nuovi modi di stare dimmerda

un temibile bollo auto

Pur vivendola e quindi capendo quanto serio e grave sia il mio malessere, la mia ansia del momento (quando passerà? ‘sta notte, immagino) ha anche un aspetto tremendamente ridicolo… il che acuisce il senso di vergogna che provo a sentirmi così dimmerda. Another brick in the wall, ovviamente.

Tanto per rendere chiara l’idea, quasi non ho il coraggio di uscire per andare a pagare il bollo auto. Ok, costa parecchio ma … ci siamo capiti.

E la cosa pazzesca è che (mi piace molto la serie The Big Bang Theory) vedendo la puntata 6×14 minuto 9:17 circa… invece di sganasciarmi ho iniziato a empatizzare con Sheldon. Una parte di me sa quanto tutto questo possa essere visto in modo comico, molto comico. Ma vi assicuro che non rido affatto.

dhasudhiuhdaiushdaiuhd

questa mattina sto di nuovo una merda. Com’è possibile stare così? Vorrei dormire, almeno… e invece mi prende questo “tremore” … batticuore? Abbiamo detto ansia, probabilmente. E mi sembra di aver individuato come mi sento… non mi sento incapace tout-court. Mi sento incapace “di fare qualsiasi cosa sa solo”. Sono diventato così … e la cosa pazzesca è che se, per certe cose, vado a “prendere coraggio” da qualche amico e lo osservo fare quella data cosa che io non sto riuscendo a fare… mi annoio! E mi annoio perché so come fare… perché mentre guardo mi sembra ovvio, penso “chiaro, è tutto normale, basilare, si fa così” … ma poi torno da me e io non riesco nemmeno ad iniziare. La roba resta li, e il resto resta li … e un altro giorno passa.

E mi sento così parassita. Contemporaneamente penso che se andassi da qualche parte impiegando il mio tempo (ad esempio sembra ci sia la possiblità di fare la vendemmia… a pochi euro all’ora e lontano … quindi vitto e alloggio? boh, va a finire che quello che prendi poi lo fai fuori tutto in spese) in un altro modo… lo sottrarrei alla possibilità di fare cose più utili qui.

E poi non le faccio. Ma sono QUELLE che dovrei fare. Proprio quelle. Quando non mi prende male… qualcosa faccio. Se me ne andassi via starei a pensare a quello che non sto facendo… è un loop schifoso.
Ok, ho 2 ore per fare qualcosa di utile. Meglio farla, và.

Perchè la gente non reagisce davanti alle ingiustizie?

Guardate il video. CINQUE MINUTI, vi rendete conto? Sono passati MESI in un ambiente di frustrazione ed angoscia!! Sopravvivenza, si, ma a che prezzo??? FANCULO!

E prima? Prima, nella mia vita? Voglio il processo inverso! Voglio l’antidoto!

Ed ora ditemi se, conoscendo le scienze sociali, non sia in un altro modo che si debba legiferare? La filosofia del diritto, secondo me, è sempre una buona base. Ma tenere conto di come funzioni la psiche e come finiscano i più deboli deve diventare un imperativo.

Date una letta al link, ma soprattutto vedete il video:

5

soli

minuti.

E io ci ho vissuto per mesi, e prima, in forma contenuta, per anni.

Avatar di nofear1italiaparla-VeritàCelate

Perchè la gente non reagisce davanti alle ingiustizie?

Vi è mai capitato di vedere un film come “Shindler’s list” dove i prigionieri venivano sterminati a sangue freddo? Perchè la gente non reagiva? Vi siete mai chiesti perchè non tentavano di strappare la pistola dalle mani del loro assassino? Perchè anche davanti alla morte, la rassegnazione era talmente alta da non tentare nemmeno un ultima e disperata fuga? Perchè a volte l’uomo davanti alle ingiustizie si sente totalmente impotente e si rassegna? Come siamo arrivati a questa rassegnazione generale e a questa apatia, che consente ai poteri corporativi di manovrare la politica e l’economia in maniera così disumana?
Il termine “impotenza appresa” venne usato per la prima volta dallo psicologo Martin Seligman, che negli anni 70 studiando i fenomeni che causano la depressione, fece un esperimento (alquanto crudele) con due cani. Con delle scariche elettriche induceva l’impotenza appresa su uno dei due cani, fino al punto che, nonostante il…

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quanta paura ho? #201306242026

Non auguro a nessuno… oppure si? Oppure glielo auguro? – di provare paura, ansia, quanta ne ho io adesso – dico non so… potrei anche augurarlo perché così un po’ di gente capirebbe cosa significa. Che le parole “dai tirati su” “non puoi mica fare così” “datti una mossa” e tutte queste altre belle figate non valgono niente… se hai la somma: ho paura perché faccio schifo, allora ancora di più.

