uguale a ieri (non va bene)

Di tanto in tanto mi capita che qualcosa di normale inaspettatamente, improvvisamente e senza alcuna variante sul solito diventi sgradito, fastidioso, motivo di lamentela.

Mi è stato detto che l’origine del senso di terrore nasce dalla percezione dall’inversione dei tratti del viso dei genitori da parte del bambino: ciò che normalmente è un dolce sorriso amorevole e rassicurante, per qualche motivo, inspiegabile da parte del bambino, si contorce in qualcosa di mostruoso, talvolta associato ad un suono, parole, toni e sensazioni che chiaramente non sono i soliti, non sono dolci e gentili, è successo qualcosa. Questo volto distorto è il seme del senso del mostruoso, dell’orrore percepibile, dell’improvvisa sorprendente mostruosità. Il repentino “bu” dei film, il normale, sorprendentemente ed improvvisamente viene torto, contorto, ritorto, sfigurato. Ti aspetti una cosa, ne esce di botto un’altra. Inquietudine, spavento. Continue reading →

essere il nulla

Di tanto in tanto mi ricordo di quale droga può essere l’amore per i figli. Io ho solo una nipotina, ma in alcuni momenti pur di renderla felice – e viziandola, ok, io non sono un genitore – faresti qualsiasi cosa. E ti senti di essere il tutto. Sei tutto. Sei indispensabile. Sei chiamato al dovere … un dovere che vuoi. E’ un legame indissolubile, lo hai creato, qualsiasi cosa diventi quella persona, comunque la amerai perché lei è lei. Magari l’accompagnerai personalmente in galera, perché è un assassina, uno strupratore seriale, un torturatore. Ma è stato il tuo bambino, la tua bambina. E questo è una droga anche per te: totalizzante. Amore, amore e essere indispensabili e sentirlo, vederlo, non sono dichiarazioni: lo sai. Fisicamente, spiritualmente.

Fare il tuo percorso nella vita con questo, probabilmente, ti garantisce di essere stato qualcuno. Quando sparirai sarai davvero stato qualcuno per qualcuno a cui tieni. Sarai stato tantissimo, non solo del DNA mescolato, ma sentimenti, sensazioni, tempo, vita.

Questo è, tutto sommato, facile.

Tu sei Dio, crei la tua creatura. Legame fatto.

Essere questo per qualcun altro, nella vita, è davvero difficile. Quello si che è difficile. Potresti cercare nel vuoto e nel deserto per tutta la tua vita morendo un secondo prima di girare l’angolo e trovarla. Oppure la trovi ma non vi capite. Continue reading →

non so leggere i segni

Un’appartenente ad una categoria la cui opinione non può essere ignorata, perché direttamente interessata e coinvolta nel’argomento, mi dice che io non so cogliere. Eppure il Maestro mi dice sempre “tu cogli molto: sei proprio un coglione“.

A parte questa splendida ouverture , colei che mi disse ciò, mi disse “le donne probabilmente ti lanciano segnali di disponibilità, ma tu non sei attento, le ignori”.

Ora, se per caso i segnali mi dovessero giungere da tizie che non mi piacciono, si, probabilmente non avendo volto lo sguardo in quella direzione è certo, non probabile, certo al 100% che non coglierò alcunché: potrebbero farmi diti medi, le boccacce, calarsi le mutandine ed alzare la gonna con i segnali “SONO LIBERA” ed ammiccare nella mia direzione. Non sto guardando li, forse ho già guardato li, ma il mio interesse era lo stesso che per il tavolino davanti o per gli espositori con le riviste dietro. Questo quando parliamo di persone che vedi “una tantum”.

Ma se una mi piace, ovviamente osserverò. I segnali che mi arrivano di solito sono “cazzo guardi”. Fine.  Continue reading →

educazione integra

Volevo intitolare il post come una cosa che mi è rimasta dentro: “L’educazione delle canaglie” (che non so quanto abbia a che fare con “l’educazione di una canaglia”, libro), un audio-qualcosa, audiodramma, spettacolo audio-fonico … non so definire ora. a era cinicamente meraviglioso. Trovate una via per ascoltarlo (eccezionale) cliccando (computer computer computer no cellulariiiiiiiii) QUI.

