team will expedite your application.
The Veer team would like to thank you for the partnership over the years.

The iStock team welcomes all Veer contributors not already working with iStock to sign up and contribute. We are excited to expose your content to more customers.

Sincerely,

The VCG, Corbis/Veer and Getty Images/iStock Content Teams

Molti si chiedono:

  1. come faccio a cancellare tutto?
  2. Ok, dicono che pagano, ma come?

Anche io ho questo dubbio dato che ho cliccato ogni link esistente e non si vede più quanto ti devono e come fare ad averlo. Ok, io ho impostato il mio account paypal, ma non posso premere il tastino “OK, DAMME LI SORDI”.

eh.

Alla fine ciaraggione quell’amicomio comunistissimo che ti dice sempre “sei sempre un operaio, qualsiasi cazzo di cosa tu faccia, partita iva, non partita iva … sei sempre un cazzo di operaio di merda e quindi devi lottare con noi!”.

Ma quasi quasi direi che si.

Quindi grosse puttanate a parte, si sente la mancanza di un associazione che difenda la massa di lavoratori (orc … ci casco) … che possono essere partite iva, artigiani, singoli lavoratori … alla fine muoviamo un sacco di soldi, siamo di più di quei quattro stronzi. Perché non possiamo avere un potere gigante? Siamo proprio una massa di coglionazzi.

giudici cattivi! comunisti brutti!

Ad alcuni criminali di grosso calibro piace prendersela coi giudici (sono così cattivi che non gli lasciano fare quello che vogliono, cattivi!) e naturalmente data la loro comprensione della politica come “se non fai quello che voglio io, soffri o muori”, anche con i comunisti.

Ah ma mica tutti eh. Nel video un esempio più illustre di altri, che sono meno illustri.

cresciuti ignoranti per divenire schiavi

Siamo stati cresciuti ignoranti. Al primo politico che le BR hanno toccato tutto è stato distrutto e il potere ha mostrato la sua vera forza brutale ed anche tattica a lungo termine: isolare, zittire, ammosciare, confondere, ingannare.

Ma nel frattempo, che sia per calcolo o che non lo sia, abbiamo lasciato e forse anche spinto parecchio (ma spinto con la volontà di un bruto, non con quella di un ideologo) per essere ignoranti e pigri.

Dove sono le rivoluzioni? Dove sono i culi verniciati di rosso col cappuccio in testa alla Don Camillo & Peppone? Dove sono le stragi di omicidi suicidi fatte dai padri di famiglia non contro i propri cari, ma contro i mandanti del proprio disastro? Naturalmente non siamo stati cresciuti come assassini, ma come suicidi. Quel poco di coscienza che ci rimane ci fa capire che siamo servi, cresciuti come servi perché al momento della richiesta “va bene, allora dimmi tu come dobbiamo fare” su questioni complesse e difficili, le persone di buona volontà NON SANNO COSA FARE, NON SANNO COME FARE e spesso quelli che restano non sono affatto di buona volontà. Continue reading →

una cosa che le aziende fanno per non fallire del tutto: concordato preventivo

Se, come me, non sapete tutto di ogni cosa, lavorate e vi interessate a faccende magari anche pragmatiche ma non possiedete un’azienda, magari non sapete cosa può succedere ad una ditta in cui lavorate … ad esempio invece di fallire, l’azienda può proporre a tutti coloro con cui ha dei debiti, di pagarglieli un po’. E voi direte “eggraziealcazzo, quale fesso accetterebbe?” … eh… secondo voi perché esiste questa possibilità, allora?

Succede che la ditta Salkaziani Rondelle ha un credito con la Scroccamerli Corp, diciamo, di un milione di euro. La Scroccamerli dice a lei, e a tutti gli altri con cui è in debito, “sentibbellooooo… io quei soldi non ce li ho e peggio va e meno ne ho… che dici… ne accetti di meno e la facciamo finita qui?” … se un certo numero di questi creditori dice “ehvabbbé, piuttosto di non ricevere nulla, becchiamoci di meno” … allora la cosa si fa.