Non affermo che non ne si possa uscire. Ma se non senti questa sensazione, se la tua mente non ha questa malattia che proietta orrore dove ancora non c’è scritto nulla e te lo mostra come ineluttabile (questo si, il bicchiere mezzo vuoto) senza ombra di dubbio… allora non puoi capire. Oppure per capire davvero devi fermarti, dire “voglio capire” e quando hai capito allora non spari più quelle cagate tipo “eh  ma non devi”. Che grazialcazzo lo so anche io che non devo. Eppure mi batte il cuore in un modo che sono certo il mio fisico tra 30 anni ringrazierà con un bell’infarto o qualche altra roba. Non è che adesso lo guardo e gli dico “calmati” o che la mia respirazione lenta-e-pesante (che invece credo sia respiri  brevi ed apnea) risolverà tutto e che un bell'”ohmmmm” mi farà calmare la mente.

Ogni cosa mi terrorizza. Ogni cosa positiva non è più divertente… ogni interesse è una perdita di tempo e ogni cosa che vorrei fare è sempre quella sbagliata e mentre la faccio la mia mente mi dice che sarebbe meglio e più produttivo per il mio comunque merdoso futuro – farne un’altra. Non c’è tregua. Un po’ di tempo fa bastava rifugiarsi nel dormire… era una fuga, ma funzionava. Non più. Ora comunque la mia mente vaga tra terrori vari, pensieri ossessivi inutili e barbosi, problemi irrisolvibili (o ritenuti tali nel pensiero che mi si forma e si ripete ossessivamente) rovinando anche il riposo che sia anticipato, che sia rubato la mattina. Quasi solo alcuni quarti d’ora in macchina prima o dopo qualcosa … quelli hanno la parvenza del trasporto del sonno vero.

Questa paura è una merda gigante! Uno schifo assurdo. Giuro che invidio i palloni gonfiati, pieni di sé anche se non sono nulla, che non si accorgono di fare schifo, che comunque sono fighissimi anche se fanno schifo, che hanno sempre il petto in fuori: io li invidio perché quel loro atteggiamento forse farà stare male migliaia di persone, ma loro non stanno male (“ma si sentono meglio” cit.). E sto così male che inizio a considerare quelle persone davvero migliori di me. Dal punto di vista dell’evoluzione sicuramente.

il bello che diventa brutto #20130421 in depressione

Dormire la mattina.

Forse per alcuni di voi efficientisti il mattino ha l’oro in bocca, quindi alzarsi scattare e darci sotto, tutto tempo guadagnato eccetera.

Per alcuni di noialtri, molti altri, il dolce dormire della mattina è uno dei piaceri naturali della vita. Il mattino ha si l’oro in bocca… ma perché è possibile dormire. Le coltri morbide, il regressus ad uterum, la bambagia, il dormire come un bambino, il motivo di filosofi ed economisti sul “perchè ci dovremmo alzare al mattino”. Se fossero tutti con la molla nel culo allo spuntar del sole questi discorsi non sarebbero esistiti: quindi fidatevi: dormire la mattina per molti è un piacere grande, talvolta una necessità, ma spesso è un piacere. Dormire TUTTA la mattina del sabato e/o della domenica, un piacere, sicuramente (spesso basterebbe alzarsi alle 9 od alle 10).

Io non ho mai visto l’universo parallelo od il continuum spazio-temporale del sabato mattina se non quando costretto a viva forza. Non sapevo quasi cosa fosse. O dovevo fare un lavoro, o qualche impegno pressante … ma tutto presto cadeva nell’oblio sotto le carezze degli altri sabati mattina.

Ora non più.

Quando mi svegliavo alle 5 di mattina era un piacere fare quella pisciatina e pensare “posso dormire ancora UN BEL po’” … Oggi non più. Ora la mia mente si attiva ed ha PAURA. Inizio a rigirarmi ed avere  il tormento, la temperatura va su e giù tanto da sudare e poi avere bisogno invece di una coperta.

E questo accade, invariabilmente ormai, anche il sabato.

Per chi non lo sapesse, alcune delle torture o dei metodi per piegare un uomo passano per il sonno. Questo per farvi capire che quando capita da sé, non è un bel vivere.

Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare

Frase di Manzoniana memoria, pronunciata dal pavido Don Abbondio, divenuto per questa triste caratteristica, esemplare.

