Salutare un morto su facebook

Ho personalmente scritto roba su qualcuno che non c’è più, su facebook. Una ragazza era morta e la sua scomparsa mi ha semplicemente ricordato quanto, in vita, si debba evitare di essere schiacciati in comportamenti vitali, che più hanno senso quando la vitalità e l’energia sono più intense, nella giovinezza; questo perché magari si prende coraggio e si sfancula il mondo nel fare cose, quando queste non hanno più tanto senso. Tipo andarsene in giro nudi. Certo liberi, ma quanto ti saresti goduto il tuo corpo all’età giusta, senza essere giudicato moralmente?

Questo fu il mio pensiero.

Non è senza fastidio, un senso di ridicolo, subito rintuzzato da me stesso nel rispetto del sentimento piuttosto che allo stile, che vedo fare saluti al defunto … su facebook. Scrivere una cosa a qualcuno, personale, da me a te, in prima persona, in seconda persona… sul giornale, online, su un post di facebook.

Come qui potete vedere, chiaramente io ritengo che sia meglio esprimersi piuttosto che non farlo. Ma io so che siete vivi. Non sto scrivendo perché mi legga un’intelligenza artificiale che ospita questo blog. Scrivo per me, certamente – ma non su un social – e scrivo perché qualcuno potrebbe leggere passando. Questo qualcuno non è morto. Non è, soprattutto, il morto.

Una poesia, un pensiero. Questo mi sembra sia dedicabile ad un morto, al suo ricordo. Qualcosa di intimo.

Ma alla fin fine sto solo facendo la maestrina. Una volta cambiato in terza persona funzionerebbe comunque, sarebbe ok, sarebbe un ricordo che condividiamo.

Ed ecco a cosa mi è servito scrivere. A parlarne con me stesso. Magari qualcuno di voi potrà trarne qualcosa di utile, magari no.

Invece segnalo, di molto utile, questo articolo.