Ma non era di questo che volevo espellere inutili interazioni elettriche tra le mie cellule deputate alla formazione di pensieri.

Ieri mi chiama D. , un ragazzo… beh ormai ragazzo non lo è più tanto. Ha 25 anni e già lo scorso anno ha raggiunto quel genere di conclusioni alle quali io sono arrivato, credo… beh, a quarant’anni. E con lui si può tagliare l’età con l’accetta senza problemi. Era lui il ragazzino in motorino che rabbiosamente si lamentava che “quella cazzo di VECCHIA con il passeggino mi ha tagliato la strada!!!”

– Ma … D. … tagliato la strada… su delle strisce orizzontali bianche?
– Si… vabbè, ok, ma io ero in corsa e lei poteva aspettare
– E… D. … vecchia… secondo te quanto vecchia era?
– beh avrà avuto venti anni sicuramente!!!!

😀 Ok.

E’ stato un piacere vederlo crescere e ragionarci. E’ l’amico di M. , il figlio del Supremo Maestro. Era, dovrei dire, l’amico. Da quando M. si è messo con Kelly, ha peggiorato la sua condizione fino a vedersi privare anche della libertà delle amicizie. E siccome non risolve in modo intelligente, ora fa danno a sé e anche a lei. Ma D., invece, che ha la stessa età e faceva la stessa scuola, condivideva gli stessi interessi e anche l’umorismo, in buona parte, è venuto su in modo molto differente.

Ricordo la volta in cui se la prese molto, perché gli feci uno scherzo imbarazzante. Era sinceramente contrariato, davvero molto, vedevo il limite dato solo dal fatto che io ero un adulto. Ma questo adulto coglione ha scherzato con lui come un coetaneo, esattamente nello stesso modo. Era a telefono con una potenziale conquista femminile, una che gli interessava. E io ho fatto il mio tipico scherzo. Ho detto qualcosa di imbarazzante ad altissima voce in modo che si sentisse dall’altra. La tipa dall’altra non so se abbia reagito male o cosa. Lui però si, si arrabbiò, temeva di perderla, temeva di avere rovinato l’incontro. Aveva messo tutto il carico su sé stesso e tutto il potere giudicante su di lei.

Fu la prima volta che parlammo sul serio: gli dissi ok, io non mi sento di avere fatto una cosa che tu possa giudicare davvero 100% male, ma ti senti male e per questo ti chiedo scusa. Ma non mi fermo qui: ti chiedo invece: tu sei sicuro di voler stare con una stupida? Cioè, la tua testa capisce questo scherzo e ne ride di gusto. Tu davvero vuoi frequentare una ragazza che non riderebbe di gusto con te per la stessa stronzata? Oggi è questo. Domani cosa sarà? Un’altra cosa che non puoi dire o non puoi fare? Una cosa che a lei non manca di rispetto e non le toglie nulla ma che non è conforme ad un comportamento di plastica? Sicuro? Sicuro che vuoi che io non ti faccia più questi scherzi? Che mi astenga? Io sono sempre io, ma ecco, la prossima volta invece di avvicinarmi mi terrò a distanza, per rispetto a questo. E a te verrà sottratto qualcosa. Qualcosa che ti piaceva, ti faceva ridere, un po’ di sale della vita. Oggi sono io, domani un tuo amico, dopodomani tua madre o un gatto. Roba tua. Pezzi di te che tu hai scelto essere nella tua vita.

Troppa roba per un ragazzo?

Non per quel ragazzo.

