SEI RIBELLE AL TUO PAESE

Sei ribelle se resti, se resti dove la merda della tua vita si svolge ogni giorno, dov’è iniziata. Non sei ribelle se te ne vai e non cambi un cazzo di quello che ti ha prodotto i lividi e tutto il resto. Te ne vai e li lasci li, eh? Te ne vai e fai quello che vuoi. Ma non dire che sei un ribelle, questo non puoi dirlo.

Puoi dire che se ne restino li nella loro merda io faccio altro. Ma non sentirti ribelle. Hai solo abbandonato. Probabilmente ogni giorno, ogni settimana in cui sei andato o andata via… loro hanno messo una radichetta in più, rafforzato un legame in più, ribadito un rapporto di forza in più, sottolineato che loro hanno e hanno sempre avuto ragione, potere, qualcosa. Che vince. Che ha vinto su te, sulla tua vita, su chi non è come loro. Vincono e mantengono la zampa sul territorio. Alla fine hanno vinto loro: ti hanno mandato via. O te ne vai o stai alle nostre regole.

Ma è un intero paese, un INTERO paese libero oppure sono libere dalla colonizzazione della merda provinciale solo le città? Che poi magari sono affette da altro.

Se resti dove sei e combatti lì, allora sei ribelle. Se fai il 68 nel tuo paesello. Se sei femminista, gay, contro, gender, anti. Qualsiasi cosa tu sia. Se lo sei dove sei, allora si. 

Ma certo che non sei li per far felice qualcuno. Sei li perché esisti. E quindi puoi andare via e fare altro. Ma non raccontarti che ti sei ribellato/a. Il capobranco ha fissato per bene il tuo culo e le tue spalle mentre te ne andavi. Poi si è girato e ha controllato se qualcuno alzava lo sguardo.

E poi non ci sei mai stato.

COPYNITALY

Ho ascoltato per la prima volta oggi, salvo alcune hit più famose, l’album di Ligabue, del 2016 “Made in Italy”. Ogni pezzo suona (credo volutamente) con dei suoni già sentiti. Ogni cosa sembra un richiamo a qualche classico. Dagli WHO ai Police a qualche altra roba famosa. Per il resto non mi è suonato troppo yeah. Ma vedremo. Magari alla lunga. Sembrava più “stanco” di altri. Ma in effetti forse il 2016 era stanco per tutti.

Safe Talk: contro il suicidio

Stavo scrivendo un altro articolo pezzo roba coso questa roba dove scrivo serie di parole in fila … stavo scrivendo altro.

Cercavo una cosa che nella parte “pratica” di un corso di Inglese veniva chiamata “safe talk”; quegli argomenti (forse dovevo cercare topics) che permettono alla gente di chiacchierare senza invischiarsi in cose che potrebbero metterli “contro”: argomenti come la politica, la religione sono il loro contrario. Cercavo questo genere di argomento, definizione, esempi. Ora non ricordo perché.

A causa di questo mi sono imbattuto in qualcosa che viene chiamato “safe talk” e che riguarda la prevenzione suicidi, rivolta ai ragazzi per la maggior parte. Ci sono sfilze di siti ed iniziative su questo. Interessante, ma non mi vorrei dilungare ora… mi dilungherei dicendo che come sempre attacchiamo il sintomo e mai la causa. Cerchiamo di stordire qualcuno che abbiamo fatto ammalare tutti assieme, qualcuno che percepisce costantemente l’ingiustizia del vivere, dell’essere costretti a vivere così ed anche grazie al nostro comportamento collettivo (non come gruppo unito, ma come

In effetti io sono pro suicidio, ma di certo come espressione massima, fondante, principale, della libertà dell’esistere, perché se sono libero, posso non-esistere. E la libertà nel non essere ostacolato sta nel non rendere ostico, odioso, doloroso, lento, problematico, osteggiato quell’atto di rinuncia, rifiuto, restituzione del dono, abbandono della stanza, uscita dalla prigione. Non sono contro la vita, badate bene, e di certo non sono dell’idea che qualcuno possa, debba, decidere di quella di qualcun altro, se è libero. E rendere reato l’aiuto fa parte delle decisioni sulla vita di altri.

