
fat Hermione
In un vecchio fumetto di Ken Parker un pellerossa chiedeva a Ken Parker se fosse bello; gli spiegava che lui non si vedeva, a lui non importava perché la bellezza era dalla parte che vedono GLI ALTRI. Lui vedeva gli altri, LUI diceva se gli alti erano belli, ma solo gli altri potevano dire se LUI fosse bello, perciò lo chiedeva a Ken. Non ricordo altro, magari la cosa si risolveva con uno specchio d’acqua o uno specchio tout-court, poi nessuno avrà parlato di estetica, di senso comune, di epoche storiche, di moda, di gusti, di relatività, di Πόλεμος , di “diversa ponderalità”, di colpevolizzazione ed idealizzazione.
Io SO che se per me il cioccolato fa schifo, quando pronuncio queste parole posso dire che A ME IL CIOCCOLATO FA SCHIFO, non che non mi piace, che non lo trovo affine al mio gusto. Provo DISGUSTO. (era un esempio, io amo il cioccolato, ma NON TUTTO il cioccolato: il fondente 90% mi FA SCHIFO). Ribrezzo, disgusto, non sono costruzioni semantiche: sono impulsi primari, spontanei, sensazioni che proviamo: sincere. Il sole splende. POI brucia, o scalda, o illumina. Ma la sua parte è EMETTERE. Ciò che arriva dall’altra parte dipende anche dall’altra parte. E così sono i nostri gusti e giudizi personali su ciò che è altro da noi, fuori da noi.
Leggo l’ottimo articolo in Ruminatio Laica relativamente alla probabile causa di suicidio di una ragazzina di 15 anni. Sofferenza, rabbia, disagio. Si tratta di una persona altra da me: mi dispiaccio per lei, anche io penso che il futuro ancora non lo consceva e poteva riservarle chissà che. Ma era il presente ad esserle insopportabile. E la realtà era quella: non piaceva a sé stessa, secondo il proprio giudizio in fase di formazione in un mondo formato da altri, altri da sé il cui giudizio ci importa. Ci importa perché io posso piacermi finché voglio ma non mi scoperò da solo. Posso ritenermi bello ma non imporre ad un altra mente di trovarmi bello. Non posso come non posso imporre di trovare BUONO qualcosa. Sono gusti personali. Ci sono cose/persone/concetti/forme che non mi piacciono. Ce ne sono che mi fanno proprio schifo. E se a me interessa quello che gli altri sentono, provano, nel vedermi, sentirmi, parlare con me, perché siamo animali sociali e nessun uomo è un’isola eccetera … puoi dirmi che grasso è bello, che c’è il fascino, puoi tentare di addolcirmi la pillola ma lo specchio è di fronte a me e le parole risuonano nella mia mente: le parole di persone a cui vorrei che il mio corpo piacesse. Io da solo, lontano da tutto e da tutti ME NE FREGO del mio corpo estetico. Mi fregherà che sia forte, probabilmente. Posso avere cultura, capacità di comprendere (intelligere) molte cose… e tuttavia quello che sono come animale, come umano, passa anche attraverso l’ammirazione e il desiderio del corpo fisico. Soprattutto se hai 15 anni, l’età in cui siamo maturi, pronti per la riproduzione da MILIONI DI ANNI. Il nostro corpo è fatto in un certo modo per attirare l’altro sesso: essere ATTRAENTI e non REPULSIVI. E’ quindi comprensibile, non biasimevole che una ragazzina abbia il sacrosanto diritto di SOFFRIRE PERCHE’ SI SENTE BRUTTA. Ne ha il diritto. E ha il diritto persino di morire, a mio avviso. Naturalmente è crudele questo mondo di merda. Certo, perché nasciamo e cresciamo con forme che non ci piacciono e non possiamo modellare? C’est la vie e devi accettarlo eccetera. Ma certo, anche di essere disabile. Devo accettarlo. Ma resta un fatto, non cambia, non è obbligatorio che mi renda felice. Continue reading →
La mattina mi batte il cuore all’impazzata. Batte forte, ho paura. Senza alcun motivo ho paura. La respirazione è sempre un po’ apnea e poi respirarespirarespira. Da tempo, questo, da prima del batticuore. Cerco di fare semplicemente pipì, ma inizio a pensare a qualcosa che dovrei fare al lavoro, che già penso che non farò bene, che non saprò fare, che qualcuno mi biasimerà un giorno od immediatamente per non aver fatto come se l’aspettava od in modo ad esso utile. E non importa se tra 6 giorni sarò in mobilità. E così quello che potrebbe essere un normale riposo diventa agonia, temperatura che sale, sudore, temperatura che si abbassa, freddo. E così via.