Ci ha pensato e alla fine se n’è fottuto, ha pensato parola per parola a quello che gli ho detto. E non è uno plagiabile. Da quella volta mi chiama come chiama altri adulti che sente come parti di una famiglia, gente che lo ha accolto, che gli ha parlato sinceramente, non formalmente e da adulti che guardano i bambini in cortile che giocano. Io preferisco “fratello grande”. Oggi potrebbe dare molti consigli lui a me. Ha fatto un percorso scolastico sbagliato. Si è smazzato. Ha detto “non è per me”, ha ragionato sempre, ha cambiato, ha trovato la via, si è smazzato ancora, è un ricercatore, ha vinto borse di studio, ha mangiato unpo’ di merda in Italia e in un tempo ultracompresso ha capito quello che noi capiamo in 20 anni di lavoro. Mi ha chiamato finalmente per dire quante belle cose, che ci si aspettava fossero normali, finalmente ci sono nella sua vita. Tre anni di borsa di studio in Inghilterra e poi già pensa agli USA eccetera, anche se dopo aver visto la civiltà pura in Danimarca, vorrebbe andare li. Pare che in UK – lavoro a parte – l’inciviltà sia diffusa come qui, invece.

Differenze? D. è stato voluto e cresciuto con concordia, no è no, si è si, i soldi sono questo, provengono da questo, se non si può non si può, cerca di fare questo e questo, noi ci siamo, eccetera. M non è stato voluto davvero e sua madre lo ha sempre cresciuto viziandolo in un modo che ho sempre trovato assurdo: lei ha rispettato le regole e la cosa le rodeva il culo. Allora adesso io permetto a mio figlio di violarle tutte. Quindi non hai capito quali erano giuste. Non sei cresciuta. E ad ogni richiesta ripetuta più di 5 volte il no diventava si. E ad ogni culo sporco una mano puliva. E ad ogni voglio in qualche modo diventava si. E madre e padre avevano e manifestavano pareri discordanti e volontà opposte di fronte a lui. Suo padre lo ha “lasciato nascere” per paura della pressione sociale (che non c’era) su di sé. E si odia per questo e coscientemente ribalta questo odio sul figlio. La rovina della propria vita, del suo tempo, dei suoi soldi, del tempo di sua moglie sottratto a sé. Un egoista scemo, che ha fatto un solo fottuto errore. Peccato che comprenda la nascita di un essere umano. Che non ha amato e che lo ha sentito in modo chiaro, perché una cosa che non manca al maestro è la capacità di espressione, chiara, ragionevole, lucida, cinicamente glaciale.

E ha perpetuato il danno: M ha cercato come obiettivo “la morosa” , lei ha visto un fesso ma con DUE famiglie alle spalle che gli avrebbero sempre salvato il culo. Ha figliato. Ha rifigliato. Lei gli impedisce di vedere i propri amici, di frequentare gente, gli impone ogni puttanata (veg, no vax, homeschooling, qualsiasi cazzata in cui essere scettico ma mai verso chi lo è in modo corretto: la scienza) e alla fine, sotto sotto, c’è solo e sempre la paura dell’abbandono, della solitudine? Chi lo sa. Un disastro.

D. è tranquillo, proiettato verso il futuro, schiavo di nessuno, nemmeno di sé. Sono felice per lui, orgoglioso avrei detto… ma non è mio figlio, non siamo parenti. Sono molto contento per lui, contento che esistano posti giusti in cui le cose funzionano a dovere. In cui rispetti il tuo capo perché lo senti giusto, perché non è solo gerarchia pesante, ma valore, guida.

apologia del cazzo

Quotidianamente, con costanza, più volte al giorno, con insistenza, pesantezza, reiterata acredine, pervicace opposizione, piccata sicurezza e stizzita convinzione sento ancora una volta, ancora una fottuta volta, o lo leggo, che – il succo è questo – gli uomini, maschi, sono solo dei porci e che interessa loro solo il sesso.

Sono (io sono) un disco rotto. Questo discorso è così vecchio in questo blog che la muffa ormai è multistrato.