Eppure le indicazioni di tanti benpensanti, ottimisti, volitivi, religiosi e coraggiosi… più o meno, ricondotte al succo di ciò che contengono, dicono “eh, non devi avere paura”, “devi essere coraggioso”, “devi fare quello di cui hai paura” … eccetera, ovverosia cose tanto sensate quanto ciò a cui si rivolgono… ovvero che se uno ha paura, ha paura e basta.

Dir loro “ma non devi averne” non cambierà le cose. Le persone sono lasciate sole ad affrontare il cambiamento da ciò che conoscono a ciò che non conoscono. Chi non fa altro che dire “questa è la vita, o mangi ‘sta minestra o salti la finestra” non sta risolvendo il problema di chi ha paura… non ha la ricetta, non sta aiutando in alcun modo. Si trova nella condizione di chi la cosa l’ha già risolta, non ce l’ha (ora), o non ce l’ha forse mai avuta… se ce l’avesse (ora) davvero non la saprebbe affrontare, perché la vera paura è quella che queste persone non riescono ad affrontare: nel momento in cui ci riuscissero, la condizione non sarebbe più quella descritta. Sembra cervellotico, sembra insensato. Cercate di rileggere e capire: quella paura che non si risolve, quel terrore, quella condizione. Una volta risolta non c’è più, non è più conoscibile, forse non è mai stata quella comprensibile, dunque.

E allora? E allora è chi mostra la via con l’esempio che scioglie le paure, che contribuisce … se il coraggioso apre la pista ma lascia chiaramente vedere che il possibile era possibile ed in che modo, alcuni paurosi saranno tali forse per meno tempo e tanti semplicemente lo saranno meno. Qualcuno starà dicendo che “è troppo facile” che “si, questi vogliono la pappa pronta” eccetera. Ma si, avete ragione. Questo tipo di persona, quella che risponde così, non è il destinatario di questo testo. Continue reading →

le 5 leggende era carino!

Non farò recensioni; mi è piaciuto, quindi lo consiglio… a chi ha voglia, bisogno di fare sogni di bambino. Una nota interessante: in sala c’era un gruppo di 7 “unpo’piùchebambini” (guai a dirglielo, immagino) che si divertivano davvero e non come tanti altri che stanno li a fare i criticoni lamentosi per “fare i grandi” e darsi un tono.

Favola: divertimento, fine.

L’ho apprezzato.

E data la mia attuale fragilità ed esposizione… mi ha ovviamente toccato il riferimento alla paura che cancella qualsiasi speranza.

Doppiaggio ottimo.

avere paura di scrivere un curriculum

Arrivare ad avere paura di fare qualsiasi cosa è possibile. Voglio descriverlo perché forse non avrei mai immaginato di sentirmi in questo modo e, forse, alcuni che ora sono solo preoccupati da qualcosa, per sé, non immaginano che domani, forse, potrebbero sentirsi paralizzati come me.

Per questo devo partire subito con un consiglio POSITIVO: se non state male, scrivete o aggiornate il vostro curruculum IMMEDIATAMENTE. Fatelo ORA, tornerete qui a leggere dopo. Perché? Perché il vostro stato mentale positivo vi consente di portare a termine questa operazione, di non essere incatenati, congelati, impastoiati in un circolo vizioso autodistruttivo. Di dire semplicemente qualcosa, senza farvi venire mille dubbi che vi spingono a tacere, a ritirarvi, a sparire. E potrete usarlo anche se doveste trovarvi in condizioni di non riuscire a scriverlo più come si deve.

“Dottore, cura te stesso” – dunque? Certo, ora io me ne rendo conto, ma questo non mi basta a far sparire la sensazione. Sapete, quei film d’azione dove si parla di “vivere nella paura” … beh, questo cambia senso una volta che ti capita. Continue reading →

faccio schifo

Oggi faccio più schifo di altri giorni. Sono così impaurito che accolgo anche un amico che mi viene a spiegare, con la massima gentilezza e disponibilità, delle cose come un bambino terrorizzato … e leggo nei suoi occhi che mi sta vedendo – un po’ stupito – per quel che sono oggi: oltre il limite della sanità mentale, completamente andato, impaurito dal mio proprio respiro, dalla “novità” che non è quella davvero paurosa, ma da un qualsiasi atto diverso dal nulla.

Oggi non è il caso di farmi bu alle spalle.

O forse si, poi non ci sarebbero più problemi: il mio timore però è che invece di restarci secco mi venga una paralisi.