Vi interesserà sapere che di questi tempi i creditori accettano concordati preventivi anche per il 20-10% del debito. La cosa non risulta interessante nemmeno per gli avvocati che debbono gestire queste pratiche, perché quasi non gli vien fuori l’onorario.

E l’Italia, di queste cose, si sta riempiendo: altri elementi di desertificazione. Naturalmente i dipendenti (se vi interessa questo punto di vista) sono in posizione privilegiata come in svariati altri casi… ma attenzione, ora che sapete che questa pratica esiste, informatevi in quali modi potrebbe toccarvi. Ora… chiedetevi se in questi ultimi 15 anni i Cinesi sono stati stronzi o furbi a farsi pagare sempre in anticipo da noi.

Vi ricordate quando Tremonti e altri del PDL nel pre-monti, magari cacando in testa al povero Prodi (che comunque aveva preso la strada giusta per non finire come invece siamo finiti, dato che era brutto e cattivo perché voleva far pagare le tasse) , dicevano che c’era il problema del non venire pagati… lo dicevano da “gente del mercato”, non da comunisti o da pueblo-proletari … non da comunisti … però dicevano che ovviamente le leggi c’erano, ma che farle rispettare non avrebbe giovato al mercato perché … come potevi esigere il debito? Poi il debitore si sarebbe offeso e con lui non avresti più lavorato, no? eh. Si offendono, non son cose belle, son prorio bruttine deh.

Ma se domani il bastardo invece di saldarti dopo un anno ti fa uno scherzetto come questo qui che vi ho descritto sopra e vi da il 10% di quello che vi doveva… chi se ne strasbatteicoglioni se si offende? Che ti frega di un cliente così? E ai dipendenti, che lavorano per te, non verrebbe da stringerti i coglioni una morsa dato che poi per la tua dabbenaggine nel non farti pagare dal cliente, lui e tutti gli altri perdono il lavoro?

Sarà anche vero che tu non sei un commerciale e non sai di cosa parli, si è sempre fatto così – ma in effetti guarda un po’ … i Cinesi che hanno gli schiavi che ti piacciono tanto, si fanno dare tutti i soldi prima e se non gli consegni i soldini non ti danno la merce con la quale tu DOPO farai i soldini. E in UK? Secondo voi “pagamento a 120 giorni” che poi diventa un anno… è possibile? E’ possibile di essere cattivi pagatori? Oh… quelli hanno le blacklist per chi paga male. Da noi finisci in black list “dei fessi” se paghi regolarmente.

Bla!

Desindacalizzare, precarizzare, terrorizzare: come eliminare il diritto dei dipendenti in 3 semplci mosse.

immagine raffigurante un uomo che vomita sotto la scritta vomito ergo sum

benessere e ottimismo

Applicandosi con costanza e determinazione otterrete il controllo! Trasformate i vostri concittadini in servi obbedienti o che muoiano senza puzzare troppo (che diminuisce la propensione al consumo).

Ecco una interessante sequenza di mosse che un’azienda può fare per desindacalizzare, desertificare di diritti e rendere precaria la situazione di tutti i propri dipendenti se non è tanto solida e naviga in cattive acque:

Fase 1: Con la motivazione “non mi serve più” butta fuori in cassa integrazione + mobilità tutti quelli che vuole (ovviamente chiude rami funzionali precisi: “non mi serve più la produzione, la programmazione e l’ufficio acquisti” “non mi serve più la fatturazione staccata dalla contabilità” “non mi serve più il magazzino” “non mi serve più l’information technology” “non mi serve la progettazione, l’ufficio tecnico, l’ufficio prodotto, il design, e l’R&D” “non mi serve la manutenzione elettrica, quella meccanica, quella generica” “non mi serve la sicurezza, il controllo, gli usceri” … ecc.

Un pezzo alla volta.

Fino a ridurre a meno di 15 dipendenti: fase 2.

Il dipendente (e il suo futuro, quello della sua famiglia) di un’azienda con meno di 15 persone è pressoché privo di diritti, di protezioni, in caso di situazioni difficili: ovviamente non sto a parlare di casi idilliaci con il capo e il dipendente che – intellettualmente onesti – discutono animatamente e con passione ma si rispettano sempre e per sempre, cenano assieme se vogliono (non perché “se non lo fai il capo ti guarda male” , si, ne conosco di posti così e lo stile Google non è tanto differente, ai miei occhi) e nessuno mai in nessun  diverbio metterà in discussione il tuo lavoro e con esso la tua vita.