Ma questo discorso sessista non mi ha solo rotto i coglioni. Non è un fatto di classe/genere, campanilista o di squadra. No no, questo discorso mi offende personalmente. Voi sapete quanto io adori il sesso, la figa proprio, appassionato e amorevole ma anche selvaggio, piacevole, sensuale come lo è per gli animali, quali noi basilarmente siamo. Se mi avete letto un po’ sapete che la natura non mi ha dotato della possibilità di sbattermi la prima che passa solo perché ha degli orifizi. Oltre ad una questione estetica mi viene richiesto, perché tutto funzioni, di sentire di essere desiderato, direi apprezzato, voluto.

E siccome non sono Brad Pitt questo di solito non avviene per questioni estetiche. Sono un vecchio mediocre, stempiato, con la panzetta.

Bene, avete il quadro. Continue reading →

gigi, la cremeria, il pollo e l’obsolescenza programmata

“Una volta che hai accalappiato il pollo” è un concetto che ho sentito da 30 anni. Questa frase stessa, non dovreste sottovalutarla. Quale? Quella “che ho sentito da 30 anni”.

Ne ho 44.

Figuratevi un ragazzino di 14 anni, anzi facciamo pure di 12, che sente dire a qualcosa che assomigliava a tua mamma, una donna, che “una volta che hai accalappiato il pollo”.

Che quando hai incastrato un uomo, un maschio, un ragazzo, allora… allora varie cose. Cose che cambiavano, finzioni che cadevano, altarini che si potevano smettere di controllare, armadi che potevano tranquillamente essere scrollati dai loro scheletri, perché tanto ormai chissenefrega. Corpi che potevano smettere di essere curati perché non era per essere né per sentirsi che questi corpi erano belli, piacevoli, gradevoli, affascinanti… ma certamente attraenti. Era solo per questa ultima: attrarre. Ma se non ti serve più attrarre, pensavano queste gentildonne, queste dame, queste signore degne del massimo rispetto di qualsiasi uomo (o donna) d’affari, non serve più investire in questa inutile, faticosa e spiacevole attività di curare sé stessi. Ad esempio. Ma questa era una cosa. Altre cose potevano essere solo quelle di essere gentili. Di essere accomodanti quando invece volevi sputargli in un occhio. Di scopare, persino. Fare sesso, pur di non contrariare l’acquirente.

Ricordo che Gigi mi disse che quando stava con S. era scoglionato perché questo no, e quest’altro no, e troppo questo e che fatica. E quindi lui si è trovato un’amante. Anzi, diverse amanti. Anzi, io direi scopate, non amanti. Non c’era amore. Erano proprio quattro salti in padella da come me li racconta. Gigi non è raffinato. Gli piace avere a che fare con la raffinatezza e i soldi, tanto che ci ha messo su un business, ma siccome non è raffinato, tra un po’ chiuderà. Quindi io credo in questa sensazione: erano scopate, non amava nessun’altra. Questo se lo dimentica, si dimentica di essere andato a chiavare in giro. Io posso comprendere la necessità del suo corpo, ma nel cervello. Perché lui ha tradito. Ma se lo scorda sempre quando dice che S. lo ha tradito, che andava con altri. Chissà che non mancasse qualcosa anche a S. che lui non le dava. Che di certo non erano chilometri di cazzo. Ma non so, non li conosco: quando l’ho vista allegra come una scolaretta per “dei bei manzi” però due domande sul loro rapporto me le sono fatte. Non sembrava solo apprezzamento. Sembrava desiderio. Ma quando ci sono messi assieme, mi diceva Gigi, facevano i salti mortali, i numeri, si rivoltavano come calzini, si divertivano molto. L’intesa sessuale c’era. E lei era curata, come lui. Non che lui fosse un adone, intendiamoci, ma com’era così è rimasto.  Continue reading →

ah si, tipico di lei

Questa è la seconda volta che qualcuna dice di lei che sia “tipico di lei” quello che ha fatto a me. Il tiramolla. A qualche livello di me, dentro, c’è un sempliciotto che dice “ehhvabbéèèè chessarammai: jepiacercazzzo, soggiovani, lasciala sfogànnoooòòò?”.

