crisi nazionale e depressione nazionale? pare che non sia il solo

ce la posso f… CRASH!

mi sentivo un po’ una merda anche a sentirmi una merda… come dire … ti senti male, hai paura, hai questo e quell’altro… e … giudichi tutto questo negativamente (non come uno che prende sei e dice “vabbé, chemmefrega, a me basta così”) …

Ma in questo caso il malcomunemezzogaudio (che, come sapete, ho già da tempo modificato in “mal comune, vaffanculo”) un po’ aiuta, perché la sensazione è piuttosto diffusa in tutto il Paese, come dice questo articolino. Niente di cui rallegrarsi, ma almeno non ti senti al top della classifica delle merde. Dici… beh, dai, non mi abbatto poi per motivi che vedo solo io. Speriamo di farcela lo stesso a polyannare un po’.

negazione con svago multimediale

ignorare la realtà

Quale realtà? Io vedo solo cose fiche!
(C) iStock

Giorni fa la mattina mi hanno dato una notizia terribile che ipoteca il mio futuro. Nel pomeriggio sono andato con amici a sentire una conferenza in zona ed ambienti piacevoli, ho mangiato un gelato alle gelaterie GROM (ve le consiglio) e sentito simpatici modi di guadagnarsi da vivere un granello alla volta ma, interessanti.

Oggi, tra circa 1 ora e mezza dovrò tornare a sentirne altre, di notizie nefaste, ma… a pranzo ho trovato il nuovo CD dei Muse nella buchetta delle lettere… dura poco meno di 1 ora. Quindi divano, stereo, dedizione, ascolto di qualità. Per pensare meno alla realtà dovrò persino aprire un giornale con figure, ché alla mia mente non scappi di dare uno sguardo alla dura realtà.

La scomparsa della qualità #20120322

Fare lavori che tutti possono fare, che molti possono fare, che molti possono autonomamente imparare, può essere una scelta relativamente facile, talvolta controproducente. Così magari ne impari uno più difficile, oppure impari a fare la versione “pro” , oppure solo l’applicazione “pro” … ma quando la qualità del tuo lavoro non viene più compresa dal tuo cliente, essere pro è solo uno svantaggio, mi pare, ormai. Perché essere pro significa spendere più energia, dover spiegare, metterci più tempo, a fare qualcosa che non viene percepita, che sembra scontata o strana, che sembra una fregatura rifilatati da un azzeccagarbugli che fa “sembrare complicato e difficile e di qualità una cosa che tanto mi faccio anche io”. Succede in tanti mestieri. Lo trovo sconfortante perché molti non fanno altro che considerare questo rilancio verso il basso nella qualità di ogni cosa come normale; non come decadenza della civiltà e scomparsa di capacità di apprezzare e riconoscere il valore che in seguito lo promuove, invece di squalificarlo.
Quando lo disprezzi (non ne accetti il prezzo) allora finisci per considerare accettabile ciò che è di più bassa, se non di scarsa, qualità. E ciò che è, qualsiasi cosa sia, peggiora, invece di migliorare. Ciò che tutti possono fare non tende al meglio. Tende alla stagnazione. Magari nasce un modo nuovo, ancora meno costoso, ancora meno faticoso, ancora più “vai che va bene” sempre più alla portata di qualunque incapace.
A cosa porta tutto questo?

Sono un razzista dei call center?

Non abbiamo forse Italiani capaci di rispondere a telefono in Italia? Non abbiamo forse Italiani in grado non solo di sollevare la cornetta e di articolare il linguaggio correttamente e senza fallo, ma anche di esprimere concetti appropriati e coerenti con l’argomento, di rispondere a domande precise o di guidare l’utente verso questa precisione? Non abbiamo una marea di giovani disoccupati che sono laureati nelle più svariate discipline, giovani Italiani, del nord e del sud, che saprebbero guadagnarsi onestamente uno stipendio, senza doverci sentir rispondere dall’estero, da Rumeni, Ispanici (da dove? dal Messico?) in una lingua stentata e sbagliata … e sapendo che stiamo dando da mangiare non ai nostri connazionali, ma a qualcun altro, impoverendo ulteriormente il nostro stesso paese?

Non mi fanno schifo quelli che mi rispondono. E se questo è “nazionalismo” nel senso che vi fa venire in mente un signore tedesco con un ridicolo baffetto … non so, non ci conosciamo, forse dovreste frequentarmi un paio di ore prima di dirmelo.

Ma mi amareggia. Forse il motivo per cui è conveniente che mi risponda un messicano è che da lui possono trattarlo come uno schiavo, che possono offenderlo, trattarlo con sussiego o alterigia, che possono impunemente (“liberamente” direbbero i nostri imprenditori che vogliono cancellare l’ultima traccia di un po’ di diritto del lavoro) minacciarlo in ogni istante di rendere più precaria la sua esistenza … lì magari lo possono fare. Certo, lui lavora, dovrei rallegrarmene. Ma in questo modo favorisco la sua schiavitù e induco il mio stesso paese a tornare alla barbarie schiavista perché èeconomicamente convenienteper il padrone di turno.

Siamo nel 2012 e devo ancora aspettarmi che ci sia un uomo che pretende di essere obbedito ad occhi bassi senza critiche a qualsiasi ordine, a qualsiasi umiliazione, a qualsiasi ingiustizia con la minaccia della fame, di qualcosa che va ben al di là del bullismo. Della prevaricazione e oppressione come regola. Forse i nostri ragazzi moriranno di fame con questa regola o addirittura emigreranno per andare a farsi schiavizzare assieme a questi ai quali preferirei sentir sostituiti i nostri.

Quello che dovrebbe fare uno statista, un ministro, un politico di una Nazione, è ricordarsi che non è un banchiere e che ciò che deve fare lo deve fare per i suoi concittadini, non per la minoranza che detiene la proprietà di alcune imprese commerciali e che tenderebbe anche a tornare latifondista, se non fosse (per ora) un pochino limitata anche in questo.

E tutto questo perché mi sono sentito rispondere con accento ispanico dall’assistenza? Beh si. La superficie è una cosa, ciò che c’è sotto non va ignorato.