avete la fissa dell’ecologia? smettetela di scrivere le frasi nelle immagini

“Ora Berlusconi dirà che il mondo non è finito perché l’ha salvato lui grazie ai suoi ottimi rapporti con le donne dei maya: le mayale” – Questa perla di satira politica ed alto umorismo (per carità, so fare ben di peggio) mi è arrivata in un inutile file grafico JPEG da più di 70k. Che non saranno niente, anzi, sono il minimo. Ma non sono il minimo per trasmettere quella informazione testuale.

Quella frase occupa in realtà 135 byte. Per fare questa stronzata, invece, ne sono stati utilizzati quasi 72000.  Con sette di quei JPEG occupi lo stesso spazio di TUTTA la Divina Commedia in TXT.

Ah certo, ma vuoi mettere la splendida formattazione, lo stile, il colore? Ah si? Ad esempio – in quello che è arrivato a me – di quella pregevole lettera minuscola su nome di popolazione? Per uno che ci tiene allo stile… (mica io, quello che ha scelto un formato grafico per una roba puramente testuale).

Ora forse questa vi sembrerà una cazzata nerd, una pedanteria da pignoletti saccenti che parlano di cose che sanno solo loro … ma io sono qui a dirla a voi tutti: vivete in un mondo fatto di queste cose, cerchiamo di conoserne le basi e vedere QUANDO sia il caso di sprecare spazio (per nulla).

Soprattutto se siete quelli che tengono all’ecologia per principio: Continue reading →

Sembrava Photoshop CS2 Gratis e invece era una bufala

Se vi è arrivata la notiziona che non solo Adobe Photoshop CS2 (vecchio, ma se legale: ottimo!) era gratis, ma lo era TUTTA la suite CS2 … beh, purtroppo amici era una bufala. Non nata per esserlo, ma diciamo che qualcuno si è sbagliato a dare la notizia e un piccolo disguido è stato scambiato per un tuttogratis. Non è così. Ecco un articolo che ci racconta che Photoshop CS2 non è gratis.

quando le pubblicità partono da sole e fanno RUMORE io me-ne-vado subito: FATELO ANCHE VOI

Cari pubblicitari , webmarkettari, advertizingari, dovete capire una cosa: voi non sapete dove noi staremo guardando qualcosa che appare su internet. Non potete prevederlo. Quindi dovete cercare di pensarci: “e se questa cosa uscisse improvvisamente mentre l’utente finale è …?” Se mi fate una pubblicità che si apre a tutta pagina SOPRA quello che sto facendo, semplicemente segnerò sull’agendina “NON COMPRARE MAI” il prodotto che avreste voluto rendere memorabile: lo sarà, non vi preoccupate.

Ma questo non è il massimo problema.

Quando i VIDEO partono da soli in una pagina, fanno rumore, parte la musichetta, fanno CASINO, io chiudo immediatamente la pagina. Magari è notte a casa mia, magari sono al lavoro e non dovrei guardare in quel momento, mi mette in difficoltà, mi causa imbarazzo, magari è la mia ragazza, tua zia, sua moglie, con un iPaid in treno od in autobus e non vogliono in alcun modo essere notate se non l’hanno deciso loro: non ha importanza se la pubblicità non è quella piacevolissima e gradevole del forex, non mi interessa se è quella moralmente irreprensibile e sicura al lavoro dei siti di dating oppure quella di un’auto, di un gioiello o una merendina. Sono, in ogni caso, cazzi miei, e non mi interessa una sega se posso abbassare il volume PRIMA (magari ho necessità di sentire il PLIN PLIN dei sistemi di messaggistica interna al lavoro, oppure della mail? Oppure altri suoni utili di altre applicazioni? Può essere, ma in ogni caso sono beneamati cazzacci nostri) , alla lunga ovviamente si ricorre a plugin di blocco della pubblicità come adblock plus, oppure si usa tout court browser come Opera che permettono un blocco della pubblicità pignolo, puntuale, splendido. Continue reading →

AAA fotoritocco: volontari cercansi: costa poco, vale molto.

Interessante questa “operazione recupero foto” rovinate da disastri naturali. L’idea è questa: la gente, esaurita l’emergenza sopravvivenza, torna a casa e trova quei quattro stracci che son diventate le cose che possedevano, tra cui le stampe fotografiche: ricordi di una vita, magari non sono capolavori – lo sapete tutti – ma sapete tutti anche che quella foto del nonno è l’unica che ha la nonna, quell’altra – era sul caminetto – è l’unica in cui ci siete tutti e persino lo Zio Ermenegildo , partito nel ’76 per il Brasile.