Ognuno sia libero di decidere per sé stesso, è la mia idea. Libero come uno è davvero libero di andare all’università se non ha i soldi delle rate universitarie o il tempo per frequentare. La libertà ha molte forme (ed era questo l’articolo che stavo scrivendo originariamente, ora ricordo) … e visto che la libertà finisce dove inizia quella degli altri, quello che si fa riguardo al suicidio è una prevaricazione, una violenza, una ingerenza vista la natura “auto” di questo atto.

Ad ogni modo in questi vari siti di safe-talk si trovano cose interssanti, si arriva anche (guarda un po’!) alla mindfulness ed altre cosine di questo tipo.

Se state guardando il bicchiere mezzo pieno e il lato positivo, ecco che è possibile accedere a questi buoni materiali.

Avete mai chiamato il telefono amico? O scritto via mail al medesimo servizio?

Io si.

Il fondo l’ho raschiato parecchie volte. Nel mio modo, certo. Alla fine credo si rischi di dimenticare che tutta questa gente avrebbe bisogno di una mano. Di soldi forse. Certo non posso andare io tra le loro fila, come potete ben capire. Ma se ad un certo punto passassi dal lato oscuro ai jedi… beh sarebbe ora di cacciare il grano, rimboccarsi le maniche ed andare a fare volontariato.

usare le app favorisce la censura

“per la vostra sicurezza” dicono di solito quelli che desiderano prendere il controllo. Togliendolo a voi.

E magari spesso è vero.

Ma vorrei che fosse opzionale. Decido io, non tu. Decido io se ricevere la pubblicità di qualcosa. Invece no, tutto il mercato NC-17 rende “non-marketable” un sacco di produzione video, spesso perché non sono patrocinati dalla MPAA. Tanto per fare un esempio old-style della sessuofobia.

Ma oggi silenziosamente accade ancora. Avete mai visto una APP porno? Nei Marketplace: che siano Apple, Google (android) o Microsoft, non ci sono corrispondenti app rispetto ai siti web di argomenti che possono contenere o addirittura trattare specificamente, esplicitamente la sessualità. Quindi il contenuto veicolato viene inibito già dal contenitore del contenitore. I vari Marketplace delle “APP” (che non sono necessarie per la maggior parte dei contenuti: basta che il sito sia responsive) possono ad un certo punto semplicemente far scomparire una app. Supponiamo per un istante che Instagram decida che #freethenipple . All’istante Apple, Google, Microsoft fanno sparire Instagram. Oh no, non Instagram. Instagram esisterebbe ancora, andando con un browser web per computer desktop sul sito di Instagram, loggandosi ed accedendo.

Cosa molto scomoda ormai, ma che renderebbe libero Instagram dalle policies di Google, di Microsoft, di Apple. La figa, il cazzo, il culo e i capezzoli sono IL MALE. Puoi trovare cose orribili nei contenuti: violenza, odio, sevizie, dolore. Ma il sesso no. Se lo trovi c’è il tasto per segnalarlo, per fare la delazione. E scomparirà. Ma la violenza no. Non siamo un mondo VERAMENTE civile, perché anche voi che leggete qui, che avete sicuramente visto L’ESORCISTA credo vi preoccupereste di più del pompino di Zabriskye Point che di qualsiasi casino di un horror. Che so, The Hostel oppure i primi 3 “SAW”. Per me sesso anale a smorzacandela (reverse cowgirl anal, per chi cerca contenuti in inglese) con frontale visuale, per quanto sia “diretto” esplicito e sessuale, non è una cosa orrenda come una testa spaccata.

Io penso che la raffigurazione della realtà sia sempre un prodotto di una mente, destinato ad un’altra mente.

Parlare di qualsiasi cosa deve essere lecito.

MA

Se proprio volete scandalizzarvi, per me due che si inculano con gioia non sono brutti. Una persona a cui tagliano la testa, anche se è il cattivo che lo fa, comunque non è una bella cosa. Eppure per noi è intrattenimento. Anche una scazzottata di 10 minuti, con denti che volano, con ossa rotte. Cose che se le pensiamo nella realtà portano a menomazioni e alla morte.