Parlo di casi normali: ci sono problemi, non si sa più a che santo votarsi e intanto si licenzia, poi si vedrà. Tu che sei licenziato sai bene che non becchi un cazzo: che non pagherai l’affitto o il mutuo casa o auto. Che nulla ti tutelerà per il periodo necessario (che non si sa quanto sia!) … che sei vecchio a 26 anni per lo stesso mercato che ti dice che devi lavorare fino a 75 anni per poterti fermare.

Non hai tutele di alcun tipo, sei fottuto. E io un paese di fottuti non lo vedo tanto forte. Continue reading →

il nuovo trucchetto linguistico dei liberisti relativo ai “privilegi” e le “caste”

estrema povertà affiancata ad estrema ricchezza in uno stesso luogo geografico

Qui la concorrenza che abbassa il prezzo delle case sembra aver funzionato solo a destra. O ho interpretato in modo errato?

Leggo velocemente un elogio liberista ad un libro presso il sito dell’Istituto Bruno Leoni… e mi torna in mente come, di solito, i liberisti accendano i riflettori, si illuminino di raggi solari e fuochi d’artificio verso la mereviglia di pace e vita portate dal liberismo che in sostanza dice solo “concorrenza dei poveri”.

Questo secondo me, ovvio.

Eppure (vedi anche libro promosso da Focus Storia “Bentornato Marx!” di Diego Fusaro) Marx viene riscoperto e il capitalismo messo in discussione.

Bene, quando mi dicono che lo Stato (per come si comporta) è di destra e che ci sono tasse inique, sprechi, inefficienze, porcate di ogni genere … e lo mescolano con i pregi del liberismo… allora io dico “beh, ma che c’entra?”. Ci si ferma, ci si calma, si mettono i puntini sulle i, si separano gli argomenti: non fatevi fregare!

Lo Stato deve funzionare in modo efficiente, non si deve evadere il fisco, vanno erogati servizi ai cittadini, non ci devono essere protezioni di casta quando serve promuovere eccellenze ai posti di guida. Sono d’accordo, ma cosa cazzo c’entra il liberismo? Questo è un metodo di governo, di gestione, di far andare la baracca: uno è l’illegalità e la disonestà, l’altro è il contrario.

Ma a parità di onestà, evitati gli sprechi e le ruberie, lo stato sociale previsto dal liberismo è un bel cazzo. Perché al di là dell’eliminazione delle caste di tipo “nominale” come la nobiltà e il divieto di accesso ad un certo business se non si fa parte di un club (ma un liberista rischia di far passare questo “diritto a fare tutto” anche quello di guidare senza patente, di fare il medico senza laurea, distruggere la meritocrazia in nome del tuttipossono) , il liberismo promuove solo un modo di far funzionare il mercato. Tutto viene visto in rapporto al mercato. Non all’uomo, alla popolazione di un paese, alla qualità della vita, della psicologia delle persone, di come distanziarci dai lemming o dal gibbone: animali che subiscono inconsapevolmente l’economia della scarsità: loro potrebbero non sovrappopolare, ma non possono pensarci. Tornando agli esseri umani: puntando tutto sulla concorrenza, naturalmente, ci sarà qualcuno in fondo, in basso, che non è all’altezza di competere, che non è un agonista, che non innova, che può fare, ma che non è il migliore, non è veloce, forte, furbo, resistente.

Che potrebbe essere tua madre, tuo padre, tuo fratello: ciò che dice la concorrenza è: concorriamo: se sei più debole, fratello di tizio, mamma di caio, tu muori, tu soccombi alla forza del migliore. Tu che non fai il prezzo migliore grazie alla schiavitù consentita in quel paese, tu chiudi, i tuoi dipendenti possono morire di fame, non ci interessa, noi forniremo ai nostri clienti un prezzo fantastico, impensabile prima!

