Il più ricco del cimitero’s shit

La gabbia dorata, il più ricco del cimitero. Non è che non abbia senso, in assoluto, considerare che l’accumulo di ricchezze in una vita limitata sia insensato. Ma morire con un mucchio di energia in avanzo è diverso che morire agli sgoccioli: anche questo ha senso e ne ha molto. Non è un caso se siamo portati a farlo biologicamente. Oggi c’è cibo, domani non so: l’ho messo via ieri, oggi mangio.

La nonna di B aveva messo via 300 mila euro. Non lo sapeva più. Quel pezzo di merda di suo figlio (zio di B) che non è certo un genio, però per questo semplice concetto aveva tutta la necessaria comprensione: arraffare. Quando la nonna (sua madre, porco####!) ha perso qualche rotella e ha iniziato a rischiare di finire giù dal terrazzo perché pensava di abitare al pian terreno come quando era giovane e altre simili amenità, ha ben pensato di metterla in casa di riposo a risparmio, quella che costava meno. Come se i soldi da risparmiare fossero stati i suoi. Ed in effetti è così che lui la vedeva. Era il suo capitale potenziale. Muore la vecchia sono miei.

Dire che è un figlio di puttana non è possibile perché sarebbe il peggiore dei victim blaming. Fosse solo questo: la vecchia mica era solo mamma sua: era anche la mamma di B. Quindi col cazzo che l’interesse – se proprio vogliamo guardare il guadagno dei superstiti – era solo suo. Ma l’unico che ha fatto questo genere di giri da squalo attorno è stato lui. E lei, la mamma, faceva parecchio quello che diceva lui perché (porco#####) lui era un maschio, sai. Eh. Il pezzo di merda.

Io l’ho vista la nonna. L’ho vista in casa di riposo mentre ci salutava dalla porta a vetri e chiedeva di USCIRE, voleva andare via, a casa sua. Si sentiva in prigione, piangeva. E si comportava da perfetta prigioniera modello per avere più ore d’aria possibile. Le era concesso, grazie alla buona condotta, di andare in giardino a volte. Ma voleva uscire.

E aveva 300 MILA FOTTUTI EURO: erano suoi. Poteva stare a casa propria con un(a) badante / infermiere/a di super lusso, super servizio e tutto. Poltrone d’oro. Casa di riposo per ricchi.

È morta durante il COVID-19, come sua figlia. Il pezzo di merda è anche stupido, quindi voglio che immagini i suoi denti stretti e la rabbia nel non riuscire ad afferrare il concetto che i soldi erano cointestati e che quindi andavano anche a sua sorella (non ho visto una lacrima al funerale). Di conseguenza agli eredi, ossia i figli di sua sorella. Ma siccome di solito i nipoti ai nonni vogliono bene più che ai genitori (che evidentemente si comportano diversamente nei due ruoli) tutti hanno pensato “cosa avrebbe voluto lei se fosse stata in sé?”. Così lui si è preso il suo malloppo, grazie al fatto che gli altri, quelli con i quali non avrebbe voluto dividere nulla, sono in grado di comprendere la lingua italiana e il funzionamento basilare della legge, si sono occupati con asciutta giustizia anche di lui. E hanno diviso l’altra metà tra tutti: marito, figli tutti.

Ma la nonna non era la più ricca della casa di riposo. Eppure sarebbe dovuta esserlo: li aveva. Aveva sacrificato molto in vita giovane o forte per avere qualcosa da vecchia. Comodità, aiuto, benessere. Questa parte non accade al camposanto. Accade mentre sei tra noi, vivo e probabilmente più vegetale che vegeto. Quindi ok, accumulare ricchezze spropositate potrebbe non essere geniale, ma stupido non è: la vecchiaia non ha alcun tipo di forza vitale e possibilità di usare attivamente delle abilità. E se fosse per gli altri potremmo schiattare a bordo strada.

Il più ricco a finire in cimitero, ci finisce con un certo tenore di vita. Se preferite, un certo tenore di morte.

Morire male vi piace di più?

A me basta immediato / rapido e indolore, lo sapete. Ma se non è possibile, una lunga agonia straziante può essere evitata trasformandola in mitigamento di dolore, sporco, fastidi. Comodità, in pratica. Direi che non è una cazzata per un anziano.