Il sesso anale, sodomia, in alcuni stati del mondo è PUNITO CON LA MORTE, ancora. E ancora, noi, tutti, al mio paragone, pensando ai nostri figli e nipoti eccetera, non riusciamo a dire “beh si, è vero”.

No. Diremmo “eh si ma mio figlio” qualcosa. Eppure di sicuro proteggi di più tuo figlio dal vedere atti di sesso esplicito, definiti aprioristicamente osceni, che non da violenza esplicita, che non sono definiti mai osceni, disonorevoli e tutta quella serie di aggettivi che vengono inopinatamente affibbiati alla nudità, ai genitali, al sesso “così com’è”. E nota bene che non stiamo vedendo Cencio e la Gigia, i due vecchietti del paese che si tolgono la dentiera per un sessantanove. Di solito è gente anche carina, in forma, bella gente. Perfino esteticamente non c’è nulla di osceno. E’ esplicito. Si vede tutto. E non si può nemmeno dire che non sia finzione, che sia una reale rappresentazione del sesso di una coppia qualsiasi: per cui persino l’elemento “finzione” (il lichann taglia la gola al vampiro, che però se lo guardo bene, povero cristo, è una bella ragazza o un bel figliuolo, nel fiore degli anni… e lo decapitano tanto come i musulmani un giornalista).

Ma anche l’arte raffigura la nudità. Se la volete vedere o meglio, se non volete si impedisca di poporvela, lasciando a voi la scelta di vedere, nel mondo moderno, del web, ricordate che il mero preferire le app invece dei siti offre il fianco alla censura preventiva.

Creare un Marketplace alternativo? Si garantisca sicurezza INFORMATICA (no virus, no falle, no furti di dati) e per il resto della sicurezza decidiamo noi. Voi fate le classifiche e noi decideremo, come per le autorizzazioni su android, no? Facile.

Tumblr Girl, tumblr giiiiiirrrrrrrrrrrrrl

(titolo da cantare su “Purlpe Rain”) – Una fonte segreta CON FIGLI mi ha narrato che pare esistere una cosa chiamata “Tumblr Girl”; uno “stile di vita”, un’estetica. Siccome la fotografia “lifestyle” è il mio pane, leggo, secondo la spiegazione che ne da il nuovo spiega-qualsiasi-cosa Wiki-How (io ci ho cercato roba molto seria e mi sono sentito un coglione, ma … la risposta, quantomeno, c’era) che lo stile per crearsi una identità-social degna della “Tumblr Girl” è un po’ la base della fotografia stock. Certo, se la fai così. E, appunto, nel settore “lifestyle”. E limitatamente all’adolescenza, che, lo ricordo, ha un mercato nei seguenti tre temi:

  • scuola
  • party “ribelle”
  • depressione

fine.

Fino a poco prima con i bambini di varie età puoi rappresentare pressoché di tutto. Compresi gli altri temi, qualsiasi altro tema, praticamente. Ma con gli adolescenti, nel mio mercato, no. Paradossalmente quell’immagine che domina il mondo dell’advertising “fico” copre ogni cosa nei brand, usando acerba androginia, ammiccamento sessuale, sexy di ogni genere, sfrontatezza o allegria, bellezza al massimo del massimo. Ma nel mio mercato non esiste. Solo su committenza. Strano eh? Un po’ si fa, ma in generale quella precisa fascia di età no.

Comunque: dalle mie parti io non ho mai sentito parlare di una cosa del genere. Tumblr è uno dei più vecchi social in assoluto e anche io stesso ho spesso pensato di farmi un account lì soprattutto per la fotografia di nudo, vista la vasta percentuale di quel tipo di foto-blog o simili ospitati su quella piattaforma social. Non so mai se farlo o se stare tutto sul mio, quando deciderò che è ora per il sito. Fatto sta che non è certo l’ultima moda dei social: credo che anche in ordine di tempo venga ben prima di Instagram (2010), twitter (2006) e Facebook (2004). Mhhnno: 2007 invece: circa assieme. E’ che il “blog” è vecchio circa del 2003. Certo, fa tutto parte del cosiddetto 2.0 (significa solo che prima dovevi essere un po’ smanettone per pubblicare roba su web mentre con questo 2.0 ti fai un account in qualcosa e questo qualcosa di permette di pubblicare cliccando a cazzo in giro e ce la fai) ma lo spirito era quello del blog “sintetico”. Ci si trova anche parecchio porno, ma con uno spirito molto personale, devo dire: non mi risultano pubblicazioni ufficiali.

