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Testa di Pazzo

svuotamento di depressioni, alti e bassi di un mediocre

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Widget di testo della barra laterale che non ho chiesto

Questo è un widget di testo. Siccome non l’ho chiesto, per ora ci metto questa puntigliosa puntualizzazione piccata.

Tag / blanco

agosto 6, 2024 by schizofrenico

Troppo lunga

  • boomer, lavoro, musica, ovvietà, parlarsi addosso, rosicone, sproloqui, status
  • ascolto superficiale, blanco, cambiamento, carriere, claudio villa, collezionismo, critici musicali, dialogo, distanza generazionale, espressione, evoluzione, famiglie, giovani, giudizio, gusti musicali, linguaggi distinti, madame, musica, playlist algoritmiche, social media, tecnologie, tempi moderni, tuta gold, vecchi
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L’impressione boomerizzata che ho è che “chissenefrega della musica”.

Del resto io non sono (sempre stato) forse un ascoltatore superficiale? Ascolto e riascolto volentieri, ma se una cosa mi piace perchéssì, così resta. Forse il mio essere appassionato, affezionato all’ascoltare musica, al sapere cosa sto ascoltando (ma poi non tanto di più, no?) mi fa sembrare completamente andato tutto il resto. Sicuramente mi sbaglio. Sicuramente la gente che non prestava attenzione c’era prima e c’è ora. Quelli superinpallinati stile critico ci sono e c’erano, musicologi quasi, se non per davvero. Ma “laggente” che ascoltava la radio adesso mette su una playlist algoritmica, fa lo stesso, è lo stesso, alla fine prima sceglieva l’agglomerato 1 e ora quella funzione la svolge l’agglomerato 2.

E i giovani ascoltano quello che gli pare, distaccatisi dai vecchi. Come facevano quelli prima. Ma prima intendo proprio mia madre, non mio fratello. Gente che aveva vissuto la parola “canzonette” in prima persona, gente per la quale “il ritmo sincopato” era qualcosa di sconvolgente. Qualcuno che viveva “Claudio Villa” in contrapposizione ai “capelloni sessantottini”.

Ecco, rispetto a me, credo, i ragazzini di Blanco e Madame credo siano a quella distanza. Non è che non sappiano cose: ne sanno di diverse, hanno il loro gusto, il loro mondo, le loro cose da dire e il loro linguaggio, volutamente non standard, distante da noi come ci teniamo in ogni cosa, dal dialogo personale a quello attraverso i mezzi di comunicazione, l’espressione, i mezzi tecnici, i social (quello è da vecchi, quello è ancora più da vecchi – il messaggio su instagram è lo sguardo al bar di ieri – ma come mi parli di persona prima che telematicamente, sei un maniaco stalker?).

E fattene una ragione e fottitene, no? Vivi con i vecchi, rimestatevi la vostra zuppa.

Ma chi? Hanno da fare cose che si sono dati da fare, i vecchi. Le famiglie, i figli, le carriere. In varia misura.

Collezionisti di francobolli o di sassi con una certa gradazione di grigio. Creare e proporre significa questo dialogo… con chi si accorge di te che ti giudicherà da veterano, avanti un altro, avanti un altro, questo si, questo no, questo mediocre, avanti avanti avanti, prossima traccia.

E gli altri sono altro. La lunghezza della vita per certe cose è una misura sbagliata.

Quello che è stato un momento, che è stato qualcosa, che è ancora qualcosa per te, non è niente per nessuno che sia ancora vitale.

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