Chiunque sia in grado di fare un lavoro decente di recupero fotografico su foto danneggiate dal tempo e ancora meglio, danneggiate tout court, si faccia sentire e accetti la sfida che  offrono le foto di queste persone. E immagino sia possibile associarsi anche dall’Italia non solo per aiutare, ma anche per farsi aiutare. Credo che mezzo Nord non si sia dimenticato delle inondazioni di qualche tempo fa, vero? Se i vostri parenti hanno questo problema e non sapete come aiutarli perché non sapete usare un programma di fotoritocco, però potete iniziare a muovere qualche passo ed associarvi, cercando di unire le forze a quelle di queste persone e chiedere aiuto anche a loro; oppure potete cliccare altrove e fottervene, come di qualsiasi altra cosa, click e non fate niente.

E invece click: potete fare qualcosa. Senza spendere nulla.

Se invece sapete anche come fare, aiutate anche voi, sia in patria, in casa, sia presso quel sito. E se sapete come fare ad “internazionalizzare” la cosa, muovete anche voi le vostre sante chiappette. Qui non c’è da scucire un centesimo: solo fatica. E se siete disoccupati e usate da Dio Photoshop e mi state leggendo… why not?

Anche su feisbus: https://www.facebook.com/OperationPhotoRescue

Risonanza photoshioppara, qui.

Se avete preso in prestito photoshop e stavate giusto per restituirlo, leggete QUI e poi se proprio non ce la fate divertitevi QUI.

@beppesevergnini : il contesto 35 anni fa era sempre sostantivo (e oggi non si contesta più)

Eccoci qui, per l’angolo del Pedante: io!! (applausi).

Leggevo , a dire il vero, con gioia il volume due-in-uno di Beppe Severgnini “Imperfetto Manuale di Lingue” nonché con interesse e già un mezzo sorriso di goduria cagionato da pregiudizievole simpatia. Mi piaceva quest’aria di leggerezza, proprio lontana dalla pedanteria, anche quella del “boh” a giustificare una violazione di una regola riconosciuta “perché non mi piace, perché suona male”.

Però ho trovato una cosa che a me pare un errore e basta. E siccome a mio giudizio suona più pedante del resto, merita di essere trattata con un po’ di serietà. Non per rompere le palle, ma per non farsele rompere: in fondo chi ci dice che una cosa è sbagliata getta una sfida su cosa sia vero e cosa sia falso: ricordando che il linguaggio è una convenzione comune, ad un certo punto non possiamo dire “e io vi dico cosa significhi davvero” senza aspettarci una piccola verifica. Beppe ci dice che (cito, pag 38) “35 anni fa contesto era una prima persona singolare, indicativo presente (voce del verbo contestare […]) Oggi contesto è un sostantivo. Poco sostanzioso […]” – chiude, con il suo leitmotif della sezione sostantivi.

Dato che poi vedo citare in ambito di “problema e problematiche” la vetustà di chi ascolterebbe prog anni ’70 e simili devo cercare di mettere in ordine la cronologia: io con la storia ho un cattivo rapporto. Partiamo da “problematiche” : lo sento usare all’interno delle aziende dagli stessi loschi individui del quantaltro e del ciaggiorniamo, gli stessi identici della mission, della maiuscola servile del pronome e di tante tante altre schifezze… ma sai dove si è trasferito? In bocca ai ragazzini di 17 anni: usano “problematica / problematiche” al posto di “problema” (la problematica è l’insieme dei problemi relativi ad un argomento) … che ormai, volenti o nolenti, come ci dice lo stesso Severgnini (citando adeguatamente) è sinonimo di difficoltà, intoppo, inghippo. Ma ormai sono i ragazzini che vogliono fare i fighetti a usarla come sinonimo di “problema”: li ho sentiti io in tanti posti, mano in tasca, bicchere, petto in fuori e giacchettina: eh ci sono tante problematiche…

Torniamo a contesto. Ho controllato per non lasciare nulla al caso: il libro originale (non quello del 2 in 1) è del 2007. Quindi in teoria nel 1972 forse esisteva un altro vocabolo per dire “Complesso di circostanze o di fatti che costituiscono e caratterizzano una determinata situazione, nella quale un singolo avvenimento si colloca o dev’essere ricondotto per poterlo intendere, valutare o giustificare” come analogia mutuata dal suo significato specialistico preso dalla letteratura.

Io non ero ancora nato nel ’72, ma chi conosceva gli ELP e i Krimson e parla di problematiche ricordandosi forse di eskimi verdi e ci cioé, mi lascerà andare a sfogliare un dizionario vecchio e controllare. Ho qui tra le mie mani un dizionario enciclopedico Sansoni (non sarà un Devoto Oli ma spero vada bene lo stesso) del 1965 (e non del 1969) che alcuni parenti mi hanno lasciato portar via da una loro soffitta… ci sono anche le figure così capisco anch’io! Controllo subito e lì dentro il sostantivo maschile singolare contesto è presente e si dice che sia il participio passato (sic!) di contessere, che stia per “collegamento di parti” e trovo persino un “non mi è chiaro il contesto” come esempio d’uso in frase. Anche se in effetti – lo ammetto chiaramente – col tempo l’uso figurato, così “poco sostanzioso” per Severgnini, ha preso il sopravvento nell’uso che ne fa la maggioranza delle persone con le quali mi è capitato di avere a che fare indirettamente o direttamente.