E non sono nemmeno certo che i termini siano meno restrittivi delle altre piattaforme. Mah. Devo studiarmela, da così tanto tempo…

Indagherò anche su questa faccenda della Tumblr girl! 🙂 Ma ho trovato su wikipedia qualcosa che in effetti mi sembra fondato, ma appunto… sembra (dovrei mettere il classico CN, ma non lo farò) perché “suona” vero: “Il nome Tumblr viene usato anche per indicare un tipo di frasi o foto che girano sovente sulla piattaforma stessa. Una “frase Tumblr”, per esempio, sta ad indicare un tipo di frase generalmente profonda e sentimentale. Spesso queste espressioni vengono usate con ironia e a volte come critica alle correnti di pensiero molto in voga sul social network. “

Di certo è interessantissimo, per me, vedere queste mode. Anche per il fatto che si manifestino in determinate zone, a certe età, o magari scoprire che sono mode che non esistono più e da me non sono mai nemmeno passate di striscio.

UPDATE: Si, confermo, ora mi restano i dubbi perché a me interessva la libertà e sono assolutamente #freethenipple. Ecco:

Nel dicembre 2018, alcune settimane dopo l’eliminazione dell’app per Tumblr dall’App Store, la piattaforma ha comunicato di essere intenzionata a eliminare tutti i contenuti ritenuti per adulti, a partire dal 17 dicembre 2018. Negli anni, infatti, erano state mosse verso Tumblr delle critiche sulla sicurezza e sugli standard applicati nel controllo dei contenuti, giudicati di fatto insufficienti per filtrare quelli ritenuti, a vario titolo, a rischio. Queste restrizioni hanno contemporaneamente suscitato le proteste di molti utenti, poiché a loro dire andrebbero a penalizzare ingiustamente anche altri materiali caricati, tra cui quelli con contenuti artistici o scientifici. È stato calcolato che, in seguito a questa politica, nei primi mesi del 2019 Tumblr abbia perso 437 milioni di visite totali alle proprie pagine.

wikipedia dice balle sulla direttiva copyright

ieri ed oggi wikipedia, dopo avermi chiesto soldi che gli ho già dato, per settimane, mi dice ora, offendendo il mio lavoro con queste falsità:

ed in particolare, per onore di memoria, per i posteri (in caso che il file grafico se ne vada) ricordiamo le precise parole:

Costringerà inoltre quasi tutti i siti ad analizzare preventivamente ogni contributo dei propri utenti per bloccarli automaticamente se non autorizzati dalle industrie del copyright (articolo 13). Entrambi questi articoli rischiano di colpire in modo rilevante la libertà di espressione, la partecipazione e la creatività online.

Queste sono puttanate. Falsità. Si parano il culo con “rischiano di”. Ma vi ricordo che quello che attualmente è facile fare è questo: prendere un video FATTO DA ALTRI e metterlo su youtube. Prendere una CANZONE di qualcun altro e metterla su youtube. Prendere foto, immagini, quadri, dipinti FATTI DA ALTRI e metterli su youtube o su qualsiasi altra piattaforma di crowdsourcing e di UGC che non attui un controllo preventivo o che si prenda la responsabilità di quello che fa. Non posso prendermi il tuo culo perché lo voglio, contro la tua volontà. Anche se mi voglio “sentire libero sessualmente”.

Quella non è libertà di espressione. Perché per esprimerti puoi dire il tuo. Lo dici tu, non devi rubare una poesia di qualcuno che non ti ha autorizzato ad utilizzarla. Non devi rubare un pezzo di un libro – visto che non si stai esercitando il diritto di citazione o critica – magari di un povero sfigato che ci avrebbe guadagnato altri 5 euro o che magari ci si paga la pensione. Non è libertà di espressione scrivere delle frasi melense SU UNO SLIDESHOW DI FOTO DEGLI ALTRI che tu non sai fare o non ti prendi la briga di fare e che quando le fai poi COL CAZZO che le dai gratis a qualcuno.

