Di tanto in tanto mio padre mi parla del riversamento che una mia… boh, cugina? fa nei suoi confronti della sempre crescente frustrazione e disprezzo, recriminazioni rispetto al suo corrente (RIP – 103 anni) secondo marito. Ora è morto e lei sollevata non fa che reiterare quanto sbagliato fosse con lei, per lei. Anche io mi sono sempre chiesto e chi te l’ha fatto fà? Sei ricca sfondata, che te ne frega? “Ha insistito tanto”… beh lui ti amava, ma se non ti piaceva facevi a meno.
Cmq, il tipo di prima, che è morto, era fantastico e lei lo amava ecc, ecc. Quello che però mi dice molto di mio padre è che lui mette dentro a tutto questo il successo professionale come se avesse una importanza centrale nel rapporto di relazione. Gliene farei anche io una colpa se ormai non avessi passato questo segno: penso più al dispiacere di una visione della vita così legata alla sopravvivenza comoda. Il che non significa che non piaccia a tutti. Ma se fosse tutto qui significherebbe che due poveracci con le pezze al culo hanno una situazione sentimentale e relazionale non rilevabile, inesistente, se il fatto che sei povero, che sei incapace in un lavoro determinano il tuo valore personale e, in seguito, quello che tu fornisci alla relazione. In realtà nella relazione questo non c’entra niente.
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