Pensate a voi stessi: vi piacerebbe che vi trattassero di merda da vivi in modo che morendo possiate trasudare tutto il grasso possibile da morti?

tristezze altrui #298437294387

Un ragazzo mi ha dato lavoro, un secondo lavoro, dal 2006 ad oggi. Sempre meno a dire il vero, ma comunque qualcosa. Questo mentre facevo il mio vecchio lavoro. Quindi a mano a mano che il mio vecchio lavoro andava verso la rovina, contemporaneamente ricevevo meno incarichi per il secondo lavoro. La crisi, il risparmio.

Ma questo ragazzo, per quanto sia una testa di rapa per mille cose, un maleducato in cento altre, resta comunque un ragazzo ed ha almeno una parte di ammirazione da parte mia perché ha una impresa in proprio. D’accordo, l’ha pagata suo padre. Ma resta il fatto che gestire da soli un’attività non è facile. D’accordo, la gestisce con suo padre. Ma suo padre invecchia.

Comunque io sono più vecchio di lui e per quanto non mi fosse stato richiesto ho ben pensato di ammannirgli pistolotti paternalistici in tutti questi anni: non sono cascati così male. Protesta, ma alla fine mi chiama anche per chiedere consigli, non solo per darmi lavoro. In un certo senso fa piacere, anche se mille altre volte è una rottura di maroni perché, credetemi, non è un bel disquisire.

Tra alti e bassi mi è capitato quindi, ricordo, di osservare che lasciava fare troppe cose a suo padre: era vecchio e, Dio ce ne scampi, poteva restarci secco in qualsiasi momento. La pigrizia e le scuse che la mascheravano sono state infinite. Il delegare mestieri pagandoli (e cercando di non pagarli) ad altri non è mai diminuito. Pochi o nessuno i corsi strettamente legati alla sua professione.

Tanto, però, l’impegno da negoziante, da mercante, da “stratega della vendita” per cercare di farcela, di inventarsi qualcosa, di stringere alleanze o dividere spese …

Ma è un ineducato, un diseducato, un refrattario all’educazione. Uno che si vanta di mal sopportare determinate regole.

Ora me lo trovo a notte fonda, da solo, a rendersi conto che suo padre si sta pian piano ritirando, che la baracca va a rotoli e che lui – dice – sa fare bene solo quello.

Tutti i “te l’avevo detto” del mondo mi si spengono subito. A che servono? Lo invito ad andare a dormire sodo e guardarsi due cazzate prima, per non fare una nottata nera, che so io cosa vuol dire. Domani forse potrebbe anche ragionare.

Ma era uno che alle scuole superiori se non gli piaceva una festa faceva saltare la corrente e ricorda il fatto dopo 12 anni come una prodezza. Dentro quella testa non c’è solo stronzeria, ma non è esente. Io mi rattristo comunque: mi sembra il simbolo della parabola distruttiva di una mancata educazione e della manifestazione del suo risultato nella potenziale miseria di un essere umano.

E contemporaneamente la sento una ingiustizia: la solita che ti fa sentire che se non sei “utile” allora puoi anche morire, per questo mondo. Non vale solo per i simpatici.

Lettura consigliata: Perché siamo così ipocriti sulla guerra?

immagine che ricorda la violenza dei forti sui deboli

questo siamo

Per l’editore Chiarelettere è uscito il libro di Fabio Mini dal titolo “Perché siamo così ipocriti sulla guerra?“. Lo consiglio. Il curriculum dell’autore non è secondario. La sua autorevolezza non gli viene solo dall’aver prestato servizio “in alto” … ma dalla parte dalla quale non ti aspetteresti di sentir parlare chiaro in questi termini delle motivazioni della guerra, del nostro atteggiamento e soprattutto di chi governa il mondo e i nostri paesi: che questa gestione venga dallo stato oppure dalle multinazioanali.

E’ un Generale a parlarci e a dirci quello che il pezzente al bar sa da sempre, che il populista ha facile gioco ad urlare per il proprio lato politico, e il poeta dissacratore o la satira affermano come un dato certo. Ma che poi, dati alla mano assenti, tacciono quando sentono in faccia l’odore dell’alito del potente che, una volta ogni tanto, raggiungono. Continue reading →