Ecco, ora, siamo tutti ladri, ok, d’accordo. Ma abbiamo, per favore, l’onestà intellettuale di dire almeno che stiamo rubando? Che non è scontato, non è giusto, non è che siccome la facciamo franca allora va bene ed è legale, ok? Perché youtube e tutte quelle piattaforme i soldi ce li fanno. Non li danno a voi ladri intermediari. Il ladro non è solo quello che ruba, mi diceva mia nonna, ma pure quello che tiene il sacco. Quindi non solo non ci guadagnate che qualche cent ogni milione di visualizzazioni, ma chi guadagna davvero si serve di voi mettendovela sulla libertà d’espressione quando sa benissimo che se gli asset protetti da copyright sono i loro, allora col cazzo che ve li lasciano prendere gratis. Devono monetizzare.

Allora ok, noi proviamo a rubare e chi produce prova a non farsi rubare. Ma rendere legittimofacile rubare non è giusto. La legge che tratta il copyright chiede ad ogni utente di prendersi la responsabilità dei contenuti che immette. Cazzo, siete adulti, maggiorenni, maturi, no? Vi prendete la responsabilità delle vostre azioni allora. E se rubate, siete denunciabili. Semplice.

Ah non volete? Beh, deve esservi chiaro cosa non volete.

Come ho scritto pochi minuti prima di questo articolo, io sono consapevole di quello che facciamo, tutti. Ma non possiamo pretendere che sia istituzionalizzato l’ingiusto.

microstock, copyright e alcuni dati

Come personcine del FEISBUC e come personcine che si guardano la robaGGRatise dello YUTUBB sicuramente sarete stati presi dal sacro furore del citolgonolalibertàdellinternet.

MA

Se, invece, siete produttori di contenuti, ovvero detentori di diritto d’autore, ovvero vivete di proventi della proprietà intellettuale, vi trovate dall’altra parte della barricata e sapete che quando voi rubate la roba la rubate a qualcuno. Quando vi inculate gli mp3 di musica, quando vi scaricate quello che non si può scaricare, quando lo sapete, dai, lo sapete tutti, non è gratis “perché riesco a prenderlo”. Se sei molto abile, riesci a prendere molte cose. Ma in tribunale non avresti ragione: come mai? Perché compi un atto illegale.

Ora, se sei un fotografo di stock e soprattutto microstock sai perfettamente che tutte le piattaforme di sharing inteso non come il vecchio p2pfilesharing, ma tutte le communities, Facebook, i social, YouTube eccetera fanno largo uso di materiale utilizzato senza licenza: RUBATO. Se siete da questa parte della barricata, dunque, visto che chi ci guadagna sono le piattaforme di crowdsourcing, sapete che ciò di cui si lamentano è quello che noi facciamo ogni giorno, per ogni atomo che muoviamo: DOBBIAMO CHIEDERE IL PERMESSO. E se non ce lo accordano, non possiamo. Perché loro potrebbero? Non possono. Ma TENTANO di fare passare la cosa dietro la libertà di espressione ed altre cose simili dicendo “ahhh censuraaaaaaaaaa!!!!” Ma censura un cazzo.

Censura è quando non puoi esprimerti. Non è censura quando ti esprimi dicendo “GUARDATE QUESTO FILM!” e il film non è tuo e lo schiaffi gratis da qualche parte e tutti quelli che lo hanno prodotto non guadagnano dal proprio lavoro. Ecco, non si tratta di censura venire a strapparti la mandibola dalla bocca mentre dici “LIBERTA’!!!!” perché la libertà finisce dove inizia quella degli altri: tu quelle cose del film dille tu, col tuo film, il tuo staff, il tuo girato, il tuo copione, i tuoi autori, le tue spese.

Giralo col cellulare. YouTube ti offre gratis la possibilità di metterlo online. Ma tu vuoi farlo fico.Tu vuoi del girato che non hai girato tu. Tu vuoi usare un font fico per il titolo, un font che non è gratis. E lo vuoi mettere su con un software che non hai. E siccome non hai foto fiche giuste, allora le prendi dove vuoi tu, senza pagarle. Anche se c’è scritto chiaro COPYRIGHT. Non te ne frega, erano su internet.

