Vivere la chiusura di un’azienda strutturata in cui non si era tantissimi, ma comunque un buon numero, ognuno con il proprio compito e settore, e specifica competenza diventa davvero dura quando si riduce sempre più il personale e si da per scontato che “qualcuno le cose le farà”. Perché ovviamente non è così. La gente non è competente perché gli dici “da oggi sei competente” … al massimo puoi dire che “gli compete” nel senso che se ne deve occupare… ma non gli conferisci automaticamente la capacità di farlo.
E così succede che prima uno che faceva 4 cose poi ne fa 24 … e ancora ce la fa… pur impazzendo ma ce la fa… ma poi arrivano cose proprio che non sai fare… che nessuno ti ha insegnato e chi le faceva prima era bravo, aveva una conoscenza. Il meccanismo macabro però rischia di trasferirsi dai piani alti a quelli bassi.
I colleghi – in panico – cominciano ad aspettarsi anche loro che qualcuno “faccia le cose”. Ma chi le faceva prima non c’è più. E nessuno sano di mente penserebbe, di fronte ad un supermercato chiuso da un mese di suonare il campanello di fianco e dire “ma scusi… io dovevo comprare… io mica posso fare senza… me la da lei la roba, no?” e se il tizio ti risponde “ma sei fuori di mela?” – che tutto questo sia consentito. Eppure… ognuno vede venir meno la possibilità di completare un processo che si faceva in team… ma mica per parolone: perché – semplicemente – non è vero che tutti fanno tutto. Continue reading →