Però, non solo esisteva prima (vedi anche l’etimologico) d’oggi e del ’70 , ma oggi “contestare” lo usano in ben pochi (gli stessi che neppure dissentono?), mentre l’uso veloce dell’attuale parola “contesto”, che con un solo sostantivo dice così tante cose, è diffuso: un successo linguistico che abbraccerei con gioia, seguendo il citato Richard Jenkyns, invece di lottare contro di lui.

Perché tutto questo casino? Perchè amo la parola “contesto”: per fare altrettanto bene sarebbero necessarie più parole e non è nemmeno d’importazione… descrive con precisione un concetto complesso … quindi aiuta a riflettere una complessità di pensiero. Proprio quello che deve fare il linguaggio, no?

Poi vado avanti, mi ri-siedo al banco, torno a leggere: a cercare di imparare (magari imparassi la brevità, e chissà quante altre cose) … ma il contesto mi ha toccato, perché mi suonava così male da spingermi ad approfondire.

Grazie per la citazione di Camus (non la conoscevo, non l’ho mai letto, ora sono incuriosito).

la ricerca di email.it funziona ogni tanto?

Lo chiedo a chi usa email.it per la posta elettronica. Lo uso da diversi anni. Ai tempi offriva pop/smtp/imap/ssl … tutte cosette che ben pochi altri (poste.it, tra gli altri, ottimamente, ma con meno spazio) fornivano in servizio gratuito basic. Poi è arrivato gmail, e quindi non era più straordinario.

Ad ogni modo, non li ho mai mollati, da anni. Raramente uso il servizio di ricerca, ma io non l’ho mai visto funzionare. Sempre “spiacenti, tra un po’ torna” e via dicendo. Ditemi voi: l’avete mai visto funzionare?

volevamo una internet libera e invece era un calesse

Mi ricordo che anni fa, di sfuggita dentro un newsgroup, ho sentito freedom che suonavaaaaa….

libero di obbedire

Insomma internet è un po’ figlia degli ‘anni 70. Anche se è figlia dell’esercito, è però transitata nelle università per un bel po’ … e si è nutrita dei nerd degli anni ’80… nerd VERI, quelli che amano la tecnologia. Comunque in gran parte tutti hanno sgranato gli occhi quando hanno capito quale potenza e libertà comunicativa poteva portarci; tutti avevano lo spirito “alla facebook” ma senza le stronzate e le fighetterie: ritrovare la gente, conoscere persone di tutto il pianeta, eccetera.

Ora, forse, voi che non siete nati col cellulare un mano potete capire cosa significhi vedere una scena di un film in cui uno scienziato russo che osserva il cielo gioca a scacchi con uno statunitense. Significava “grande meraviglia”… oltre al fatto che sostanzialmente rappresentava uno sberleffo da parte della scienza alla guerra fredda e alla cortina di ferro ed al potere ottuso… significava anche “gente che comunicava per giocare – per giocare in modo intelligente – e lo faceva con un computer … e lo faceva per ore” ORE, in un mondo in cui una telefonata in Russia di 10 minuti poteva costare come uno stipendio di un operaio.

Beh, pian piano abbiamo forse sentito parlare dell’impossibilità di frenare la libertà esplosiva che internet riesce a far transitare. Il guaio (il solito fottuto guaio degli ottimisti ciechi) è stato crederci. Perché credere in quell’idea e spingere perché si avverasse sarebbe stato ottimo… come credere nell’esistenza di vita intelligente nell’universo. Ma da scettici, perdio!!! Perché se desideri che sia vero, non puoi accontentarti di una balla. Credere che sia già vero è stato l’errore. Perché non è affatto vero. Come non è vero che le tre libertà della rivoluzione francese governano i popoli: tutto ciò che opprimeva la gente all’inizio del 1800 è ancora attivo e presente nella mente di ogni industriale. Se torniamo ancora un po’ indietro ritireranno fuori la schiavutù e poi la tortura come strumento valido per far dichiarare qualcosa a qualcuno.

Ma tornando ad internet: la Cina è piuttosto grande. E internet non è mai stata libera presso tutta quella vasta area del nostro pianeta. Libera significa davvero libera. Significa che il governo cinese dovrebbe fare spallucce e dire “non ci possiamo fare niente, è libertà, sapete… possono dire quello che vogliono”. Ecco, questo non esiste. E negli altri paesi dove notoriamente la libertà è fastidiosa è lo stesso: e non sono paesi poco popolosi: tutt’altro.

Internet POTEVA ESSERE uno strumento, un veicolo, una zona di libertà. Ma non lo è. E va sempre peggio. E come sempre è il silenzio a farla da padrone: come sempre quando tu non parli e non voti, i cattivi GODONO.

Ecco qui di cosa sto parlando, come ultimo esempio della serie.

test form

Qui sotto ci metto un form. Vediamo 🙂

← Precedente

Grazie per la risposta. ✨