Ecco, agire OGGI, per voi che lavorate nel microstock, significa andare QUI e col vostro programma di posta elettronica mandare questa cinquantina di e-mail incollando magari il link al VOSTRO portfolio o usando (se lavorate anche per iStock, accedete PRIMA alla piattaforma ESP per usare questo) il TOOLBOX che vi mette a disposizione Getty. Che vi spiega anche la posizione su questo argomento.

MUOVETE LE CHIAPPE: ORA. Ci vogliono 15 minuti a farla grande.


Detto questo, guardandlo le statistiche su Deep Merda ho notato alcune cosette: il “return per download” dice: fai roba fica, interessante, varia. Guardando i top 25 seller per numero di download e per quantità di soldi invece sembra che ti dicano “batti il tuo chiodo amico: sai fare QUESTO, insisti e fallo”.

Io ne tengo un po’ conto. Un po’ me ne sbatto 🙂

UPDATE: wikipedia fa la seguente disinformazione: “[…] Costringerà inoltre quasi tutti i siti ad analizzare preventivamente ogni contributo dei propri utenti per bloccarli automaticamente se non autorizzati dalle industrie del copyright (articolo 13). Entrambi questi articoli rischiano di colpire in modo rilevante la libertà di espressione, la partecipazione e la creatività online. […]” 

… che è una grande puttanata. Ma grande. Io non sono una “industria del copyright”. Io sono un detentore di copyright. E graziealcazzo, le piattaforme di cui parliamo sono cose come YouTube, che vive di user generated content e crowdsourcing, certo, che è magnifico. Ma se il content l’ho generato io, porcoddue, quel fottuto content ricade automaticamente sotto il mio diritto. Senza far nulla. E’ così, da subito. Non è di altri. Quindi è a me che devi chiedere il permesso, preventivamente, proprio perché si chiama COPY right. Non è un caso. Nessuno, lo ripeto, ti impedisce di dire la tua, di esprimerti, di generare e diffondere il tuo verbo in modo ORIGINALE con le tue parole e la tua capacità di espressione, i tuoi video, le tue foto, le tue immagini. Non con quelle altrui: quella è merce. E non è tua. La tua libertà finisce dove inizia quella degli altri. Io quella autorizzazione preventiva la richiedo per ogni fottuto tatuaggio, marchio di fabbrica o persino design riconoscibile. Per iscritto. OGNI VOLTA. E naturalmente per il diritto all’immagine di ogni persona.

facebook e i vecchi

Vi ricordate Jovanotti che diceva “quando li cattura una definizione / il mondo è pronto a una nuova generazione” … credo fosse il 1992. Facebook, una community facente parte di quelli che chiamiamo Social Network è diventata ormai vecchia, popolata da vecchi, soprattutto. Certo si, molti giovani la usano ancora come posto dove trovare gente, ma ci fanno poco. I vecchi sono lenti ad appropriarsi delle novità… e soprattuto a mollarle.

Ci si adagiano, siedono il culone pigro appoggiando il pancione sul davanti, si guardano intorno, ordinano una birra, sfogliano due pagine e poi iniziano a pontificare, come me, eccomi qui, no? Eccomi: il blog è tre generazioni indietro, no? Lento, ci sono le parooooooleeeeeeeeeeeee, bisogna leeeeeeeeeeggereeeeeeeeeeeee uhuuuuuuuu!!!

Facebook soprattutto è pieno di astio, polemica, sedimentazioni di polemiche, scambi di invettiva memorizzate per sempre. Hanno la stessa dinamica dei forum per i cosiddetti leoni-da-tastiera (che poi siamo tutti, no?) … quelli che si incazzano sul serio, che poi si alzano e sono cazzosi nella vita. Avrebbero voglia di far rissa.

I ragazzini sono andati gente, da un pezzo. Ogni tanto mettono un post ma… guardate bene… lo usano per condividere video divertenti, roba che li emoziona. Lo usano come usano il loro social principale: instagram.

Che è più gioioso, immediato. Gattini, comunque, gattini forever.