Ma si, in parte si.

Lei mi dice “non dovresti amarmi, non dovresti amare una come me, sono anaffettiva“. Ha imparato questa parola negli ultimi mesi I suppose. Certo, non dovrei. E dovrei non-volere. Ma checcazzoviprende a tutti? I sentimenti si sentono. Si provano. Fine. Non si sceglie. Puoi dire a qualcuno “AMA!” tanto quanto “SOGNA!”. E così il suo contrario. Non hai potere sui sentimenti, la volete smettere?

La modella di oggi la conosceva, avevano, anni fa, due fratelli come ragazzi (morosi). Il suo rapporto con lei era di “odiare la suocera”. Fine. Ma quando le ho accennato – era interessata al fatto che l’amassi ancora – che durante il nosto annetto mi ha lasciato 234792387 volte, ha detto “ah si, tipico di lei”.

Mi è riecheggiato quello delle prime due volte, arrivato dal mio amico A che se lo è sentito dire dalla modella X, che la conosceva; anche lei “ah si, tipico di lei“. Vi vedo guardarmi con l’occhio di pesce, quello “ma allora sei coglione”.

Si, lo so. Ci sono molte cose di lei che sono terribili per un altro essere umano. Ma resta il fatto che per altre è un usignolo della gioia. E che si adatta ad alcune cose di me,  fa suonare le mie corde più interessanti e vive. Alcune, non tutte. Ma sono corde che mi interessano. Che mi fanno smettere di fare il mio dovere, per dire. Per stare con lei e cercare di farla stare bene e rendere felice.

Ok, volgete tutto al passato. Il nostro accordo sembra funzionare.

Ad ogni modo l’Ultima-Volta ha detto “sono cambiata, ho deciso che non farò più sesso con uno di cui non ho prima consciuto bene i difetti”. Io ho riso molto forte. Quando ha voglia ha voglia e non la ferma che un diniego. Che comunque la indispettisce e le fa cercare altrove.

Ma volgiamo al passato anche questo.

troppo vecchi?

Poco prima che io mi mettessi assieme a lei, mi ricordo che C si era messa assieme a J. C ha … boh, credo 50 anni. Certo, una bella donna, mi era sempre piaciuta, da giovane (lei giovane, io più giovane). Però lui , J., aveva taaaaaaaaaaanti anni di meno. Ma non così tanti di meno di quanti ne avesse lei rispetto a me.

Però quando mi dico che sono troppo vecchio per trovare di nuovo l’amore, che desidero, di cui ho bisogno… poi vedo lei… che però è bella, affascinante, ha trovato un ragazzo intelligente, colto …

Boh, a volte sempra possibile.

Anche A mi dice che lui soffre perché M se n’è andata col suo tipo, mentre lui è tornato con sua (ex) moglie ma senza legami di denaro… soffre sia perché M era qualcosa che gli mancava… sia perché sua moglie, che comunque lui ha ri-scelto come compagna di vita, non è tanto compagna: sta sempre dietro a tutto il mucchio di parenti e famiglia “esterna” (il non-lui) … tanto che persino compagna è forse sbagliato, visto che di compagnia ne vede poca. Probabilmente chiavano, con soddisfazione reciproca, ma lui si trova da solo mentre lei va a svolgere compiti per tutta quella mandria che non si pulisce il culo da sola. Con gioia, tra l’altro. Però anche lui mi dice “ti passerà, ne troverai un’altra, sei solo a mezza vita”.

macheccazzodici? A mezza vita PER SOPRAVVIVERE, se vuoi … che so, leggere tutta la vita. Certo, per quello si. Se mi pagano la pensione a vita. Ma a parte questo che chisseneincula, ma scherzi? per le mie esigenze dovrei trovare DI NUOVO una pazza scesa dal cielo, un angelo incredibile che mi trovi attraente e tutte quelle altre cose impossibili, interessante, affa

non riesco manco a dirlo. Solo lei poteva dire cose simili di me.