I vantaggi della concorrenza sono visibili, ma chiunque lavori per una multinazioanale sa bene che la concorrenza è così solo di nome per le big. Mentre per operai ed impiegati la concorrenza è assoluta, dove viene favorita. Ed arriva al punto, come vediamo oggi (sono sempre il solito disco rotto su questo argomento, lo so) in cui per concorrere devi avere una certa età. Altrimenti sei fuori.

Ora vorrei sentire cosa cazzo mi frega del mercato, della concorrenza, del prezzo migliore, se quando semplicemente divento più vecchio sulla carta, per te che controlli i tuoi bei dati e metti il filtro nel database “inferiore ad anni X” … io posso/devo morire.

Sicuramente io faccio confusione, ma anche chi pensa che la concorrenza sia la soluzione e si permetta di dire che il liberismo è di sinistra. La sinistra protegge di più DEBOLI, il che significa ogni condizione di debolezza della massa, dove questa si avvicina al semplice diritto alla vita. Se invece vogliamo ridiscutere il diritto alla vita, allora vorrei anche il diritto alla morte.

Non è un privilegio nascere mediocri, non è “una casta privilegiata” quella dei peggiori, dei non bravissimi. Il liberismo non dice cosa se ne fa dei concorrenti perdenti quando siano dei singoli individui. Ovviamente io sono sempre per il controllo delle nascite per evitare che questo diventi un problema tanto crudo, che ci sia da mangiare per tutti. Ma al di là di questo, bisogna ricordare anche che la proprietà e il capitale sono già di per sé – ed un liberista questo dovrebbe concederlo – un appartenere ad una casta ed avere un privilegio. Si perché se nasci con una eredità che, alla fin fine, si riconduce a quando qualcuno ha spaccato la testa di qualcun altro per conquistare un pezzo di ciò che dovrebbe essere di tutti… sei nato con un privilegio che io non ho. Io sono nato senza i privilegi. E quando andiamo in tribunale, io che ho lo stesso diritto tuo, non ho il privilegio di pagare un avvocato che concorre in bravura con il mio. Se fosse una questione di mercato, sarebbe ok. Ma non lo è. E’ una questione di diritto, ma viene risolta con una regola di mercato. E io non ho nemmeno il privilegio di battere gli stessi tamburi e suonare le stesse poderose trombe di uno che ha in mano i massmedia mainstream. Non ho il potere del denaro che zittisce a botte di querela … non ho il potere del denaro della lobby che fa cambiare le leggi… Questi sono privilegi.

E il mercato li alimenta, non li fa scomparire. Non premia il migliore, premia quello che, nella nicchia ecologica del mercato, è adattato meglio: il possidente. Il mondo in generale non ci guadagna. Ci guadagnano alcuni oligarchi in cima alla catena.

Ditemi subito che non sono titolato per parlare, se non volete non leggete, non datemi credito, non ragionate sulle mie parole… ma se siete liberisti dovreste automaticamente trovare sbagliato questo atteggiamento: non devo appartenere ad una casta, ad un ordine, ad una associazione: devo fare al meglio qualcosa. E quindi cerco di farlo. E’ sufficiente? Questo è un altro discorso, ma per ascoltarlo non dovreste chiedermi le credenziali, secondo voi.

Detto questo, è inutile continuare a citare gli URSS e Mao. Marx non si sarebbe trovato d’accordo con loro, anche e soprattutto perché lasciava aperta la discussione, non era assolutista e molte delle frasi che gli vengono attribuite come slogan, sono incompleti od errati. Comunque allora : Promuovere la felicità dell’individuo, come ideologia, non mi pare male. Aumentare la felicità globale con mosse che non diminuiscono quella di nessuno, come utopia, mi sembra migliore di altre. Mirerei a questa, misurando sempre l’umore generale. Potete usare la derisione come argomento od anche il sarcasmo, ma il capitalismo non sta facendo stare meglio la massa delle popolazioni né in UK né in USA; e fargli del sarcasmo non li risolleverà.

UPDATE: noto, come sempre, che mi invento l’acqua calda. Sostanzialmente, per quanto io sia ignorante, credo che Valerio Evangelisti provi il mio stesso sentimento.