Io per esserne sicuro ho due gatte. In casa. A che mi serve internet allora? Mah.

lavoro e bambini, una giornata contrastata

Passo nella ditta che mi affitta lo studio. Di fronte al parcheggio vedo scendere una donna che intendeva farmi da modella di nudo, con il suo bimbo appeso al collo con una imbragatura. Le chiedo come va, vedo che va bene, le chiedo se si stia rimettendo a posto (panza) e lei si, faccio palestra, mi sono presa molta cura di tutto oltre che sua (e indica la bimba). Tra l’altro, stupita (ahahah, io no, ormai… ) del fatto che – mi dice – stranamente suo marito abbia storto il naso riguardo alle foto di nudo: “non credevo sai?” mi dice. La accompagno dentro e iniziano le feste alla bimba, tutte si alzano, poi escono gli altri dagli uffici, ci si sposta in sala mensa-caffè, arriva qualcun altro … lei si becca tutte le coccole ed intanto fa per spostarsi verso altre aree e far vedere la bimba ai disabili che di solito segue (che bella cosa! pare che siano felicissimi di vedere i bimbi piccoli e coccolarli – non sapevo) … e nel frattempo arriva anche un’altra mamma in maternità… e si agg8iunge altra gente, tutti a fare le feste ai piccoli; guardo l’orologio, sono le 11. Entra persino la luce del sole di taglio dalla finestra: entrambi i piccoli sono biondi con gli occhi azzurri e il sole passa attraverso quei capellini finissimi in un modo incantevole. Si guardano attorno con gli occhioni, capiscono di essere al centro dell’attenzione. Continue reading →

bambino, questo è il tuo.

La cronaca è sesssualmente trasversale nel regalarci gioie. Mi arriva QUESTA splendida notizia. Riassunto: verifica del DNA, la tipa 35 enne si era scopata un ragazzo che oggi è 15 enne, ma al tempo dell’atto era inferiore ai 14 (l’età del consenso, legalmente, si chiama, se non lo sapete vi interessa); lei, sposata, rimane incinta. Suo marito ha riconosciuto il figlio. Ma lei che fa? LO DICE AL RAGAZZINO!

Cioè, che sia chiaro: ha scopato un MOLTO-MINORENNE e ok, scopare è scopare. Ma quello che segue è roba da adulti: figliare, crescere un essere umano, decidere della sua (eventuale) esistenza. Cosa fai, lo tratti come un uomo? Perché ha il cazzo?

Di solito direi: si deve condividere il peso, dal pensiero, alla responsabilità, a tutto.

Ma qui le cose sono squilibrate: tu sei una donna, lui non è un uomo. Che fai, lo chiami per dirgli “sono incinta, che facciamo?” Ma sei scema???! “Il corpo è mio e me lo gestisco io” non nasceva SOLO per scopare, ma soprattutto per decidere se tenere o no i figli, tanto per fare un po’ di storia del femminismo. Tu donna, matura (ok, diciamo “più avanti con gli anni”) potevi decidere due cose sensate: 1) tenerlo e tirarlo su con tuo marito 2) abortire. Poi per carità 3) tenerlo, lasciare tuo marito e fare tutto tu.

Ma l’unica cosa non-sensata era coinvolgere un ragazzino in una cosa diversa da una scopata. Sarebbe stato diverso se fossero stati due ragazzini. Entrambi avrebbero dovuto subire il peso della propria avventatezza nonostante gli avvisi dei genitori ecc ecc ecc ecc. Ma qui la cosa è sbilanciata: la responsabilità è tutta degli adulti.

Donna o uomo che sia.

I maschietti sono sempre indietro, lo diciamo sempre, no? Sono indietro!!!! Sono più bambini delle ragazze alla stessa età. Che cazzo fai? Cosa pensavi che facesse? Che ti mantenesse? Che si portasse via il pargolo? Cazzo sette anni prima era in seconda elementare!

Che tristezza di mondo. E’ che il meccanismo più vecchio del mondo sembra non essere ben chiaro a tutti, stranamente. Io mi sono vasectomizzato. Non genererò vita solo perché posso spruzzare sperma. Per fare un figlio con me me lo devi estrarre con una siringa dalle palle. La mia volontà di riprodurmi deve essere manifesta, diversa dal piacere. MOLTO diversa.

Se si provasse dolore anche nell’atto io credo che succederebbe in modo molto molto diverso. E che ci saremmo probabilmente estinti.