Gliele leggevo negli occhi che le sentiva sul serio.

Poi però vedo C … e lei è li, ancora con il suo tipo. Sono insieme. A fare pazzie contro la vita, splendidi. E lei, più vecchia ed era educata, ha pure imparato un po’ di rabbia, violenza e parolacce. Mi ha fatto sorridere vederla dire così tante parolace in un solo discorso.

Belli.

E lei, che mi manca così tanto, non li ha visti. Ma io non manco a lei, remember, a lei manca un altro, già ora. Io non le manco, bisogna che me lo ripeta. Sempre. Gli manca un altro, non le manch tu. Un altro. Non io. Un altro.

Ossessione.

evviva le duemila

I ragazzi e le ragazze che trovo oggi hanno una libertà sessuale e un atteggiamento verso l’appetito sessuale completamente differente da quello che è stato inculcato a me e, apparentemente, a tutti quelli della mia generazione. Anche se devo dire che recentemente ho trovato parecchiE coetaneE che mi dicono “noi vogliamo chiavare quanto voi, esattamente quanto voi”.

Ma gli scopamici non li abbiamo inventati noi. Fuckfriends. C’erano gli “amis amants”, ma chi lo sapeva? Voi lo sapevate? Non vi avevano infilato a martellate che “SEI INNAMORATO” di una? Mentre invece era “voglio scoparla”. Che ha senso: come fai a sapere chi è? ci hai vissuto? ci avrai chiacchierato. Anche tante volte. Ma non sai se si lava, se toglie le briciole dal divano o se rutta (non ho detto ruSSa) durante il sonno. Non lo sai. Non sai se si cura le unghie dei piedi. Sai che ha un bel viso, un bel corpo e che vuoi scopare. Nietne di male.

EH NO! PECCATO!!!!! I SENTIMENTI! FARE I FIGLI!!!!

Ma… che ne sai dei sentimenti? Intanto hai le sensazioni. E i ragazzini di oggi si scopano tutti. Tutte scopano tutti, tutti scopano tutte. Si fanno a gruppi. Ragazze felici di non sapere quanti cazzi hanno succhiato nel fine settimana! Troie*, dite? Cosa? Ma non siete quelle che piangevano con Jovanotti che cantava “puttana o sposa” (questa assurda divisione, ricordo). Ok, la salute, le malattie, Ma non parlatemi di etica, morale, valori. Loro fanno esercizio. Fanno quello che noi facevamo confondendolo con la vita di coppia “in miniatura”. La vita di coppia è meravigliosa, può esserlo, come può essere infernale.  Prendere una via senza ritorno con la leggerezza di un gelato è un errore. Non lo è scopare col primo che capita se hai voglia. Dipende. Ma è peggio prendere decisioni a lungo termine. Continue reading →

another day (37ma puntata)

Dal giorno dopo natale, dell’anno scorso, siamo ancora assieme.  Quindi quasi un mese, tremo!

Mettici in mezzo l’influenza mia e sua che ci ha tolto qualche giorno. Mettici in mezzo lo studio, il conservatorio. Ma mettici anche che – sembra – lei sta imparando a governare un po’ di più i suoi sbalzi d’umore, le sue rabbiette e capriccetti. E anche io, naturalmente. Ci do meno peso. Lei è fatta così. E’ un po’ come arrabbiarsi con le mie micie quando soffiano… non ha tanto senso. Non tutte le persone sono così e io non ero abituato a persone così. Non ero abituato a considerare di voler stare con persone così.

In questo momento lei sta dormendo in studio, sul divano di scena. Che poi dovrò di nuovo lavarlo tutto: sfoderarlo e rilavare tutto, che sembra un set di un horror film porno fatto in una cuccia del gatto: non manca NESSUNA secrezione corporea, ci abbiamo fatto di tutto. Io sono tornato a casa a lavorare, che se no non faccio niente. Ma ecco, mi prendo dei minuti per questo. Continue reading →